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Segnalazione Centrale Rischi: sconfinamenti e sofferenze

27 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2017



Le categorie di crediti “deteriorati” segnalate dalle banche alla Centrale Rischi.

La segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia come “cattivo pagatore” dipende della qualità e dalla condizione del credito, nonché dal tempo dell’inadempimento.

La legge parla a tal proposito di “stato del rapporto” che indica la situazione dei crediti bancari. Esistono due possibili categorie: inadempienze probabili e inadempimenti persistenti (crediti scaduti e/o sconfinanti). Son state abrogate le definizioni di incaglio e credito ristrutturato.

In particolare sono classificati:

  • come inadempienze probabili, le linee di credito concesse ad un debitore sul quale la banca abbia espresso un giudizio circa l’improbabilità che adempia integralmente alle proprie obbligazioni (in linea capitale e/o interessi) senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie. Tale valutazione deve essere operata in modo indipendente dalla presenza di eventuali importi (o rate) scaduti e non pagati;
  • come inadempimenti persistenti, i crediti scaduti o sconfinanti in via continuativa da oltre 90 giorni.

Ai fini della segnalazione si precisa che:

  • la classificazione tra le “inadempienze probabili”, in quanto relativa all’intera esposizione verso il cliente, deve essere indicata su tutte le linee di credito riferite al soggetto;
  • per la classificazione degli “inadempimenti persistenti” si tiene conto del solo requisito della continuità e non si considerano né compensazioni con margini disponibili, esistenti su altre linee di credito concesse al medesimo debitore, né soglie di rilevanza;
  • l’informazione relativa agli ”inadempimenti persistenti”, anche se riferita a crediti classificati tra le “inadempienze probabili”, deve essere rilevata sulle singole linee di credito interessate.

Segnalazione sofferenze

Nella categoria di censimento “sofferenze” va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall’azienda.

Si prescinde, pertanto, dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti. Sono escluse le posizioni la cui situazione di anomalia sia riconducibile a profili attinenti al rischio-paese.

L’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito. La contestazione del credito non è di per sé condizione sufficiente per l’appostazione a sofferenza.

La segnalazione di una posizione di rischio tra le sofferenze non è più dovuta quando:

  • cessa lo stato di insolvenza o la situazione ad esso equiparabile;
  • il credito viene rimborsato dal debitore o da terzi, anche a seguito di accordo transattivo liberatorio, di concordato preventivo o di concordato fallimentare remissorio; rimborsi parziali del credito comportano una corrispondente riduzione dell’importo segnalato;
  • il credito viene ceduto a terzi;
  • i competenti organi aziendali, con specifica delibera hanno preso definitivamente atto della irrecuperabilità dell’intero credito oppure rinunciato ad avviare o proseguire gli atti di recupero.

Il pagamento del debito e/o la cessazione dello stato di insolvenza o della situazione ad esso equiparabile non comportano la cancellazione delle segnalazioni a sofferenza relative alle rilevazioni pregresse.

note

[1] Banca d’Italia, Circolare n. 139/1991, ultimo aggiornamento giugno 2017.

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