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Lo sai che? Addio alimenti all’ex moglie: al via le domande di revisione

Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2017

Dopo la sentenza della Cassazione che ha modificato il criterio di quantificazione dell’assegno di divorzio arriva la prima pronuncia che applica il nuovo principio. Beneficiario, ovviamente, il marito.

La rivoluzione sull’assegno di divorzio, operata lo scorso 10 maggio dalla storica sentenza della Cassazione, inizia a mietere le prime “vittime”: in questo caso le ex mogli che pretendono un mantenimento pari al tenore di vita goduto durante il matrimonio e quindi rapportato non già alle necessità per vivere, ma al reddito del marito. E invece la Suprema Corte non intende avere ripensamenti e, con una sentenza di poche ore fa [1], conferma la propria intenzione di rinnovare il diritto di famiglia una volta per tutte: addio alimenti all’ex moglie che può mantenersi da sé. Questo perché il nuovo criterio per calcolare l’assegno di divorzio non è più il tenore di vita della coppia, ma l’autosufficienza. Laddove la donna riesce a mantenersi da sola non ha più diritto ad alcun contributo (leggi Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo).

La donna che può mantenersi da sola, anche se il marito è molto più ricco, non ha più diritto al mantenimento

Prime applicazioni della riforma

Tutto da rifare quindi per le cause avviate prima della riforma che, sebbene non ha valore retroattivo (e, quindi, non consente di chiedere indietro quanto sino ad oggi versato), può sempre consentire una rivisitazione delle condizioni di divorzio in precedenza stabilite dai giudici. E per chi ha divorziato da poco c’è la possibilità di fare appello o ricorso per Cassazione, per ottenere l’applicazione del nuovo principio. Il tutto, ovviamente, a favore del marito.

Niente mantenimento alla donna che ha già un suo reddito

Se anche (come abbiamo già spiegato in Mantenimento: cosa cambia per redditi alti e bassi) la riforma va a beneficiare soprattutto gli uomini più ricchi piuttosto che quelli “poveri”, e ancor di più le coppie ove l’ex moglie ha comunque un lavoro o degli introiti che le consentono di tirare avanti (anche in parte), la causa di divorzio si può ugualmente riaprire laddove sorgano nuove esigenze, differenti rispetto a quelle valutate dal giudice all’atto della prima quantificazione dell’assegno. Così, senza per questo voler dare suggerimenti su come non pagare il mantenimento, una riduzione dell’orario di lavoro potrebbe diventare la scusa per adire nuovamente il giudice e chiedere l’applicazione della recente sentenza della Cassazione. Una scusa che consentirebbe all’uomo di pagare di meno non solo per via della riduzione del reddito, ma anche perché ora i tribunali italiani saranno “influenzati” dall’autorevole precedente, specie se – come avvenuto oggi – viene ulteriormente confermato da altre pronunce.

Chi avrà diritto al mantenimento?

Sintetizzando, dopo la rivoluzionaria sentenza della Cassazione, l’assegno di divorzio (e non quello conseguente alla separazione, meglio detto «assegno di mantenimento») può essere riconosciuto solo se l’ex moglie non è indipendente economicamente. E per accertarlo bisogna verificare il possesso di redditi e cespiti, mobiliari e immobiliari, tenendo soprattutto conto di occupazione lavorativa, età, sostegni dei familiari e disponibilità di un’abitazione.

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Autore immagine: 123rf  com


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11 Commenti

  1. Come sempre non viene tenuto conto della moglie. Al di là di tutto esistono mogli oneste, mogli che hanno anche fatto scelte in comunione con il marito che ricadono poi nel caso specifico sempre sulla moglie rendendo con queste sentenze gli uomini sempre più autorizzati a “delinquere”. Siamo ben lontani da una onestà intellettuale. Allora introduciamo il contratto prematrimoniale, se non altro per ricordare le scelte effettuate. Mi sembra una società maschilista di comodo dove le responsabilità sono solo da una parte.

