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Sospetto di reati finanziari: come muoversi?

1 luglio 2017


Sospetto di reati finanziari: come muoversi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 luglio 2017



Un mio cliente addebitava sul proprio c/c la somma dovuta a titolo di contributo previdenziale, ritenuta fiscale o altro onere dovuto dalla ditta cliente all’Erario, incassando la somma corrispondente, dopo l’emissione di una fattura. Che rischia?

La legge, in generale, prevede, nel caso del rimborso spese anticipate dal professionista in nome e per conto del cliente, l’emissione di fattura esclusa da Iva [1]. Questa fattispecie rappresenta una operazione che spesso avviene presso gli studi professionali, soprattutto quelli che si occupano di consulenza del lavoro, cioè il professionista addebita sul proprio conto corrente la somma dovuta a titolo di contributo previdenziale, ritenuta fiscale o altro onere dovuto dalla ditta cliente all’Erario e poi provvede ad incassare dalla ditta cliente la somma corrispondente, a seguito della emissione di una fattura come sopra specificata, allegando il documento che rappresenta la somma anticipata (di solito mod. F24). Se invece, il professionista, successivamente all’incasso dal cliente, restituisce, in tutto od in parte, le somme ricevute a titolo di rimborso spese, oppure utilizza i fondi ricevuti, non per chiudere le partite aperte in relazione alle quali essi sono stati richiesti, ma per “sanare” posizioni pregresse, (non è specificato se dette posizioni siano riferibili al soggetto che ha effettuato il pagamento oppure ad altri soggetti diversi), allora potrebbe nascere il legittimo sospetto che i movimenti finanziari non si riferiscano alle operazioni per le quali, documentalmente, essi avvengono.

In quest’ultimo, ipotetico, caso potrebbero essere applicabili:

  • la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, in relazione alla presunta emissione di fatture false o inesistenti [2];
  • la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni in relazione alle dichiarazioni infedeli o fraudolente [3];
  • le norme in materia di antiriciclaggio [4], in relazione alla violazione dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette;
  • la Circolare della Guardia di Finanza n. 1/2008, che prevede il ricorso obbligatorio all’art. 220 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, quando durante le indagini amministrative svolte dagli organi di verifica, emergano indizi di reato;
  • le norme del codice penale, fra le quali, solo a titolo esemplificativo, quelle che riguardano i reati di: appropriazione indebita, truffa contrattuale, (anche per modesti importi, vedi gli articoli Voluntary e obblighi antiriciclaggio: clienti o assistiti? e Voluntary Disclosure a rischio per clienti e professionisti), complicità nella commissione di reati, ecc.;
  • la norma sull’autoriciclaggio [5], qualora i proventi di eventuali reati presupposti venissero utilizzati successivamente all’1 gennaio 2015.

Nel caso del lettore, non avendo a disposizione ulteriori elementi, sembra necessario valutare prioritariamente la situazione per non incorrere nella violazione degli obblighi antiriciclaggio e per valutare se sia possibile consigliare al cliente di adottare o meno, procedure attivabili secondo legge. Si ritiene dunque, alla luce di quanto emerge dalla richiesta, che la soluzione possa essere la seguente: valutare a priori la situazione col cliente prima di assumere qualsiasi incarico professionale, allo scopo di verificare se la procedura che sembra prospettarsi, abbia contenuto giudiziario o meno. Il consiglio pratico che diamo, qualora l’analisi suddetta conducesse alla prospettiva di sviluppo di una procedura giudiziaria (che si aprirebbe nel momento in cui i verificatori, ritenuto esistente un indizio di reato, effettuassero la segnalazione obbligatoria alla Procura della Repubblica competente) è quello di specificare al momento dell’assunzione dell’incarico che opera l’esonero dall’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, pur permanendo l’obbligo di adeguata verifica del cliente. Qualora dall’analisi preventiva di carattere valutativo, non emergesse l’ipotesi di sviluppo di procedure giudiziarie, al momento dell’assunzione dell’incarico il professionista è assoggettato anche all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria, con tutto quello che ne consegue.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra

note

[1] Art. 15 del d.P.R. n. 633 del 26.10.1972.

[2] Art. 8 d. lgs. n. 74 del 10.03.2000.

[3] Artt. 2, 3, 4, 5 d. lgs. n. 74 del 10.03.2000.

[4] Art. 12 d. lgs. n. 231 del 21.11.2007.

[5] Art. 648-ter cod. pen.

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