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Cos’è la circonvenzione di incapaci

30 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2017



Cosa significa circuire un incapace? Quando questo comportamento assume rilevanza penale? Ecco cosa dice la legge.

Quando si tratta di anziani, infermi di mente o minorenni si pensa subito al pericolo che qualcuno possa imbrogliarli, sfruttarli e manipolarli per ottenere un qualunque vantaggio. Questo comportamento può assumere rilevanza penale, configurando il delitto di circonvenzione d’incapaci. Dobbiamo quindi chiederci: cos’è la circonvenzione di incapaci? Si tratta di un reato pensato per tutelare il patrimonio e l’autodeterminazione dei soggetti più fragili. Chi lo commette rischia il carcere, oltre al pagamento di una multa. Analizziamo tutto con chiarezza.

Cosa dice la legge

Il nostro codice penale sanziona espressamente «chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso»[1]. Si tratta del reato di circonvenzione di persone incapaci. Chi lo commette è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa che può partire da 206 euro e arrivare fino a 2.065 euro. Attraverso questo delitto, la legge vuole tutelare i soggetti minori di età e coloro che, presentando deficienze psichiche, vengono aggirati da un soggetto che voglia trarre un qualche profitto (per sé o per altri). Con il reato in questione, quindi, non viene solo protetto il patrimonio della vittima, che ben può essere soggetto ad un rilevante impoverimento. Ad essere tutelato, infatti, è anche la cosiddetta «libertà di autodeterminazione» del soggetto più debole, ossia la capacità di scegliere autonomamente il da farsi riguardo una determinata situazione (ad esempio se stipulare o meno un contratto).

Le vittime della circonvenzione di incapaci

Come può notarsi, il codice chiarisce espressamente quali possono le vittime del delitto in esame. Si tratta in particolare:

  • dei minorenni (anche emancipati, basta che abbiano meno di 18 anni);
  • degli infermi di mente, ovvero coloro che a causa di una malattia psichica non posseggono la piena capacità di intendere e volere (non è necessario, per la configurazione del reato, che si tratti di un soggetto interdetto o inabilitato)
  • delle persone affette da deficienza psichica, ossia di soggetti senza alcuna malattia mentale, ma dotati di estreme fragilità o debolezze, anche caratteriali, tali da far «scemare o diminuire il pensiero critico» [2] (si pensi ai soggetti affetti da demenza senile o a un tossicodipendente in crisi di astinenza).

Come si può notare si tratta di persone facilmente suggestionabili, per cui si avverte il pericolo che siano indotti a compiere atti dannosi per loro e vantaggiosi per altri. Atti che, in condizioni normali, non avrebbero ovviamente compiuto.

In cosa consiste la «circonvenzione»

Perché la circonvenzione di incapaci si possa configurare (e chi l’ha posta in essere possa risponderne penalmente), occorre che l’autore del reato approfitti della sua condizione di supremazia psichica nei confronti della vittima. In poche parole, l’agente approfitta dello stato mentale del soggetto, lo suggestiona, lo pressa, inducendolo a compiere un determinato atto giuridico. Gli esempi possono essere i più vari. Si pensi al minore indotto a contrarre matrimonio o a stipulare un qualunque tipo di contratto, all’anziano convinto a rilasciare una procura scritta per l’amministrazione dei suoi affari o la gestione del suo conto in banca. In tutti questi casi, la vittima viene persuasa a fare qualcosa che, col possesso delle piene facoltà mentali, non avrebbe realizzato.

La vittima, in definitiva, viene sfruttata per ottenere un vantaggio

Perché il reato si possa configurare, tuttavia, è necessario che il minore o il deficiente psichico conservi un livello, seppur basso, di capacità di intendere e volere. In altri termini, deve essere astrattamente in grado di percepire un minimo di realtà e di assumere una decisione (seppur sbagliata e «indotta»). Come si può notare, infatti, il codice utilizza proprio il termine «induzione». Ciò sta a significare che la vittima deve conservare un livello minimo di capacità di autodeterminarsi, ma è talmente fragile (per l’età o per altri motivi variabili caso per caso) da essere facilmente influenzabile dall’autore del reato. Quest’ultimo, ad esempio, approfitta dell’inesperienza o dei bisogni del minore pressandolo a livello psicologico per fargli compiere un determinato atto, oppure sollecita un anziano a cedergli un appartamento o dei soldi. Ancora, il tossicodipendente in crisi di astinenza è astrattamente capace di decidere di concludere o meno un atto giuridico ma, pur di ottenere la droga, può essere indotto a compiere atti dannosi. La vittima, in definitiva, viene sfruttata per ottenere un vantaggio.

