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Come nasce l’usufrutto


> Moduli Pubblicato il 26 giugno 2017



L’usufrutto permette ad un soggetto di fruire di un bene altrui: ma in che modo si costituisce questo diritto? Ecco cosa dice la legge.

L’usufrutto si iscrive nella categoria dei diritti reali di godimento previsti dalla legge (insieme a uso, abitazione, enfiteusi e servitù). In pratica, il titolare del bene (nudo proprietario) concede all’usufruttuario il godimento dello stesso, col solo limite di mantenere inalterata la destinazione della cosa (ad esempio immobile ad uso commerciale o abitativo). Ma come nasce l’usufrutto? Il codice civile prevede diversi modi per istituire tale diritto: dal contratto al testamento, dalla costituzione per legge a quella per usucapione. Analizziamo tutto con chiarezza.

Cos’è l’usufrutto

L’usufrutto è uno dei diritti reali di godimento previsti dal codice civile [1]. Può riguardare ogni tipo di bene (mobile, immobile, universalità di mobili, aziende, titoli di credito ecc.), sia materiale che immateriale (come i diritti d’autore). Il diritto in questione mette in relazione due soggetti: colui che ha la proprietà del bene (nudo proprietario) concede quest’ultimo in godimento all’usufruttuario. In pratica, il primo soggetto mantiene la titolarità della cosa, ma è il secondo a fruirne concretamente. Il codice civile infatti, dispone che l’usufruttuario ha il diritto di godere del bene con un unico limite: quello di rispettarne la destinazione economica (ad esempio, se si tratta di un immobile ad uso abitativo non potrà essere utilizzata come negozio, bed and breakfast e così via). L’usufruttuario ha il diritto di conseguire il possesso della cosa e i frutti di quest’ultimo (ad esempio il canone di locazione derivanti dall’affitto dell’immobile).

l’usufrutto ha durata necessariamente limitata

Come visto, il proprietario rimane tale solo sulla carta: di fatto, egli non può fruire della cosa concessa in usufrutto. Per questo motivo, tale diritto ha durata necessariamente limitata (altrimenti verrebbe compresso troppo il diritto del nudo proprietario). Secondo la legge l’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario, se questo è una persona fisica. Se si tratta di una persona giuridica (si pensi ad una società), invece, la durata massima è di trent’anni. Ma vediamo come nasce l’usufrutto.

Modi di costituzione dell’usufrutto

L’usufrutto può nascere:

  • per volontà della legge (cosiddetto «usufrutto legale»);
  • per contratto;
  • per testamento;
  • per usucapione.

L’usufrutto legale

Si parla di usufrutto legale quando è la stessa legge che impone la costituzione di tale diritto in capo a determinati soggetti. L’esempio classico è l’usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli minori, previsto dal codice civile [2]. Tale diritto spetta a chi esercita la responsabilità genitoriale sui figli, fino al conseguimento della maggiore età o all’emancipazione da parte di questi ultimi. L’usufrutto può essere congiunto o esclusivo, a seconda che ad esercitare la responsabilità genitoriale siano entrambi i genitori o uno solo di essi. Esso ricade su tutti i beni del figlio, salvo alcuni espressamente esclusi dalla legge. I genitori, inoltre, hanno l’obbligo di destinare i frutti percepiti al mantenimento della famiglia, all’istruzione e all’educazione dei figli.

La costituzione per contratto e testamento

L’usufrutto non nasce solo per volontà della legge. Nella stragrande maggioranza dei casi il diritto è costituito dalla volontà delle parti, attraverso un atto inter vivos (contratto) o mortis causa (testamento). Quanto al contratto con cui si costituisce l’usufrutto, esso può consistere sia in una scrittura privata che in un atto pubblico da redigere presso un notaio. In ogni caso deve trattarsi di un atto scritto, pena la nullità della stipulazione [3]. Il contratto è inoltre soggetto a trascrizione per fini pubblicitari e per far sì che sia opponibile ai terzi che vantino diritti sul bene. Se costituito per testamento, esso può riguardare una parte o la totalità dei beni del testatore.

La costituzione per usucapione

L’usufrutto, come tutti i diritti reali di godimento, può essere acquistato per usucapione, in virtù di un possesso continuo e ininterrotto che si protragga un certo periodo di tempo. Ci riferiamo all’usufrutto su beni immobili, l’usucapione matura col decorso di vent’anni. Quali sono le condizioni? In pratica ciò avviene quando, pur non avendo formalmente l’usufrutto del bene, ci comportiamo come se fossimo usufruttuari per un tempo di vent’anni (quindi utilizziamo il bene e ne acquisiamo i frutti). Occorre però che, durante questo periodo, non si verifichino atti che interrompano l’esercizio del diritto (si pensi ad un atto formale del proprietario che rivendichi il diritto di utilizzare l’immobile). In questo modo, realizzata l’usucapione, diverremo automaticamente usufruttuari del bene, con la possibilità di ottenere una sentenza giudiziale che attesti tale condizione.

Si può usucapire la proprietà del bene dato in usufrutto?

La legge riconosce anche la possibilità, per colui che sia usufruttuario di un bene, di acquisirne la proprietà per usucapione. Perché ciò possa avvenire, tuttavia, è necessario che il titolare del diritto ponga in essere un atto di interversione del possesso. In pratica, deve effettuare un’azione che sia incompatibile con la sua qualità di (mero) usufruttuario e con la titolarità del bene da parte del nudo proprietario. Si pensi all’usufruttuario che conceda ad altri diritti sul bene (come una servitù) o realizzi opere importanti sullo stesso. In questo modo egli cessa di comportarsi come usufruttuario e si atteggia a vero e proprio proprietario del bene. Se tale situazione permane per il tempo previsto dalla legge (vent’anni per gli immobili) e senza un atto di rivendica da parte del nudo proprietario, l’usufruttuario potrà usucapire il bene oggetto del diritto.

note

[1] Artt. 978 ss. cod. civ.

[2] Art. 324 cod. civ.

[3] Art. 1350 n. 2) cod. civ.

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