Professionisti Responsabilità del condominio verso terzi

Professionisti Pubblicato il 1 luglio 2017

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> Professionisti Pubblicato il 1 luglio 2017

La responsabilità del condominio per atti dannosi commessi dall’amministratore o suoi dipendenti.

Anche in tema di responsabilità extracontrattuale si propende per la riferibilità diretta, in capo ai singoli condòmini, dell’obbligo risarcitorio. Per tale responsabilità, l’obbligo del condòmino è di natura solidale.

L’incarico di esecuzione di opere può essere anche occasionale

Invero, il condominio è responsabile per gli atti dannosi commessi dall’amministratore, dal portiere, dall’addetto alle pulizie e da quanti altri che anche occasionalmente hanno lavorato in nome e per conto del condominio ovvero alle sue dipendenze. Ai fini della responsabilità indiretta prevista dall’articolo 2304 c.c., anche se non è richiesta l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è pur sempre necessaria la sussistenza dell’incarico di esecuzione di opere, anche di carattere occasionale o temporaneo, che importi un vincolo di dipendenza, vigilanza e sorveglianza tra committente e commesso, in relazione alle mansioni a questo affidate [1]

La responsabilità del committente può, invece, essere esclusa quando il comportamento illecito del preposto non è funzionalmente e strumentalmente collegabile con l’incarico ricevuto [2]

Il nesso di causalità

Da ciò che la presunzione di responsabilità a carico del condominio postula un collegamento tra il fatto dannoso e le mansioni disimpegnate, a quel fine si richiede un vero e proprio nesso di causalità, ma è sufficiente un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l’incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto dannoso, e ciò vale anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, purché sempre nell’ambito del rapporto di lavoro, così da non configurare una condotta del tutto estranea al rapporto di lavoro [3]

note

[1]Cass. 2732/1970.

[2]Cass. pen. 2994/1987.

[3]Cass. 10381/1996.


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