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Cos’è la circonvenzione di incapaci

12 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Febbraio 2019



Cosa significa circuire un incapace? Quando questo comportamento assume rilevanza penale? Ecco cosa dice la legge.

Un tuo parente anziano è purtroppo affetto da demenza senile. Sei venuto a sapere che la badante che per anni si è presa cura di lui è riuscita, approfittando delle sua condizione di fragilità psichica, ad ottenere cospicue somme di denaro facendosi intestare assegni a proprio nome. Cosa fare?

Il tuo parente è stato vittima di circonvenzione di incapace, un reato severamente punito dal nosto codice penale.

Quando si tratta di anziani, infermi di mente o minorenni si pensa subito al pericolo che qualcuno possa imbrogliarli, sfruttarli e manipolarli per ottenere un qualunque vantaggio. Questo comportamento può diventare reato, ossia assumere rilevanza penale, configurando il delitto di circonvenzione d’incapaci. Dobbiamo quindi chiederci: cos’è la circonvenzione di incapaci? Si tratta di un reato pensato per tutelare il patrimonio e l’autodeterminazione dei soggetti più fragili. Chi lo commette rischia il carcere, oltre al pagamento di una multa. Analizziamo tutto con chiarezza.

Cosa dice la legge

Il nostro codice penale sanziona espressamente «chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso» [1]. Si tratta del reato di circonvenzione di persone incapaci. Chi lo commette è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa che può partire da duecentesei euro e arrivare fino a duemilasessantacinque euro. Attraverso questo delitto, la legge vuole tutelare i soggetti minori di età e coloro che, presentando deficienze psichiche, vengono aggirati da un soggetto che voglia trarre un qualche profitto (per sé o per altri).

Ma a tutela di cosa è posta tale fattispecie incriminatrice?

Le norme penali, infatti, sono state previste dal nostro legislatore al fine di tutelare determinati beni giuridici. Per “bene giuridico” si intende un valore, un interesse, che l’ordinamento ritiene sia meritevole di protezione; beni giuridici sono, ad esempio, l’autodeterminazione della persona, l’integrità psico fisica di un soggetto, il funzionamento della giustizia, l’ambiente, il patrimonio.

La norma che disciplina la circonvenzione di incapace, quale bene giuridico tutela?

C’è chi ritiene che l’articolo del codice penale in questione sia posto a tutela della dignità e della libertà di autodeterminazionedell’incapace; un diverso orientamento la pensa differentemente, sostenendo che la norma in esame tutela il patrimonio della vittima.

La teoria maggioritaria, tuttavia, afferma che la disposizione del codice penale non tutela un unico bene giuridico, ma due: si dice, quindi, che il reato di circonvenzione di incapace è un reato plurioffensivo. Con il reato in questione, quindi, non viene protetto solo il patrimonio della vittima, che ben può essere soggetto ad un rilevante impoverimento. Ad essere tutelato, infatti, è anche la cosiddetta «libertà di autodeterminazione» del soggetto più debole, ossia la capacità di scegliere autonomamente il da farsi riguardo una determinata situazione (ad esempio se stipulare o meno un contratto).

Le vittime della circonvenzione di incapaci

Come può notarsi, il codice chiarisce espressamente quali possono le vittime del delitto in esame. Si tratta in particolare, di tre categorie di persone e cioè:

  • dei minorenni (anche emancipati, basta che abbiano meno di diciotto anni);
  • degli infermi di mente, ovvero coloro che a causa di una malattia psichica non posseggono la piena capacità di intendere e volere (non è necessario, per la configurazione del reato, che si tratti di un soggetto interdetto o inabilitato)
  • delle persone affette da deficienza psichica, ossia di soggetti senza alcuna malattia mentale, ma dotati di estreme fragilità o debolezze, anche caratteriali, tali da far «scemare o diminuire il pensiero critico» [2] (si pensi ai soggetti affetti da demenza senile o a un tossicodipendente in crisi di astinenza).

Come si può notare si tratta di persone facilmente suggestionabili, per cui si avverte il pericolo che siano indotti a compiere atti dannosi per loro e vantaggiosi per altri. Atti che, in condizioni normali, non avrebbero ovviamente compiuto.

