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Lo sai che? Quando pagare i contributi volontari

Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

A che servono i contributi volontari, chi può avere l’autorizzazione, a chi e come chiederla. Quando e come si paga. E che succede in caso di ritardo.

Metti il caso che smetti di lavorare prima del previsto. E che ti manca qualche piccolo passo per arrivare al traguardo della pensione. Che fai? Se sei fortunato a trovare un lavoro per quel tanto che ti serve, sei fortunato. Altrimenti non ti resta che pagare i contributi volontari all’Inps e garantirti, in questo modo, i requisiti di assicurazione e di contribuzione per raggiungere il diritto alla pensione. Non solo: in questo modo, avrai pure la possibilità di avere una pensione più alta, sempre che tu abbia raggiunto i requisiti contributivi richiesti.

Quindi se – per dire – oggi ti chiedono 42 anni e 6 mesi per andare in pensione e tu hai lavorato per 41 anni e 11 mesi, puoi versare dei contributi volontari per i 7 mesi che ti mancano e assicurarti l’assegno che ti spetterebbe se fossi andato avanti a lavorare.

Ma i contributi volontari servono anche per perfezionare il diritto a qualsiasi altra pensione: non solo quella di vecchiaia ma anche quelle dirette di anzianità o l’assegno ordinario di invalidità e inabilità e quelle indirette, come la pensione dei superstiti o la pensione di reversibilità.

Vediamo, allora, nel dettaglio a che cosa servono, chi può e quando pagare i contributi volontari all’Inps.

A che serve pagare i contributi volontari

I contributi volontari servono a coprire quei periodi in cui un contribuente:

  • non lavora né come dipendente né come autonomo oppure non svolge un’attività parasubordinata (un contratto di collaborazione, ad esempio);
  • ha chiesto qualche breve periodo di aspettativa per motivi di studio (ad esempio per finire l’università o per fare un master di formazione) oppure per motivi familiari (il trasferimento temporaneo del coniuge in un’altra città);
  • ha un contratto part time orizzontale o verticale.

Con i contributi volontari si può avere il diritto a qualsiasi tipo di pensione

Chi può pagare i contributi volontari

Condizione, dunque, per poter pagare i contributi volontari all’Inps: aver interrotto l’attività lavorativa (tranne nei casi che vedremo più avanti).

Detto questo, possono presentare domanda per fare questa scelta:

  • dipendenti e autonomi purché non iscritti all’Inps o ad altre forme di previdenza;
  • parasubordinati purché non iscritti alla Gestione Separata o ad altre forme di previdenza obbligatoria;
  • liberi professionisti purché non iscritti all’apposita Cassa di previdenza o ad altre forme di previdenza obbligatoria;
  • lavoratori dei fondi speciali di previdenza (telefonici, elettrici, personale di volo, ecc.) purché non iscritti ai rispettivi fondi o ad altra forma di previdenza obbligatoria;
  • titolari di assegno ordinario di invalidità o di pensione indiretta (ai superstiti o reversibilità);
  • lavoratori e pensionati iscritti a forme di previdenza diverse da quelle dell’Inps, autorizzati prima del 1 luglio 1972;
  • coltivatori diretti, mezzadri e coloni autorizzati nell’Assicurazione generale obbligatoria precedente al 19 febbraio 1983;
  • artigiani e i commercianti autorizzati nell’Assicurazione generale obbligatoria con decorrenza anteriore al 1 marzo 1983;
  • liberi professionisti autorizzati nell’Assicurazione generale obbligatoria con decorrenza anteriore al 19 febbraio 1983.

Una volta ottenuta l’autorizzazione a pagare i contributi volontari, questa non scade, anzi: se viene interrotta, è possibile ricominciare il versamento in qualsiasi momento senza chiedere una nuova autorizzazione.

E se il lavoratore riprende l’attività per un periodo di tempo limitato? In questo caso, si può chiedere entro 180 giorni dalla data di cessazione dell’attività di rideterminare il contributo volontario relativamente alle retribuzioni o ai redditi percepiti.

I contributi volontari versati per sé e per i familiari a carico vanno indicati tra gli oneri deducibili della dichiarazione dei redditi

Quando pagare i contributi volontari se il rapporto di lavoro non è finito

Ci sono dei casi in cui viene autorizzato il versamento dei contributi volontari anche se il rapporto di lavoro, sia quello subordinato sia quello autonomo, è sospeso o interrotto ma non finito. Parliamo di:

  • una sospensione dal lavoro, anche per periodi brevi (un’aspettativa per motivi di famiglia, ad esempio);
  • una sospensione o interruzione del rapporto di lavoro previste dalla legge o dalle disposizioni contrattuali successive al 31 dicembre 1996 (ad esempio: un congedo per formazione o per gravi e documentati motivi familiari, un’aspettativa non retribuita, uno sciopero, il servizio militare, ecc.). Si tratta di un’alternativa alla possibilità di riscatto [1];
  • un’attività svolta con contratto di lavoro part-time se effettuato a copertura o a integrazione dei periodi di attività lavorativa svolta a orario ridotto;
  • un’integrazione dei versamenti per attività lavorativa svolta nel settore agricolo con iscrizione per meno di 270 giornate complessive di contribuzione effettiva e figurativa nel corso dell’anno.

