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Scambio case per brevi periodi: come funziona?

26 giugno 2017


Scambio case per brevi periodi: come funziona?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2017



Ho una casa vacanza che offro gratuitamente ad altre persone, conosciute su internet, le quali mi danno in cambio la possibilità di vivere, per brevi periodi, nel loro appartamento. Si tratta, insomma, di scambio casa a fronte del quale non percepisco alcun reddito. Ho degli obblighi fiscali?

Si sta diffondendo sempre di più l’attività di scambio case, anche grazie alle intermediazioni delle piattaforme online che fanno intermediazione o si limitano semplicemente ad ospitare le inserzioni e gli annunci. In pratica, il proprietario di un appartamento concede ad altre persone di vivere nel proprio appartamento per qualche giorno, settimana o addirittura mesi, con o senza la sua presenza; in cambio, l’ospite offre a sua volta al titolare dell’immobile la possibilità di usufruire, per uguale periodo, di una propria casa. Questa pratica, molto simile al baratto, che consente di sfruttare il proprio appartamento per visitare posti nuovi senza dover spendere nulla in affitti, sta funzionando soprattutto per le case vacanze o quelle situate nelle grandi città, meta di turisti. In questo modo infatti si realizzano due finalità: si rimane titolari di un immobile senza essere obbligati a rimanere sempre nello stesso luogo e senza dover pagare canoni di locazione.

Ma come vengono trattati, sotto un profilo fiscale, tali contratti? Sono necessarie delle autorizzazioni? Si devono pagare le tasse? Insomma, come funziona lo scambio case?

Chi “baratta” l’utilizzo del proprio appartamento con quello di un’altra persona, sia che ciò avvenga in forma occasionale che sistematica, non realizza un reddito e, quindi, non è soggetto a tassazione. Quindi, in caso di scambio casa, se l’ospitalità avviene a titolo gratuito – senza cioè la percezione di alcun reddito – non c’è bisogno né di dichiarare l’attività al fisco, né di dover “denunciare” eventuali redditi derivanti dall’utilità che in tal modo si ottiene.

Che succede, però, se viene prevista la necessità di versare un contributo spese? La possibilità, in questi casi, di configurare un reddito tassabile dipende da come tale versamento viene giustificato in contratto. Non c’è alcun obbligo di dichiarazione se ci si limita a offrire un piccolo contributo per spese di pulizia o, nel caso in cui il padrone di casa rimanga all’interno dell’appartamento insieme all’ospite, si partecipi alle spese da questi sostenute per l’acquisto di viveri e altri servizi domestici (si pensi anche alle utenze). Si tratta, infatti, di apporti economici a una spesa sostenuta da un’altra persona che, pertanto, non creano ricchezza in capo a quest’ultima e, quindi, non vanno dichiarati al fisco. Diverso è se questo contributo non viene giustificato e travalica, come importo, lo stretto indispensabile per le spese primarie. In tal caso si potrebbe essere in presenza di un vero e proprio reddito che andrà tassato – nonostante l’apparente attività di scambio-casa – come reddito fondiario. Sul punto leggi Quali tasse per l’affitto della casa?

Infine secondo alcuni regolamenti comunali, anche l’ospite a titolo gratuito deve pagare l’imposta di soggiorno.

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