Con riferimento allo stato di infermità mentale o deficienza psichica, la giurisprudenza ha precisato che, per potersi configurare il reato di circonvenzione di incapace, non è necessaria una vera e propria malattia mentale, ma lo stato di infermità o deficienza psichica deve comunque provocare una incisiva menomazione delle facoltà di discernimento o di determinazione volitiva, tale da rendere possibile l’intervento suggestivo dell’agente; deve cioè essere esclusa la capacità della vittima di avere cura dei propri interessi. L’incapacità, peraltro, non deve necessariamente investire l’intera sfera cognitiva e volitiva del soggetto purché, evidentemente, risulti significativa nel condizionare le azioni dell’individuo che le ineriscono la gestione e conservazione del proprio patrimonio, inducendo lo, sotto una spinta assolutamente irragionevole ma cui non è in grado di resistere, ad atti gravemente pregiudizievoli, di cui non sappia cogliere il valore e gli effetti. [3]

La Corte di Cassazione, poi, analizzando le diverse categorie di vittime, si è soffermata sul significato di infermità mentale e deficienza psichica. Al riguardo ha affermato che in tema di circonvenzione di persone incapaci, il fatto che la legge individui tre categorie di soggetti passivi (il minore, l’infermo psichico e il deficiente psichico), distinguendo quindi tra infermo psichico e deficiente psichico e non considerando necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che per “infermità psichica”deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi una malattia psichiatrica) sia da una condizione che,sebbene non patologica, rappresenti una menomazione delle facoltà intellettive o volitive del soggetto; invece, con l’espressione “deficienza psichica” è identificabile in un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell’infermità, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno venir meno o comunque diminuire il pensiero critico ( si pensi, per esempio, all’emarginazione ambientale, alla fragilità e debolezza di carattere). Precisa la Corte di Cassazione che, in ogni caso, minimo comune denominatore riscontrambile in entrambe le situazioni è il fatto che, il reato può essere configurato qualora si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra la vittima e l’agente: si deve trattare, cioè, di un rapporto in cui l’autore del reato abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, sia incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. [4]

La Corte di Cassazione ha chiarito che le condizioni di minore età, infermità di mente o deficienza psichica, che costituiscono veri e propri caratteri peculiari dei soggetti passivi ai fini della sussistenza del reato, devono essere oggettive e riconoscibili dall’auotre del reato. [5]

L’autore del reato di circonvenzione di incapace

Il legislatore, nel prevedere la fattispecie criminosa di circonvenzione di incapace, ha stabilito che il reato può essere commesso da “chiunque”: si tratta, quindi, di un cosiddetto “reato comune” (i reati comuni si differenziano dai reati propri in quanto questi ultimi possono essere commessi soltanto da soggetti che rivestano una determinata qualifica: un esempio può essere il peculato, che può essere commesso solo dal pubblico ufficiale e non da “chiunque”).

Bisogna però precisare che l’articolo in questione deve essere letto alla luce di quanto previsto da un’altra norma del codice penale [6] che esclude dalla cerchia dei soggetti che possono essere autori del reato i prossimi congiunti (cioè il coniuge, gli ascendenti ed i discendenti in linea retta, i fratelli e le sorelle conviventi). Il codice penale precisa altresì che il reato può essere perseguito solo a querela della persona offesa nel caso in cui il fatto sia stato commesso a danno del coniuge legalmente separato, dal fratello e dalla sorella non conviventi.

In cosa consiste la circonvenzione

Per potersi realizzare la circonvenzione di incapace devono esistere delle condizioni, e cioè:

  • una minorata condizione di autodeterminazione della vittima riguardo i suoi interessi (è cioè necessario che la vittima si trovi in una delle condizioni sopra elencate di minore età, di infermità mentale o di deficienza psichica);
  • l’induzione, da parte del reo, a compiere un atto che causi alla vittima effetti giuridici dannosi di qualsiasi tipo, attraverso un’attività di persuasione e di pressione morale; con riferimento a tal aspetto, la Corte di Cassazione ha affermato che, ai fini della prova dell’induzione, non è necessario che venga data dimostrazione dei singoli episodi di persuasione o di pressione compiuti dal reo, essendo sufficienti indizi quali, ad esempio, la natura degli atti compiuti o il pregiudizio che ne deriva; [7]
  • l’abuso dello stato di incapacità in cui si trova la vittima: è necessario cioè che l’autore del reato, essendo a conoscenza della condizione dell’incapace, ne approfitti e lo sfrutti per ottenere un vantaggio; [8]

Perché la circonvenzione di incapaci si possa configurare (e chi l’ha posta in essere possa risponderne penalmente), quindi, occorre che l’autore del reato approfitti della sua condizione di supremazia psichica nei confronti della vittima. In poche parole, l’agente approfitta dello stato mentale del soggetto, lo suggestiona, lo pressa, inducendolo a compiere un determinato atto giuridico.

