Diritto e Fisco | Articoli

Chi deve firmare per la successione?

24 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2017



La dichiarazione di successione, che ha fini fiscali, deve essere firmata da eredi o chiamati all’eredità del defunto. Vediamo come e perché.

La morte di una persona comporta il subentro dei suoi eredi nelle sue sostanze nelle sue passività, e li obbliga a porre in essere una serie di adempimenti, primi fra tutti quelli di ordine fiscale. Uno degli adempimenti più importanti è la presentazione della dichiarazione (o denuncia) di successione, per la stesura della quale si consiglia di rivolgersi ad esperti in materia di fisco come avvocati, ragionieri o commercialisti.

Ma in cosa consiste e, soprattutto, chi deve firmare la dichiarazione di successione? In questo articolo lo vedremo nel dettaglio.

Cos’è la dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione è un adempimento obbligatorio di carattere fiscale, da farsi all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla data di apertura della successione (che coincide con la morte del soggetto). La finalità di questa dichiarazione è quella di comunicare all’Agenzia suddetta che gli eredi sono subentrati nel patrimonio del defunto, e che di conseguenza bisogna determinare le imposte dovute con questo passaggio. Giova ricordare che il termine sopra indicato può avere una diversa decorrenza: quando i soggetti che vi sono tenuti cambiano dopo l’apertura della successione (ad esempio per la successiva scoperta di un testamento con nuovi eredi), infatti, i dodici mesi iniziano a decorrere dalla data in cui si verifica l’evento che determina la variazione. Anche quando l’erede accetta l’eredità con beneficio d’inventario (il che comporta la separazione tra il patrimonio dell’erede e quello del defunto) il termine dei dodici mesi inizia a decorrere dalla scadenza del termine stabilito per la formazione dell’inventario (o dalla sua chiusura); se però l’erede è minorenne, il termine decorre dal raggiungimento della maggiore età [1].

La dichiarazione di successione si compila mediante un modello prestampato scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate (basta cliccare su Cosa devi fare e poi accedere alla sezione Dichiarazioni).

Alla dichiarazione, normalmente, si allegano:

  • dichiarazione sostitutiva del certificato di morte in esenzione da bollo; in caso di assenza o morte presunta, copia autentica della sentenza che le dichiarano;
  • dichiarazione sostitutiva dello stato di famiglia, in esenzione da bollo, del defunto, degli eredi, e dei legatari, in rapporto di parentela o affinità con il defunto, oppure i documenti di prova della parentela naturale;
  • copia dell’eventuale testamento o altro atto di ultima volontà che regola la successione con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che la stessa costituisce copia dell’originale;
  • copia dell’eventuale accordo per l’integrazione, in caso di lesione, dei diritti di legittima con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che la stessa costituisce copia dell’originale;
  • copia ultimo bilancio o inventario dell’azienda in successione (anche tramite successione di quote o azioni) con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che la stessa costituisce copia dell’originale;
  • copia pubblicazioni o prospetti redatti a norma di legge o regolamento da cui risulti il valore dei titoli o delle quote di partecipazione a fondi comuni di investimento cadute in successione;
  • copia dell’eventuale verbale di inventario dell’eredità (eventualmente fatto redigere per evitare la presunzione di appartenenza all’asse ereditario di denaro, gioielli e mobilia) con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che la stessa costituisce copia dell’originale;
  • certificato dei pubblici registri recante l’indicazione degli elementi di individuazione di navi e aeromobili;
  • copia di documenti di prova delle passività, degli oneri nonché delle riduzioni e detrazioni con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che la stessa costituisce copia dell’originale; questi documenti devono essere integrati su richiesta dell’ufficio;
  • eventuali certificati di sussistenza di credito;
  • prospetto di autoliquidazione delle imposte ipocatastali, di bollo e delle tasse ipotecarie e quietanza di versamento; eventuale modello richiesta agevolazione “prima casa”;
  • ogni eventuale altra documentazione relativa a bilanci od inventari, crediti inesigibili, registrazione di navi od aerei posseduti, fallimenti, spese mediche, imposte pagate all’estero.

Dove si presenta la dichiarazione di successione

L’Agenzia delle Entrate alla quale presentare la dichiarazione (di persona, telematicamente o tramite raccomandata a/r) è quella provinciale cui fa capo il luogo di ultima residenza del defunto. Se il defunto risiedeva all’estero, ma in precedenza aveva risieduto in Italia, la dichiarazione di successione deve essere presentata all’ufficio dell’Agenzia nella cui circoscrizione era stata fissata l’ultima residenza italiana. Se quest’ultima non è conosciuta, la dichiarazione va presentata presso la Direzione Provinciale II di Roma.

Chi deve firmare per la successione?

Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione:

  • gli eredi (ossia coloro che hanno già accettato l’eredità loro devoluta per legge o per testamento), i chiamati all’eredità (che sono i successori identificati per legge [2] o per testamento che non hanno ancora accettato l’eredità) e i legatari (ovverosia coloro ai quali, con testamento, è stato attributo un singolo bene dal defunto, e che per legge non partecipano al resto dell’eredità, né rispondono dei debiti ereditari [3]);
  • i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari (i genitori per il minore, il tutore per l’interdetto o per il minore sotto tutela);
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta (che sono fenomeni assimilabili, a fini successori, alla morte della persona [4]);
  • i curatori delle eredità giacenti (che sono soggetti nominati dal tribunale anche d’ufficio per amministrare un’eredità in ordine alla quale sono stati individuati i chiamati, ma che non è stata ancora accettata [5]);
  • gli esecutori testamentari (che sono soggetti nominati dal defunto nel suo testamento, incaricati di curare la corretta esecuzione dello stesso [6]);
  • i trustee (il trust è un istituto di derivazione anglosassone, di fatto poco diffuso in Italia perché potrebbe celare intenti fraudolenti; il trustee, in particolare, è un soggetto temporaneamente immesso nella proprietà dei beni di un soggetto, con lo scopo di amministrarli per conto di un terzo beneficiario).

Se più persone sono obbligate a presentare la dichiarazione, è sufficiente presentarne una sola

Non c’è obbligo di dichiarazione se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto (figli e nipoti) e l’attivo ereditario ha un valore non superiore a centomila euro, e non comprende beni immobili (come case e terreni) o altri diritti reali immobiliari (per esempio, un diritto di usufrutto su una villa che ecceda la vita del beneficiario), ma solo beni mobili (come quadri e gioielli). Queste condizioni, in ogni caso, possono venire a mancare per effetto di beni ereditari sopravvenuti.

Non è tenuto a presentare la dichiarazione di successione neppure chi ha rinunciato all’eredità (tuttavia, copia autentica della dichiarazione di rinuncia deve essere comunque trasmessa all’Agenzia delle Entrate competente mediante lettera raccomandata).

Cosa comporta la presentazione della denuncia di successione

Grazie alla denuncia di successione, l’Agenzia delle Entrate competente determina d’ufficio l’imposta di successione (che è l’imposta dovuta dai beneficiari di un acquisto a causa di morte, qualora nel compendio ereditario siano rinvenibili beni immobili come case o terreni, beni mobili come quadri e gioielli, o denaro). Chi presenta la dichiarazione deve comunque, prima di tutto, autoliquidare (eventualmente per il tramite del proprio commercialista o di altro professionista) e versare con il modello F23, in caso di immobili, le imposte ipocatastali, quella di bollo e le tasse ipotecarie. Ma l’importanza della presentazione di questa dichiarazione è riscontrabile anche con riferimento ad altri adempimenti: finché gli eredi non hanno presentato la dichiarazione, ad esempio, la banca è legittimata a non versare loro le somme depositate dal defunto sul proprio conto corrente, il quale pertanto resta bloccato.

Giova ricordare che, in ogni caso, la presentazione della denuncia di successione non è annoverabile tra gli atti che comportano accettazione tacita dell’eredità [7]. Ciò significa che, qualora l’eredità non sia stata ancora accettata, la semplice presentazione della denuncia non determina l’acquisto della qualità di erede.

note

[1] Art. 484 e ss. cod. civ.

[2] Art. 565 e ss. cod. civ.

[3] Art. 649 cod. civ.

[4] Artt. 49 e ss. e 58 e ss. cod. civ.

[5] Art. 528 e ss. cod. civ.

[6] Art. 700 e ss. cod. civ.

[7] Artt. 476-477 cod. civ.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

3 Commenti

  1. Ho pagato quasi 3000€ x la successione sono figlio unico una casa sudata dai miei genitori grazie x la vostra attenzione

    1. Queste sono le norme di legge, a cui occorre sottostare. Magari questi 3.000 euro potevano essere imposti in altra maniera ed in altra circostanza. Occorre accettare di buon grado la tassazione, che in altri Paesi d’Europa è addirittura più alta.

  2. Mia madre è morta nel 2007. Il suo coniuge [che non è mio padre] all’epoca non mi ha messo al corrente di cosa fosse necessario fare e “ha sistemato tutto lui”. Da allora, pago ogni anno le tasse sulla seconda casa, in quanto sono apparentemente possessore di 1/6 della casa dove quest’uomo e la mia sorella [di secondo letto] vivono, e di 1/3 di una casa in un paesino sperduto. Adesso, nel 2018, mi è arrivata da equitalia una nota: devo pagare 2400 euro e spicci, su un valore catastale di 63.000 euro [credo sia solo la mia parte di eredità] e questi costi sono comprensivi di una multa per morosità, benchè non mi sia mai stato recapitato negli anni alcun precedente avviso. Io questi soldi, per un’eredità di cui non sto usufruendo, e che di base non ho manco visto, non sono proprio convinto di volerli pagare. Sin dall’inizio volevo fare la rinuncia alla mia parte dell’asse ereditario, principalmente per non dare rogne alla mia sorellina, ma all’epoca ero all’oscuro di come funzionassero le cose, e sono stato praticamente allontanato da quella famiglia, scaricato e lasciato a me stesso. Ad oggi sono indeciso. Posso ancora fare la rinuncia, o avendo già pagato le tasse [che, le ha pagate mio padre naturale senza consultarsi con me, per non avere rogne dal fisco] devo per forza accettare l’idea che quell’eredità ormai è mia e me la devo tenere? Perchè se così fosse, sicuramente mi toccherebbe chiedere la liquidazione della mia parte(in quanto sono un morto di fame e se pago questa mora, vado sotto un ponte) ed ho paura che manderei per stracci mia sorella e il padre. Sarebbe giustizia poetica, ma non avrei mai voluto arrivare a tanto. Avrei lasciato correre, ma equitalia no.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI