Niente assegno di divorzio se l’ex va in pensione

24 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 giugno 2017



La Cassazione ribadisce: per concedere o revocare l’assegno serve il criterio dell’autosufficienza, non quello del tenore di vita dell’ex coniuge.

Vuoi prendere in pensione? Allora comincia a dire addio all’assegno di divorzio. Perché se con quello previdenziale diventi autosufficiente, l’altro assegno, quello che passa ogni mese l’ex, non è più giustificato.

Si è pronunciata in questo senso la Corte di Cassazione [1] o meglio: si è pronunciata di nuovo in questo senso dopo che, nel maggio 2017, avesse già stabilito – con una sentenza da molti definita storica – che un giudice non può decidere sull’assegno di divorzio in base al tenore di vita o alla disparità economica tra i vecchi coniugi [2]. Quello che conta, secondo i supremi giudici, è che chi deve ricevere i soldi dall’altro sia o meno autosufficiente.

La Cassazione ha, così, chiesto alla Corte d’appello di Roma di rivedere il caso di un funzionario romano per il quale i giudici avevano disposto non la revoca ma la riduzione dell’assegno di divorzio da 250 a 100 euro mensili. Lui, con una pensione di 2.000 euro, avrebbe dovuto «passare» questa cifra all’ex moglie, pensionata anche lei ma con un reddito di poco più della metà (1.141 euro mensili). Un divario economico troppo evidente, secondo la Corte territoriale, sufficiente a giustificare l’assegno di divorzio.

Tuttavia, gli Ermellini hanno ricordato quanto disposto nella sentenza pronunciata a maggio, e cioè: il tenore di vita non è un criterio da tenere in considerazione, bensì occorre valutare se il beneficiario possiede redditi e/o risorse patrimoniali di qualsiasi tipo, se è in grado di lavorare, se ha una casa, ecc. In altre parole, se è o può essere autosufficiente. Non a caso, la Suprema Corte ha evidenziato come l’ex moglie non abbia voluto mostrare ai giudici la dichiarazione dei redditi e gli estratti conto.

L’applicazione ai processi in corso

La sentenza della Cassazione che modifica i criteri sull’assegno di divorzio è un principio da applicare anche ai processi in corso. E’ il parere espresso durante un recente convegno dal presidente della IX sezione civile del Tribunale di Milano, Anna Cattaneo. Secondo il magistrato, per quanto la sentenza presenti qualche criticità (come il fatto che sia stata pronunciata a «sezioni semplici» e non a «sezioni unite»), quanto disposto dalla Cassazione «è un precedente importante, un principio da applicare», anche se poi i giudici potranno discostarsi di fronte a dei casi specifici che andranno motivati proprio sulle criticità della sentenza.

note

[1] Cass. sent. n. 15481/2017.

[2] Cass. sent. n. 11504/2017.

Autore immagine: 123rf.com

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