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Sesso in luogo pubblico e divulgazione del video, come difendersi

25 giugno 2017


Sesso in luogo pubblico e divulgazione del video, come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 giugno 2017



Riprendere con un video il rapporto sessuale avuto con una persona non è reato anche se è contro l’altrui volontà; è reato però la divulgazione.

Ha colpito l’opinione pubblica la sentenza del mese scorso [1] con cui la Cassazione ha detto che è lecito riprendere, con una telecamera, il rapporto sessuale avuto con un’altra persona anche se questa non ne è al corrente e, verosimilmente, non avrebbe mai dato il proprio consenso. Non è tutto: secondo i giudici non si configura reato neanche se le riprese avvengono nel domicilio comune dei due partecipanti all’atto, perché conviventi o marito e moglie. Benché, infatti, il soggetto ripreso di nascosto si trovi a casa propria e, quindi, faccia affidamento sulla maggiore riservatezza che tale luogo gli dovrebbe garantire, nel momento in cui il filmato viene effettuato solo per esclusiva “consultazione personale” non c’è alcun illecito. Il reato scatta nel momento in cui il video viene diffuso, pubblicato – ad esempio con l’upload su un social network o su YouTube – o condiviso con terzi in una chat. Pertanto, nel caso di sesso in luogo pubblico e divulgazione del video c’è la possibilità di sporgere querela alle autorità. Ecco allora come difendersi.

Prima di rivolgerti alla Polizia postale contatta direttamente il gestore della piattaforma online

La prima cosa che ti farà piacere sapere è che la pubblicazione di un video porno o anche solo erotico è assai difficile – se non impossibile – su alcune delle principali piattaforme di internet. YouTube e Facebook, ad esempio, hanno predisposto dei filtri in grado di rilevare contenuti osceni e di censurarli in automatico. Qualora ciò non dovesse avvenire, puoi contattare la società che gestisce la piattaforma dall’apposito link delle segnalazioni ormai presente in tutti i social network e sui siti che offrono servizi online. Attraverso questo sistema potrai chiedere e ottenere la rimozione del contenuto lesivo nel giro di pochi minuti.

In caso contrario, puoi sempre rivolgerti alle autorità. In questo caso, la prima carta da giocare è quella della denuncia alla Polizia postale (in alternativa puoi recarti dai Carabinieri). Puoi recarti munito di carta d’identità per segnalare il contenuto offensivo o inappropriato. La polizia postale redigerà un verbale in cui riporterà il link al video e, trasmessi gli atti alla Procura della Repubblica, previa autorizzazione fornita dal magistrato, ordinerà al gestore l’oscuramento della pagina. Purtroppo questa operazione non è così tempestiva come potrebbe sembrare e potrebbe richiedere anche qualche mese. Nel frattempo è sempre bene continuare a contattare la società (anche se straniera) che gestisce la piattaforma. È anche possibile rivolgersi direttamente a Google per chiedere la de-indicizzazione del contenuto tramite il modulo, messo a disposizione dallo stesso motore di ricerca americano, per garantire a tutti il cosiddetto «diritto all’oblio». Basta collegarsi con l’apposita pagina dei contatti Google e compilare i campi. Di solito la risposta interviene entro una decina di giorni.

Google ha predisposto un modulo online per cancellare i link che violano il diritto all’oblio

Un’altra soluzione è quella di chiedere un intervento del tribunale civile che, con un ricorso d’urgenza, ordini al provider l’oscuramento della pagina. I tempi possono variare da tribunale a tribunale. Di solito sono necessari dai 4 ai 10 mesi.

Resta in ogni caso la possibilità di chiedere il risarcimento del danno sofferto per via della illecita divulgazione del video del sesso in luogo pubblico. La legge prevede l’obbligo di risarcire il danno causato in caso di illecita pubblicazione del materiale multimediale. Più nello specifico, la Corte di Cassazione ha affermato che, oltre al danno non patrimoniale derivante dalla lesione dell’onore o della reputazione, va risarcito anche l’eventuale danno patrimoniale (si pensi ad esempio al professionista che abbia visto screditata la propria immagine, con conseguente riduzione della clientela). In ogni caso, il danno deve essere, d’un canto, proporzionato alla misura del guadagno realizzato o realizzabile dal soggetto che ha reso pubblici la fotografia o la ripresa, considerando anche il compenso presumibilmente richiedibile da parte del soggetto ritratto nel caso in cui avesse consentito alla pubblicazione.

Aggravanti sono previste se la persona ritratta è per di più minorenne. Con un importante avvertimento. Se il giovane che ancora non ha compiuto 18 anni è lui stesso a fotografarsi o filmarsi, l’eventuale divulgazione da parte di terzi non costituisce reato di diffusione di materiale pedopornografico. Sul punto leggi Selfie erotici: inoltrare la foto di un minore nudo non è reato.

note

[1] Cass. sent. n. 22221/17 del 8.05.2017.

Autore immagine: 123rf com

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