HOME Articoli

Lo sai che? Tempi di prescrizione più lunghi con la riforma del processo penale

Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2017

La riforma, tra le varie novità, ha previsto termini di prescrizione più lunghi, attraverso la previsione di nuove ipotesi di sospensione.

La prescrizione (non si può negarlo) è sempre stata vista come un’ancora di salvezza per chi subisce un processo penale e vuole evitare la condanna. Con la riforma del processo penale, però, i tempi della prescrizione (già lunghi nei processi più delicati, relativi a reati particolarmente gravi) si allungano, in quanto restano sospesi (tra il primo ed il secondo grado e tra il secondo grado ed il terzo) sino ad un massimo di un anno e sei mesi per ciascuna fase. Ma cerchiamo di capire in cosa consiste la sospensione della prescrizione e, precisamente, quando si applica.

Cos’è la prescrizione?

L’istituto della prescrizione nasce a tutela del cittadino, al fine di evitare che possa essere sottoposto ad un processo penale (con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di costi e di danni all’immagine) senza limiti di tempo. La prescrizione prevede che, decorso un certo periodo di tempo, corrispondente al massimo della pena edittale stabilta dalla legge (e, comunque, ad un tempo non inferiore a sei anni, se si tratta di delitto, e a quattro anni, se si tratta di contravvenzione), il reato venga dichiarato estinto al di là di qualsiasi accertamento giudiziale [1].

La regola generale prevede che il termine di prescrizione decorre:

  • per il reato consumato, dal giorno della consumazione (il reato di furto si dice consumato quando il ladro è riuscito a sottrarre la cosa e portarla via, per cui il termine decorre dal momento in cui la cosa è stata portata via);
  • per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole (il reato di furto si dice tentato quando il ladro si è impossessato della cosa ma è stato fermato prima di riuscire a portarla via con sé, per cui il termine decorre da quando il ladro è stato fermato);
  • per il reato permanente (o continuato), dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione (il reato permanente è quello che si protrae nel tempo, come i maltrattamenti che permangono per tutto il periodo della convivenza, per cui il termine decorre da quando è terminata la convivenza o, comunque, dall’ultimo atto di violenza commesso) [2].

La riforma del processo penale ha introdotto una nuova regola secondo la quale, per alcuni reati in particolare (maltrattamenti contro familiari e conviventi, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, prostituzione, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico), se commessi nei confronti di minore, il termine di prescrizione:

  • se l’azione penale non è stata esercitata dal pubblico ministero, decorre dal compimento del dicottesimo anno di età della persona offesa;
  • se l’azione penale è stata già esercitata precedentemente, decorre dall’acquisizione della notizia di reato.

Come cambia la prescrizione?

La riforma, pur non modificando i termini di prescrizione, li ha – di fatto –  allungati introducendo nuove ipotesi di sospensione. I termini di prescrizione restano sospesi nel caso di [3]:

  • autorizzazione a procedere, dalla data del provvedimento con cui il pubblico ministero presenta la richiesta sino al giorno in cui l’autorità competente la accoglie;
  • deferimento della questione ad altro giudizio, sino al giorno in cui viene decisa la questione (la norma è divenuta più specifica, in precedenza si limitava a prevedere soltanto il deferimento ad altro giudizio);
  • rogatorie all’estero, dalla data del provvedimento che dispone una rogatoria fino al giorno in cui l’autorità richiedente riceve la documentazione, o comunque decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria (questo comma è stato inserito con la riforma);
  • impedimento dei difensori, delle parti o di richiesta dell’imputato o del suo difensore (resta ferma la sospensione del termine di prescrizione per la sola durata di sessanta giorni che decorrono dal giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento).

Con la riforma, il corso della prescrizione resta, altresì, sospeso:

  • dal giorno previsto per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado (termine che può coincidere con la lettura del dispositivo o essere fissato nei quindici, trenta o quarantacinque giorni successivi alla lettura del dispositivo) sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, sino ad un massimo di un anno e sei mesi;
  • dal termine previsto per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

I termini massimi di prescrizione sono stati allungati (a prescindere dai periodi di sospensione) solo per i reati di corruzione e di induzione indebita per i quali il termine coincide con la pena edittale massima, aumentata della metà (invece che di un quarto come per gli altri reati).

E’ importante precisare che tali norme si applicano unicamente ai fatti commessi dopo l’entrata in vigore della nuova legge.

L’interruzione della prescrizione

Il termine di prescrizione è interrotto (inizia cioè a decorrere da zero) se sono emessi alcuni atti [4] quali:

  • sentenza di condanna;
  • decreto di condanna;
  • ordinanza che applica le misure cautelari personali;
  • ordinanza di convalida del fermo e dell’arresto;
  • interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice;
  • interrogatorio reso davanti alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero (questa parte è stata aggiunta con la riforma);
  • richiesta di rinvio a giudizio;
  • provvedimento di fissazione dell’udienza in camera di cosnsiglio;
  • decreto di fissazione dell’udienza preliminare;
  • ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • decreto che dispone il gudizio immediato;
  • decreto di citazione a giudizio.

Tuttavia in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere (che coincide con la pena edittale massima prevista dalla legge o, comunque, con un tempo non inferiore a sei anni per i delitti e non inferiore a quattro anni per le contravvenzioni), ad eccezione dei reati di corruzione ed induzione indebita per i quali, abbiamo visto, che il nuovo aumento previsto è della metà della pena [5].

note

[1] Art. 157, co.1 cod. pen.

[2] Art. 158, co. 1 cod. pen.

[3] Art. 159, co. 1 cod. pen..

[4] Art. 160, co. 1 cod. pen.

[5] Art. 161, co. 2 cod. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI