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La legittimazione ad agire del condomino

24 giugno 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 24 giugno 2017



La legittimazione a rappresentare in causa il condominio dell’amministratore e del singolo condomino.

I singoli condòmini sono legittimati ad intervenire ed a proporre impugnazioni nelle liti nelle quali l’amministratore stia in giudizio per il condominio. Nei casi di tali interventi ed impugnazioni, la rappresentanza dell’amministratore del condominio si restringe a quei condòmini non costituitisi nel giudizio [1]. La peculiare natura del condominio comporta comunque che l’iniziativa giudiziaria di quest’ultimo a tutela di un diritto comune dei condòmini non priva i medesimi del potere di agire personalmente a difesa di quel diritto nell’esercizio di una forma di rappresentanza reciproca atta ad attribuire a ciascuno una legittimazione sostituiva scaturente dal fatto che ogni singolo condomino non può tutelare il proprio diritto senza necessariamente e contemporaneamente difendere i diritti degli altri condòmini.

Il condomino che interviene è parte originale

Pertanto, il condomino che interviene personalmente nel processo promosso dall’amministratore per far valere diritti della collettività condominiale non è un terzo che si intromette in una vertenza fra estranei ma è una delle parti originarie determinatasi a far valere direttamente le proprie ragioni, sicché, ove tale intervento sia stato spiegato in grado di appello, non possono trovare applicazione i principi propri dell’intervento dei terzi in quel grado fissati nell’articolo 344 c.p.c. [2]. I condòmini, i quali non hanno personalmente partecipato al giudizio di primo grado siccome rappresentati nel processo dall’amministratore del condominio, possono proporre impugnazione in luogo dell’amministratore, presente nel giudizio di primo grado, ma non appellante. Non sussistono, infatti, impedimenti a che i singoli condòmini, i quali in primo grado hanno partecipato al giudizio siccome rappresentati dall’amministratore, propongano personalmente l’impugnazione, se l’amministratore non impugna [3].

In tema di condominio, l’attribuzione, in determinate materie, all’amministratore della legittimazione ad agire in nome del condominio non priva i singoli condòmini del potere di agire a difesa dei propri diritti esclusivi o dei diritti comuni. Tuttavia, la legittimazione del singolo condomino ad agire per la tutela di un proprio diritto esclusivo non comporta la legittimazione ad agire per la tutela di analoghi diritti esclusivi degli altri condòmini [4].

Ogni partecipante al condominio è titolare della facoltà di agire anche da solo e individualmente a difesa dei diritti comuni inerenti al fabbricato condominiale ed alle sue componenti [5].

Impugnativa della delibera di nomina dell’amministratore

La legittimazione all’impugnativa della delibera di nomina dell’amministratore spetta esclusivamente all’amministratore  con  esclusione della possibilità di  impugnativa da parte del singolo condomino, perché trattasi di  delibera  avente la finalità di assicurare la gestione del servizio comune intesa in senso strumentale. Per cui tali delibere tendono a soddisfare soltanto esigenze collettive della gestione stessa, senza attinenza all’interesse esclusivo di uno o più partecipanti, per cui manca la legittimazione ad agire in capo ai singoli condomini [6].

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