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Lo sai che? Posso oppormi all’uso del tfr che vuole fare mio marito?

Lo sai che? Pubblicato il 1 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 luglio 2017

Mio marito ha avuto il tfr di 50mila euro e lo vuole impiegare per una casa del 1900, completamente da ristrutturare, ricevuta in eredità. Posso oppormi?

Ipotizzando che il regime patrimoniale tra i coniugi di cui trattasi sia quello di comunione legale, innanzitutto il trattamento di fine rapporto [1] è considerato dalla legge un bene personale [2] con la conseguenza che ad esso non si applicano le norme relative all’amministrazione dei beni ricadenti nel regime di comunione legale (ammesso che questo sia il regime patrimoniale applicabile alla coppia a cui fa riferimento il quesito). L’importo che, quindi, il coniuge ha percepito a titolo di tfr può essere da lui amministrato in proprio. E, tuttavia, si deve tenere presente che dall’atto naturale di procreazione e dal matrimonio civile derivano, per entrambi i coniugi, specifici obblighi e doveri quali:

  • il dovere di mantenere i figli tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni di essi;
  • il dovere di contribuire ai bisogni della famiglia in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo;
  • l’obbligo reciproco alla assistenza materiale e alla collaborazione nell’interesse della famiglia;
  • il dovere di adempiere all’obbligo di mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze.

Essendo questo, quindi, il quadro normativo di riferimento, è evidente che la consistente somma che il marito ha incamerato a titolo di trattamento di fine rapporto non potrà essere del tutto insensibile all’adempimento dei doveri e degli obblighi suddetti.

Ciò premesso, le soluzioni ipotizzabili di fronte al persistere del conflitto tra i coniugi relativamente all’utilizzo di questa somma, sono le seguenti:

  1. in via preventiva, chiedere l’intervento del giudice per tentare di raggiungere (in ordine alle modalità di impiego dell’importo costituente tfr una soluzione concordata (la norma, assai poco praticata in verità, specifica che andranno sentite le opinioni dei coniugi e, per quello che sarà ritenuto opportuno, anche quelle dei figli conviventi ultrasedicenni). In mancanza di un accordo e solo se i coniugi concordemente ed espressamente glielo chiedessero, il giudice potrebbe adottare la soluzione ritenuta più consona alle esigenze famigliari (tale possibilità è ulteriormente condizionata dall’essere l’affare essenziale: si ritiene che, stante la elevata consistenza dell’importo, l’affare in questione possa effettivamente considerarsi essenziale);
  2. in via successiva, vi sono le seguenti possibilità:

1.b solo se il marito si rendesse inadempiente ai propri doveri di mantenimento verso i figli fissati adire, da parte di chiunque vi avesse interesse, il presidente del tribunale per ottenere, con decreto, un ordine di pagamento direttamente in favore dell’altro genitore di una quota dei redditi del marito medesimo;

2.b adire il giudice, da parte della moglie, ove il marito venisse meno all’obbligo di contribuzione nei suoi confronti: quest’ultima ipotesi è comunque piuttosto astratta in quanto se vi fosse l’inadempimento all’obbligo di contribuzione (anche in conseguenza dell’utilizzo dell’importo percepito a titolo di tfr a fini del tutto estranei da quelli concernenti la cura familiare) ciò costituirebbe causa di addebito nella separazione e sarebbe allora opportuno verificare la percorribilità di questa via.

In ogni caso consiglio di verificare, assieme al marito, le ragioni che lo inducono ad impiegare il trattamento di fine rapporto nella ristrutturazione di questo immobile (di cui è proprietario solo in quota). Potrebbe a tal fine essere d’aiuto una attività di mediazione di tipo familiare e ciò allo scopo di vagliare le ragioni del marito che potrebbero anche essere mosse da intenti non esclusivamente egoistici o di disinteresse verso i bisogni del nucleo familiare.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 2120 cod. civ.

[2] Ai sensi dell’articolo 179 cod. civ.


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