Come avere l’autorizzazione a pagare i contributi volontari

Per essere autorizzati a pagare i contributi volontari, si deve dimostrare di avere almeno 5 anni di contributi (o se preferite 260 settimane o 60 mesi di contributi versati). Non importa se il pagamento è stato continuativo o, per così dire, spezzato.

Oppure, e questo può interessare chi ha iniziato a lavorare più tardi, deve avere almeno 3 anni di contribuzione negli ultimi 5 anni prima di presentare la domanda.

L’autorizzazione per pagare i contributi volontari arriva ai lavoratori dipendenti il primo sabato successivo alla presentazione della domanda. Ad artigiani e commercianti, invece, viene riconosciuta il primo giorno del mese di presentazione della domanda, a meno che questa sia stata presentata prima della cessazione dell’attività lavorativa: in questo caso l’autorizzazione sarà effettiva dal primo giorno del mese successivo alla cancellazione dai rispettivi elenchi.

Se l’autorizzazione arriva con diversi mesi di ritardo, è possibile pagare gli arretrati

Come vengono calcolati i contributi volontari

L’importo dei contributi volontari viene calcolato a seconda della categoria a cui appartiene il lavoratore:

  • per i dipendenti, il calcolo avviene sulla base delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria. Non importa se quelle settimane non appartengono all’anno immediatamente precedente la data di presentazione della domanda;
  • per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti), il calcolo avviene mensilmente sulla media dei redditi d’impresa denunciati ai fini Irpef negli ultimi 36 mesi di contribuzione che precedono la data della domanda;
  • per i coltivatori diretti, come per i dipendenti, il calcolo è settimanale ma viene fatto sulla media dei redditi degli ultimi 3 anni di lavoro e non può essere inferiore a quello dei dipendenti.

Quando e come pagare i contributi volontari

Si può pagare i contributi volontari per i periodi che riguardano il semestre antecedente la data di presentazione della domanda, solo se non sono già coperti da altra contribuzione [2].

Non si possono, invece, coprire periodi precedenti ai 6 mesi della data di presentazione della domanda. Esempio: chi è disoccupato da due anni senza alcuna copertura contributiva non può recuperare ai fini previdenziali con i contributi volontari l’intero biennio ma solo gli ultimi 6 mesi.

Quando pagare i contributi volontari

Entro il trimestre successivo a quello di riferimento. Ad esempio: il 30 giugno pagherò quelli relativi al primo trimestre dell’anno (gennaio-marzo), il 30 settembre pagherò i contributi volontari del secondo trimestre dell’anno (aprile-giugno), e così via.

Che succede se verso i contributi volontari in ritardo

E se non vengono rispettate queste scadenze che cosa succede? Succede che le somme versate in ritardo non verranno accreditate ai fini contributivi a quel periodo e verranno restituite al lavoratore. Senza interessi. Ma il lavoratore ha la possibilità di usare il «piano B», cioè: può rinunciare al rimborso chiedendo all’Inps che quei soldi vengano usati per coprire il trimestre successivo. Quindi: se la retta del 30 giugno, come abbiamo detto, per il primo trimestre ma pago il 7 luglio (vale a dire, una settimana dopo) posso chiedere all’Istituto di previdenza di destinare quei soldi alla copertura del secondo trimestre. Da gennaio a marzo resterò, comunque, scoperto di contributi. Ma avrò risparmiato in burocrazia (chiedere indietro i soldi per poi riversarli, insomma).

Che succede se verso meno soldi per i contributi trimestrali

Se il lavoratore versa una somma inferiore a quella dovuta per il singolo trimestre, il periodo coperto da contribuzione si riduce proporzionalmente in base alla somma effettivamente versata. Detto con numeri estremamente semplici: se per 3 mesi devo 300 ma pago 200, avrò soltanto 2 mesi coperti da contributi.

Tuttavia – ricorda l’Inps – è possibile effettuare versamenti per periodi inferiori al trimestre versando un importo ridotto. In questo caso, se il pagamento avviene per telefono o con la procedura online, sarà necessario modificare i dati e procedere alla creazione di un nuovo MAV.

Come pagare i contributi volontari

Eccoci al dunque: come pagare? E’ possibile versare i contributi accedendo al servizio «versamenti volontari» del postale dei pagamenti dell’Inps in uno di questi modi:

  • tramite Mav inviato dall’Inps per posta oppure generato dall’utente. Il bollettino può essere visualizzato, modificato, stampato e pagato in un qualsiasi istituto di credito senza commissioni oppure presso gli uffici postali con l’applicazione della commissione di versamento;
  • online, utilizzando la modalità “Pagamento immediato pagoPA”, che consente di pagare i contributi volontari con carta di credito, di debito o prepagata oppure mediante addebito in conto;
  • avviso di pagamento pagoPA, che consente di pagare i contributi presso qualsiasi Prestatore di Servizi di Pagamento (PSP) aderente al circuito;
  • presso le tabaccherie che espongono il logo «Servizi Inps», aderenti al circuito «Reti Amiche» tramite Lottomatica, fornendo il proprio codice fiscale e il codice autorizzazione o prosecutore.

note

[1] Art. 5, Dlgs n. 564/1996.

[2] Dlgs n. 184/1997.


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2 Commenti

  1. buongiorno,
    come si può pagare i contributi per l’anno di servizio civile, se mancano gli anni di contributi minimi richiesti?

  2. sono una artigiana mi mancano 6 anni alla pensione se smetto di lavorare posso pagare i contributi volontari

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