Donna e famiglia È possibile licenziare la domestica incinta?

Donna e famiglia Pubblicato il 28 giugno 2017

Articolo di

> Donna e famiglia Pubblicato il 28 giugno 2017

Il divieto di licenziamento durante la gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino non si applica al lavoro domestico. Possibile licenziare la baby sitter incinta, quindi.

Immaginiamo che collaboratrice domestica, la badante, la colf o la baby sitter che abbiamo assunto ci comunichi, dopo poco tempo, di essere in gravidanza. Che fare in questi casi? Per quanto si possa essere contenti per lei, le faccende di casa non sono agevoli per chi aspetta un bambino, col rischio di un infortunio sempre dietro l’angolo. È possibile licenziare la domestica incinta? Secondo il Tribunale di Napoli [1] il divieto di licenziamento durante la gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino non si applica al lavoro domestico. È quindi possibile mandare a casa la domestica durante il periodo pre e post parto a differenza, invece, di tutte le altre lavoratrici.

Licenziare la baby sitter in gravidanza non è discriminatorio

Domestica incinta: è possibile licenziarla?

È facile comprendere che una baby sitter incinta pone più di una perplessità:

  • per il datore di lavoro: per quanto tempo riuscirà a portare avanti i propri compiti? Come farà a mantenere, oltre alla baby sitter in maternità, un’altra persona a servizio?;
  • per la stessa tata: come starà durante tutta la gravidanza? Riuscirà a lavorare?

La sentenza del Tribunale di Napoli si conforma a quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione [2], dall’Inps e dall’Ispettorato del Lavoro secondo cui, in ambito domestico, non è vietato licenziare la lavoratrice in stato di gravidanza. La conseguenza è che il licenziamento di una baby sitter in dolce attesa da parte del datore di lavoro (e, cioè, la famiglia presso cui presta servizio) non configura una discriminazione nei suoi confronti – anche se deciso non appena la donna comunica la notizia – e, quindi, la tata non potrà chiedere nessun risarcimento. Esattamente il contrario rispetto a quanto previsto per la generalità delle lavoratrici dipendenti per le quali vige un divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione e fino al compimento di 1 anno di età del bambino.

Domestica incinta: è giusto licenziarla?

In realtà, questo orientamento suscita più di una perplessità se si considera che il Ccnl sulla disciplina del rapporto di lavoro prevede l’applicazione delle norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri anche ai collaboratori domestici dall’inizio della gravidanza e fino alla cessazione del periodo di astensione per congedo di maternità.

Anche le lavoratrici domestiche incinte hanno dei diritti

Domestica incinta: che diritti ha?

Ma quali sono i diritti di una donna incinta che lavora nel settore domestico come baby sitter, colf o badante? [3]. Sicuramente è necessario tutelare la sicurezza e la salute della lavoratrice in gravidanza, fino a 7 mesi di età del figlio (nato o adottato), permettendole di fare visite ostetrico-ginecologiche e di fruire delle prestazioni specialistiche per la tutela della maternità.

Per quanto riguarda, nello specifico il rapporto di lavoro, fermo restando che il datore di lavoro può licenziare liberamente la donna lavoratrice incinta nel settore domestico, se decide di non farlo, non potrà adibirla al lavoro:

  1. durante i due mesi precedenti la data presunta del parto;
  2. se il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto;
  3. durante i tre mesi dopo il parto;
  4. durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.

Non è tutto: se la lavoratrice è occupata in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, sono per lei troppo pesanti il divieto è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto. Pensiamo ai casi di gravi complicanze della gravidanza o di malattie che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza. Oppure quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute dannose per la salute della donna e del bambino.

Naturalmente anche alla lavoratrice madre del settore domestico spetta il trattamento economico e normativo di tutte le lavoratrici in congedo di maternità e, cioè, l’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Ed i periodi di congedo di maternità sono computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie.

note

[1] Trib. Napoli sent. n. 1477 del 17.02.2016.

[2] Cass. sent n. 17433 dello 02.09.2015.

[3] Artt. 6, 16, 17 e 22 d. lgs. n. 151 del 26.03.2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità).

Fonte della sentenza: lesentenze.it


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

Hai un dubbio giuridico, curiosità che ti piacerebbe conoscere? Chiedicelo

CERCA CODICI ANNOTATI