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Lo sai che? Tempi delle indagini più certi con la riforma del processo penale

Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

Il pm deve decidere se rinviare a giudizio o archiviare entro tre mesi dalla scadenza del termine per le indagini, pena l’avocazione del procedimento.

Alcuni pensano che, con la riforma del processo penale,  i tempi delle indagini siano cambiati, ma in realtà non è così. I tempi sono gli stessi, ma sono più certi perché mentre prima, terminate le indagini, il pubblico ministero poteva conservare nel suo ufficio il fascicolo per mesi (o anni), fino quasi a dimenticarlo (in tal modo contribuendo, in alcuni casi, alla prescrizione del reato), con la riforma del processo penale, dopo la scadenza del termine previsto per le indagini preliminari, il pubblico ministero avrà solo tre mesi di tempo (prorogabili a sei su autorizzazione del procuratore generale) per decidere se definire il procedimento con la richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione. L’inerzia del pubblico ministero è punita con l’avocazione delle indagini al procuratore generale: ma vediamo nello specifico cosa significa.

Quali sono i termini per le indagini preliminari?

Il codice di procedura penale prevede che il pubblico ministero possa svolgere le indagini preliminari per la durata di sei mesi dal momento in cui ha avuto conoscenza del possibile reato (attraverso una denuncia o una querela presentata da un privato o attraverso una comunicazione pervenutagli dalle autorità competenti, quali polizia, carabinieri ed altri). Il termine è di un anno se l’indagine riguarda reati più gravi (tra i quali, ad es. l’associazione per delinquere, l’omicidio, la rapina e l’estorsione aggravate, il traffico di stupefacenti aggravato dall’ingente quantitativo, l’abuso sessuale) [1]. Sia che si tratti di reati meno gravi (per i quali il termine è di sei mesi), sia che si tratti di reati più gravi (per i quali il termine è di un anno), il pubblico ministero, qualora ritenga il caso di cui si sta occupando particolarmente complesso, può chiedere al giudice per le indagini preliminari di concedergli una proroga [2].

La proroga può essere concessa ma il termine massimo non potrà (in nessun caso) superare i diciotto mesi (o i due anni per i reati più gravi).

Cosa accade quando il pm ha terminato l’indagine?

Una delle novità introdotte dalla riforma sul processo penale riguarda ciò che accade quando scade il termine previsto per le indagini preliminari.

Prima della riforma il pubblico ministero, scaduti i termini, aveva un solo limite: non poteva più investigare perché tutte le prove raccolte  (oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari) sarebbero state inutilizzabili nel processo (e, quindi, di fatto, inutili). Poteva però trattenere il fascicolo presso la sua segreteria e riflettere, senza alcun limite di tempo, su come definire il procedimento (se con una richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione).

Con la riforma (ferma restando la inutilizzabilità delle prove raccolte oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari), il pubblico ministero, decorso il termine, dovrà decidere cosa fare entro tre mesi (prorogabili a sei mesi, purché con l’autorizzazione del procuratore generale). La cosa importante è che la riforma non ha previsto solo la regola ma anche il rimedio in caso di violazione: se il pubblico ministero non decide se rinviare a giudizio l’imputato o chiedere l’archiviazione entro i tre (o i sei) mesi, il procedimento sarà avocato dal procuratore generale (cioè sarà materialmente sottratto al pm inerte) [3].

Le novità per la persona offesa

La riforma del processo penale ha previsto una novità anche per la persona offesa che:

  • mentre prima non aveva diritto di conoscere gli esiti investigativi (pur avendo presentato ella stessa la querela che aveva determinato l’inizio dell’indagine), attualmente (se denunciante o querelante) potrà richiedere informazioni e visionare gli atti dopo sei mesi dalla presentazione della denuncia o querela (se il procedimento sarà archiviato senza dare avviso alla persona offesa, non avendole consentito di visionare gli atti, il decreto di archiviazione sarà nullo) [4];
  • mentre prima poteva presentare opposizione alla richiesta di archiviazione entro dieci giorni, oggi potrà farlo entro venti giorni [5]. Tale termine non è perentorio, per cui la persona offesa potrà presentare l’opposizione finché non sarà intervenuta la decisione del giudice.

note

[1] Art. 407, co. 2, lett. a) cod. proc. pen.

[2] Art. 406 cod. proc. pen.

[3] Art. art 407, co. 3 bis, cod. proc. pen.

[4] Art. 335, co. 3 ter, cod. proc. pen.

[5] Art 408, co. 3, cod. proc. pen.


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