Gli esempi possono essere i più vari. Si pensi al minore indotto a contrarre matrimonio o a stipulare un qualunque tipo di contratto, all’anziano convinto a rilasciare una procura scritta per l’amministrazione dei suoi affari o la gestione del suo conto in banca. In tutti questi casi, la vittima viene persuasa a fare qualcosa che, col possesso delle piene facoltà mentali, non avrebbe realizzato.

La vittima, in definitiva, viene sfruttata per ottenere un vantaggio.
Perché il reato si possa configurare, tuttavia, è necessario che il minore o il deficiente psichico conservi un livello, seppur basso, di capacità di intendere e volere. In altri termini, deve essere astrattamente in grado di percepire un minimo di realtà e di assumere una decisione (seppur sbagliata e «indotta»). Come si può notare, infatti, il codice utilizza proprio il termine «induzione». Ciò sta a significare che la vittima deve conservare un livello minimo di capacità di autodeterminarsi, ma è talmente fragile (per l’età o per altri motivi variabili caso per caso) da essere facilmente influenzabile dall’autore del reato. Quest’ultimo, ad esempio, approfitta dell’inesperienza o dei bisogni del minore pressandolo a livello psicologico per fargli compiere un determinato atto, oppure sollecita un anziano a cedergli un appartamento o dei soldi. Ancora, il tossicodipendente in crisi di astinenza è astrattamente capace di decidere di concludere o meno un atto giuridico ma, pur di ottenere la droga, può essere indotto a compiere atti dannosi. La vittima, in definitiva, viene sfruttata per ottenere un vantaggio.

La Corte di Cassazione, con numerose sentenze, ha chiarito che la condotta del reato di circonvenzione di incapace è rappresentata da una vera e propria pressione morale sulla vittima; sostiene al riguardo la Suprema Corte che integra il delitto di circonvenzione di incapaci la condotta consistita nell’indurre un soggetto che versa in stato di minorata condizione di autodeterminazione al compimento di atti patrimoniali per sé pregiudizievoli, eseguendo nei suoi confronti un’apprezzabile attività di pressione morale. [9]

L’evento del reato (ossia il risultato dell’azione illecita) è costituito dal compimento, da parte della vittima, di un qualsiasi atto che comporti un danno di qualsiasi natura per se stesso o per altri.

La posizione del reo

Perché possa avere rilevanza penale, il comportamento del reo deve avere determinate caratteristiche.

Innanzitutto, egli deve conoscere la condizione di debolezza della vittima. In secondo luogo, deve approfittare della condizione della vittima animato dal desiderio di ottenere un vantaggio per sé stesso o per altri: si pensi, per esempio, al soggetto che agisce con lo scopo di avere l’autorizzazione ad amministrare il patrimonio di un anziano per utilizzare i beni dei quest’ultimo a proprio piacimento.

Va precisato che alla legge non importa se questo risultato viene concretamente raggiunto: l’importante è che il soggetto agisca con quel fine specifico.

Sul piano psicologico è richiesto, quindi, che l’autore del reato agisca con la consapevolezza e volontà di abusare della condizione di incapacità della vittima: è cioè necessario che il reo agisca con dolo.

Il legislatore ha previsto, per la sussistenza del reato di circonvenzione di incapace, una particolare forma di dolo, che viene definito “specifico”: il reo, cioè, non solo deve rappresentarsi l’età della vittima, lo stato di inferiorità o deficienza psichica di cui sia affetto e deve essere consapevole dell’abuso e dell’induzione a compiere un atto per lo stesso pregiudizievole, ma deve avere anche l’intento di procurare a sé o ad altri un profitto.

Il profitto non deve avere necessariamente un carattere patrimoniale, potendo consistere in una qualsiasi utilità, anche si carattere affettivo o morale; la Corte di Cassazione ha affermato, inoltre, che il profitto deve essere ingiusto. [10]

Se ci sono queste caratteristiche, quindi, la condotta assume rilevanza penale.

É necessario il verificarsi del danno?

Affinché il reato si configuri non è necessario che il danno potenziale per il soggetto circuìto si sia effettivamente realizzato. Il delitto si compie quando si pone in essere l’atto di circonvenzione (ad esempio quando il reo ottiene l’autorizzazione a gestire i fondi bancari della vittima, non essendo invece necessaria la concreta sottrazione del denaro).

Va ricordato che l’effetto della circonvenzione può risultare dannoso anche per un terzo soggetto diverso da quello circuìto.

La differenza con la truffa e l’estorsione

Il reato di circonvenzione di incapaci si differenzia dalla truffa per l’assenza di una condotta ingannatoria [11]. Nella la truffa, infatti l’autore del reato imbroglia la vittima (tramite i cosiddetti «artifizi e raggiri») per ottenere un vantaggio. Nella circonvenzione di incapace, invece, il reo approfitta della sua condizione di debolezza, senza necessariamente porre in essere una frode o un inganno. La Corte di Cassazione ha affermato che l’induzione a compiere un atto, che comporti un effetto giuridico dannoso, abusando dei bisogni, delle passioni o dell’inesperienza di una persona minore ovvero abusando dello stato di infermità o di deficienza psichica di una persona, è elemento costitutivo del reato di circonvenzione di circonvenzione di incapace: se manca l’induzione a compiere l’atto pregiudizievole o l’abuso delle particolari condizioni della vittima il reato non può sussistere. Precisa altresì la Suprema Corte che l’induzione a compiere l’atto non richiede l’uso di artifizi o raggiri, ma è sufficiente che il reo tragga profitto con qualsiasi mezzo idoneo dalle minorate condizioni della vittima per ottenere un consenso che altrimenti quest’ultima non avrebbe dato. [12]

La differenza con l’estorsione [13], invece, consiste nel fatto che in quest’ultimo reato la vittima viene costretta a fare qualcosa con minaccia o violenza (requisiti inesistenti nella circonvenzione di incapaci). [14]

É necessaria la querela?

La circonvenzione di incapaci è procedibile d’ufficio. La querela è necessaria solo se i fatti sono stati commessi a danno:

  • del coniuge legalmente separato;
  • del fratello o della sorella che non convivano con l’autore del fatto;
  • dello zio, del nipote o dell’affino in secondo grado conviventi con l’autore del reato. [15].

Si sottolinea inoltre che il terzo eventualmente danneggiato dalla circonvenzione non può presentare querela (perché a livello penale non è considerata persona offesa dal reato). Egli tuttavia può proporre azione civile nei confronti dell’autore del delitto, al fine di ottenere il risarcimento del danno. Il reato in esame, invece, non si configura se commesso in danno:

  • del coniuge non legalmente separato;
  • di un ascendente, di un discendente o di un affine in linea retta;
  • dell’adottante o dell’adottato;
  • di un fratello o di una sorella convivente con l’autore del reato.

Qual è il destino degli atti compiuti dalla vittima del reato?

Che ne è di un atto giuridico stipulato dalla vittima del reato di circonvenzione di incapace?

Gli atti o contratti stipulati dall’incapace sono nulli, in quanto effettuati in violazione di una norma che il legisatore ha posto a tutela di un interesse pubblico. [16]

Tale principio è stato affermato anche dalla giurisprudenza, la quale ha chiarito che il contratto stipulato per effetto diretto della consumazione del reato di circonvenzione di incapace deve essere dichiarato nullo per contrasto con norma imperativa, poiché va ravvisata una violazione di disposizioni di ordine pubblico in ragione delle esigenze di interesse collettivo sottese alla tutela penale, che prescindono da quelle di semplice salvaguardia patrimoniale dei singoli contraenti. [17]

note

[1] Art. 643 cod. pen.

[2] Cassazione penale, sent. n. 24930/2017 del 19.5.2017.

[3] Tribunale Genova sez. I, 17/11/2016, n.6010.

[4] Cassazione penale sez. IV, 30/03/2017, n.24930

[5] Cassazione penale, sent. n. 45327/2011.

[6] Art. 649 c.p.

[7] Cassazione penale, sent. n. 17415/2009.

[8] Cassazione penale, sent. n. 1419/2014.

[9] Cassazione penale, sez. II, sent.  n.19739 del 21/03/2018.

[10] Cassazione penale, sent. n. 9991/1983.

[11] Art. 640 cod. pen.

[12] Cassazione penale, sez. III, sent. n.7705 del 10/01/2018.

[13] Art. 629 cod. pen.

[14] Cassazione penale, sez. II, sent. n.21977 del 28/04/2017.

[15] Art. 649 cod. pen.

[16] Art. 1418 cod.civ.

[17] Tribunale Ferrara, sent. n.191 del 20/03/2018.

Cassazione penale, sez. IV, sentenza 19.5.2017, n. 24930

In tema di circonvenzione di persone incapaci (articolo 643 c.p.), il fatto che la legge individui tre categorie di soggetti passivi (il minore, l’infermo psichico e il deficiente psichico), distinguendo quindi tra infermo psichico e deficiente psichico e non considerando necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che per «infermità psichica» deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile tra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive, mentre la «deficienza psichica» è identificabile in un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell’infermità, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico (vi rientrano, per esempio, l’emarginazione ambientale, la fragilità e la debolezza di carattere). In ogni caso, minimo comune denominatore rinvenibile in entrambe le situazioni consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato, in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente, nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. Tale situazione di minorata capacità deve essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti.


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