La posizione del reo

Perché possa avere rilevanza penale, il comportamento del reo deve avere determinate caratteristiche. Innanzitutto, egli deve conoscere la condizione di debolezza della vittima. In secondo luogo, deve approfittare della condizione della vittima animato dal desiderio di ottenere un vantaggio per sé stesso o per altri: per esempio agisce con lo scopo di avere l’autorizzazione ad amministrare il patrimonio di un anziano. Alla legge non importa se questo risultato viene concretamente raggiunto. L’importante è che il soggetto agisca con quel fine specifico. Se ci sono queste caratteristiche, quindi, la condotta assume rilevanza penale.

É necessario il verificarsi del danno?

Affinché il reato si configuri non è necessario che il danno potenziale per il soggetto circuìto si sia effettivamente realizzato. Il delitto si compie quando si pone in essere l’atto di circonvenzione (ad esempio quando il reo ottiene l’autorizzazione a gestire i fondi bancari della vittima, non essendo invece necessaria la concreta sottrazione del denaro). Va ricordato che l’effetto della circonvenzione può risultare dannoso anche per un terzo soggetto diverso da quello circuìto.

La differenza con la truffa e l’estorsione

Il reato di circonvenzione di incapaci si differenzia dalla truffa per l’assenza di una condotta ingannatoria [3]. Nella la truffa, infatti l’autore del reato imbroglia la vittima (tramite i cosiddetti «artifizi e raggiri») per ottenere un vantaggio. Nella circonvenzione di incapaci, invece, il reo approfitta della sua condizione di debolezza, senza necessariamente porre in essere una frode o un inganno. La differenza con l’estorsione [4], invece, consiste nel fatto che in quest’ultimo reato la vittima viene costretta a fare qualcosa con minaccia o violenza (requisiti inesistenti nella circonvenzione di incapaci).

É necessaria la querela?

La circonvenzione di incapaci è procedibile d’ufficio. La querela è necessaria solo se i fatti sono stati commessi a danno:

  • del coniuge legalmente separato;
  • del fratello o della sorella che non convivano con l’autore del fatto;
  • dello zio, del nipote o dell’affino in secondo grado conviventi con l’autore del reato [5].

Si sottolinea inoltre che il terzo eventualmente danneggiato dalla circonvenzione non può presentare querela (perché a livello penale non è considerata persona offesa dal reato). Egli tuttavia può proporre azione civile nei confronti dell’autore del delitto, al fine di ottenere il risarcimento del danno. Il reato in esame, invece, non si configura se commesso in danno:

  • del coniuge non legalmente separato;
  • di un ascendente, di un discendente o di un affine in linea retta;
  • dell’adottante o dell’adottato;
  • di un fratello o di una sorella convivente con l’autore del reato.

note

[1] Art. 643 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 24930/2017 del 19.5.2017.

[3] Art. 640 cod. pen.

[4] Art. 629 cod. pen.

[5] Art. 649 cod. pen.

Cassazione penale, sez. IV, sentenza 19.5.2017, n. 24930

In tema di circonvenzione di persone incapaci (articolo 643 c.p.), il fatto che la legge individui tre categorie di soggetti passivi (il minore, l’infermo psichico e il deficiente psichico), distinguendo quindi tra infermo psichico e deficiente psichico e non considerando necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che per «infermità psichica» deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile tra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive, mentre la «deficienza psichica» è identificabile in un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell’infermità, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico (vi rientrano, per esempio, l’emarginazione ambientale, la fragilità e la debolezza di carattere). In ogni caso, minimo comune denominatore rinvenibile in entrambe le situazioni consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato, in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente, nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. Tale situazione di minorata capacità deve essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti.

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