    1. In effetti questa pare la tendenza.
      Occorre tuttavia anche tenere conto che alcune “sintesi” delle sentenze e commenti (non tutte/i) , non riportano fatti alquanto rilevanti (anche per necessità di sintesi), che circostanziano (a volte molto) le decisioni stesse, lasciando dubitare della portata generale del principio applicato.
      Consiglio sempre di leggere il testo integrale della sentenza, soprattutto quando si tratta di enunciazione di principi giuridici (apparentemente) innovativi.

    2. Accanto alle situazioni da lei elencate ce ne sono altre in cui la donna ad una certa ètà, dopo anche 30 anni di matrimonio , si mettono grilli per la testa e decidono di lasciare il marito pretendendo di essere mantenuta a vita dal marito con lo stesso tenore di vita coniugale. Lasciato il marito puntano solo ai soldi , condannano il marito ad una solitudine che comporterà anche dei costi mai contemplati. In poche parole la normativa precedente in una sociètà priva ormai di valori incoraggia lo sfascio della famiglia ed è giusto riequilibrare il tutto. Ognuno è libero di fare ciò che vuole ma una volta che scegli di sciogliere un legame torni single e devi provvedere da sola al tuo mantenimento……..secondo me non meritano neanche gli alimenti.

      1. Grazie Avv. Giordana Bianco.
        Credo occorra molta onestà intellettuale che talvolta manca ancora, valutando la realtà dei fatti.

      2. Parliamo di persone oneste corrette anche nei momenti difficili perché credo che l’amore sia questo, per tutta la vita soprattutto poi se ci sono dei figli.
        Il discorso sarebbe lungo quello che mi dispiace è che troppo spesso giudici fomentano atteggiamenti e modi sbagliati, invece di fare una valutazione corretta.

      3. Complimenti Maria Pietrini, per il tuo nobile ed autentico pensiero…laddove manca l’onestà intellettuale si applicano condizioni tali da far assumere ad entrambi i coniugi le proprie responsabilità, non gravando e speculando solo in nome del Dio denaro !

    3. Guardi che il principio della autosufficienza economica non prescinde dal genere ! Lei è in malafede se ragiona così !

  2. ci sono donne che lavorano in nero…mica lo dichiarano!!pero’ dichiarano che sono fidanzate.. non cercano lavori fissi ma contrattini….si prendono anche gli assegni familiari…non pagano i debiti perché..alla carta non lavorano…piangono per farsi vedere che non sanno come fare….pero’ fanno sempre la manicure..i capelli son sempre perfetti…. hanno la macchina..e sono sempre in giro…vanno nei ristoranti..e sono con il vestiario all’ultimo grido…senza pensare cellulari ecc.pero’ alla carta..sono poverine..non hanno un reddito…gli ex mariti?..bene..pignorano la busta paga..bloccano la macchina con il fermo amministrativo…e se ti pignorano una casa anche se la casa e al 50% con l’ex..ricade tutto sul marito che ha busta paga…pero’ poverine ste donne…. anche se alla fine l’ex marito vive con 300 al mese..il giudice le dice..lo so ha ragione…..cosa le levo di più…come fa a vivere….

    1. Esistono le stesse storie di donne come ne esistono altrettanto similari di uomini. Se partiamo sempre dalla cattiva fede alla fine però ci rimettono sempre le persone uomini e donne oneste. Esistono anche donne che hanno lasciato il lavoro per la famiglia e la carriera del marito, sempre scelte condivise in cui il giudice dice di tornare a lavorare anche a 50 60 anni. Il problema è la correttezza di ciò che è stato. Credo in questo ci debba essere da parte dei giudici e degli avvocati il comune obiettivo per riportare entrambi alle responsabilità ; se ciò fosse la comprensione delle parti dovrebbe vincere a prescindere, le scelte fatte insieme hanno un valore in cui entrambi onestamente dovrebbero essere responsabili e nel contendo anche avvocati e giudici, disinteressatamente.

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