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Lo sai che? Mantenimento: addio alimenti alla moglie che va in pensione

Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 giugno 2017

Niente assegno di divorzio alla ex moglie che ottiene una pensione mensile in grado di mantenerla e renderla autosufficiente. 

Dopo il divorzio, l’ex moglie non può pretendere l’assegno di mantenimento se va in pensione e il reddito che le garantisce la previdenza è sufficiente a mantenersi. Il nuovo colpo di scure al contributo mensile erogato dal coniuge dopo il divorzio viene da una nuova e interessante sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1], la prima ad aver attuato il nuovo principio varato lo scorso 10 maggio che ha ridisegnato i rapporti tra moglie e marito dopo la fine del matrimonio. Ma procediamo con ordine.

Se per la Suprema Corte lo scopo dell’assegno di divorzio non è più quello di garantire lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio ma di supplire solo all’incapacità dell’ex moglie di mantenersi da sola (leggi Addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo); se per il Tribunale 1000 euro al mese sono più che sufficienti per garantire l’autosufficienza e, quindi, per perdere il diritto al mantenimento (leggi Niente mantenimento all’ex moglie se guadagna mille euro al mese); allora è giusto che se l’ex moglie va in pensione e l’assegno che le eroga l’Istituto di Previdenza le consente di diventare autosufficiente, non c’è più ragione che il marito le versi ancora gli “alimenti”.

La pronuncia, come detto in apertura, è una delle prime applicazioni del nuovo principio stabilito il mese scorso dalla stessa Cassazione che ha rivisto la disciplina dell’assegno divorzile, togliendo il beneficio a numerose donne che, pur disponendo di redditi propri, in grado di garantire loro l’autosufficienza economica, venivano ugualmente “sovvenzionate” dall’ex solo perché titolare di un reddito superiore. Ora però non conta più la disparità di ricchezza tra i due coniugi, perché con il divorzio cessa ogni legame e obbligo, ivi quello del mantenimento. Allora scopo dell’assegno è solo quello di garantire il sostentamento alla donna che non può provvedervi da sola in ragione della sua età (non più giovane), e/o delle sue risorse economiche (assenti o insufficienti), e/o della sua capacità lavorativa (ridotta per essersi dedicata sempre alla casa).

Sì alla revoca dell’assegno di divorzio all’ ex moglie diventata autosufficiente grazie alla pensione

Risultato: il giudice non può più decidere dando un peso al tenore di vita o alla disparità economica tra i due ex. Deve solo vagliare l’autosufficienza della donna; e se tale indipendenza economica è garantita dalla pensione, anche se oramai la donna si avvia al sentiero della terza età, con tutti gli svantaggi e le debolezze che questo periodo comporta, è giusto che le sia tolto l’assegno di divorzio.

La Cassazione ha colto l’occasione per ricordare come gli unici criteri da seguire per decidere sul diritto all’assegno di divorzio e sulla sua quantificazione sono:

  • il possesso di redditi di lavoro o di qualsiasi altra specie. Pertanto, il coniuge che già ha un lavoro, se lo stipendio gli consente di mantenersi da solo non ha diritto al mantenimento anche se l’ex è molto più ricco e tra i due redditi non vi è proporzione;
  • il possesso di patrimoni mobiliari (ad esempio: azioni, quote in società, obbligazioni, titoli, ecc.) ed immobiliari (ad esempio case o terreni di proprietà, canoni di locazione derivanti dall’affitto di appartamenti, ecc.);
  • le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute e all’età. Questo significa che se l’ex coniuge è ancora giovane e non presenta impedimenti fisici al lavoro (ad esempio invalidità) potrebbe vedersi ridurre o negare il mantenimento;
  • la stabile disponibilità di una casa di abitazione. Così, se il giudice assegna la casa coniugale alla donna e il marito viene costretto ad andare via, il mantenimento viene ridotto in proporzione al risparmio di spesa che da tale situazione l’ex moglie ottiene.
  • eventuali sostegni economici di qualsiasi tipo come ad esempio gli aiuti della famiglia d’origine.

Non conta più il divario economico tra i coniugi ma l’autosufficienza di entrambi

La sentenza è importante anche per un altro aspetto: sebbene il cambio di rotta operato dalla Cassazione lo scorso 10 maggio non può avere portata retroattiva (non c’è alcun diritto, per chi sino ad oggi ha versato mantenimenti elevati, di chiedere il rimborso), è sempre possibile chiedere la revisione in presenza di fatti nuovi e sopraggiunti dopo la precedente decisione del giudice. Fatti consistenti in una modifica delle condizioni economiche degli ex. In presenza di ciò, il nuovo giudice è legittimato – questa volta sì – ad applicare il nuovo principio e a tagliare l’assegno di mantenimento sebbene in passato calcolato su altri parametri.

L’accertamento sull’esistenza ed entità dell’assegno andrà quindi fatto, da oggi in poi, alla luce del principio dell’autosufficienza economica in base ai nuovi parametri: il possesso di redditi di qualsiasi specie e\o cespiti patrimoniali, considerando gli oneri derivanti dal costo della vita nel posto di residenza dell’ex coniuge richiedente. Da valutare anche le capacità e possibilità di lavoro personale, la disponibilità di una casa ecc. Onerato della prova è il coniuge obbligato a pagare.

 

note

[1] Cass. sent. n. 15481/2017.

Autore immagine: 123rf com


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