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Cosa rischia il genitore che impedisce all’altro di vedere i figli?

26 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2017



Separazione: la madre che ostacola le visite tra padre e figli rischia non solo l’ammonimento del giudice ma anche la condanna al risarcimento del danno e la perdita del collocamento dei minori.

I figli hanno il pieno diritto di frequentare in modo stabile e significativo sia la madre che il padre anche dopo la loro separazione, senza essere in alcun modo limitati o ostacolati da uno o dall’altro. Se ciò non avviene in quanto, uno dei genitori, più facilmente quello che vive stabilmente con la prole (e che è di solito la madre), impedisce le visite tra i minori e l’ex, il giudice:

  • lo ammonisce a non porre più in essere comportamenti che possano ostacolare o condizionare i rapporti dei figli con l’altro genitore,
  • e si riserva, all’esito di un esame più approfondito sulla situazione familiare, di punirlo con condanne più severe, come quella al risarcimento del danno e al collocamento dei minori (cioè al diritto di abitare con i figli) presso l’altro genitore.

È quanto emerge da una recente pronuncia del Tribunale di Bari [1].

Com’è regolata dalla legge la separazione dei genitori con figli minori?

Per meglio comprendere la decisione del giudice pugliese è bene fare un passo indietro e ricordare cosa prevede la legge per il caso di separazione di una coppia con figli minori. Legge che, val la pena sottolinearlo, vale per tutti figli, nati che siano fuori o dentro il matrimonio.

Per farlo, partiamo dalla considerazione che, quando la famiglia è unita, i figli hanno diritto di essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti moralmente da entrambi i genitori, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. Essi hanno inoltre il diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i nonni e gli altri parenti.

Tali diritti restano fermi anche in caso di separazione, dove ai genitori si aprono due possibili strade:

  • o essi riescono a raggiungere un accordo globale in cui stabiliscono chi tra loro debba continuare ad abitare nella casa familiare, se e con quale dei genitori i figli debbano vivere stabilmente (cosiddetto “genitore collocatario”), il calendario delle visite con l’altro, il contributo economico dovuto per il loro mantenimento. E in tal caso il giudice si limita a prendere atto di tali accordi se questi non contrastano con l’interesse dei minori;
  • oppure, se il conflitto tra i genitori permane, è il giudice che deve decidere su ogni aspetto della separazione, avendo come obiettivo primario quello di garantire ai minori il diritto alla stabilità e continuità dei rapporti sia con la madre che col padre. Ecco perché la legge stabilisce, come regola generale, che i figli debbano essere affidati ad entrambi i genitori. È questo il cosiddetto «affidamento condiviso» che comporta l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte sia della madre che del padre e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza (ossia quelle sull’educazione, sulla salute e sulla istruzione dei figli). Solo nei casi più gravi, invece, in cui il giudice ritiene che l’affidamento ad entrambi i genitori sia contrario all’interesse dei minori, può affidare i figli solo ad uno solo di essi (si parla, in tal caso, di «affidamento esclusivo»).

Che valore hanno i provvedimenti del giudice della separazione riguardanti i figli?

La decisione del giudice, però, una volta presa, in un verso (cioè approvando l’accordo dei genitori) o nell’altro (a seguito della causa portata dai genitori), deve essere rispettata in ogni suo aspetto, fermo restando che essa rappresenta sempre una cornice minima per padre e madre, i quali dovranno (o almeno dovrebbero) mostrarsi capaci di adattare quanto stabilito dal magistrato ai mutamenti delle circostanze del caso, tenendo anche conto dei bisogni e dei desideri manifestati dai figli, senza però condizionarli.

Capita però di frequente che i provvedimenti assunti dal tribunale (specie quando non condivisi dalle parti in causa) non vengano presi di buon grado dai genitori, più spesso da quello che vive stabilmente con i minori (e che è di solito la madre), con l’effetto che, non di rado, i figli vengono posti nelle condizioni materiali di non poter vivere in modo sereno il tempo che trascorrono con l’altro genitore (più spesso il padre) oppure vengono condizionati nella loro stessa volontà di frequentare tale genitore.

Che succede allora se un genitore ostacola o impedisce le visite tra i figli e l’ex?

Come viene tutelato dalla legge il genitore ostacolato dall’altro nel diritto di visita dei figli

La legge prevede diversi strumenti (sia di tipo civile che penale) a tutela del genitore al quale non è consentito di esercitare in modo pieno il proprio diritto (che è poi anche un dovere) di visita verso i figli. Così, ad esempio, quando vi siano degli oggettivi mutamenti nella situazione di vita dei minori (si pensi ad un trasferimento attuato arbitrariamente dal genitore che vive con i figli oppure ad un disagio manifestato dal bambino), il genitore interessato potrà chiedere una modifica dei provvedimenti riguardanti il minore e delle modalità degli incontri programmati stabiliti dal giudice [2]. Nel caso in cui, poi, permangano gli atteggiamenti finalizzati ad impedire gli incontri con la prole, il genitore potrà agire in sede penale, con una querela per il mancato rispetto degli ordini del giudice [3] (sono infatti da considerarsi tali anche i provvedimenti della separazione riguardanti le modalità dell’affidamento dei figli).

E ancora, se un genitore è ostacolato dall’altro nelle visite ai figli, la legge gli riconosce uno specifico strumento finalizzato al ripristino delle relazioni familiari. Il nostro codice di procedura civile infatti [4] prevede che, in caso di gravi inadempienze che arrechino pregiudizio al minore o che ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice può modificare le decisioni in vigore riguardanti i figli e al contempo:

  • ammonire il genitore inadempiente;
  • disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti del minore;
  • disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti dell’altro genitore;
  • condannare l’inadempiente al pagamento di una sanzione pecuniaria (da 75 a di 5.000 euro) a favore della Cassa delle ammende.

Ostacoli al diritto di visita del padre: la vicenda

Ed è proprio a quest’ultimo strumento che è ricorso – nel caso di cui alla pronuncia in esame – un padre (assistito dall’ avv. Luigi Liberti jr del foro di Bari) che, osteggiato dalla moglie, sin dal momento della separazione, nel proprio diritto/dovere di frequentare i due figli (quasi adolescenti), chiedeva al giudice della causa in corso di prendere i provvedimenti (tra quelli sopra elencati) ritenuti più adeguati a tutelare non solo la necessità di preservare il proprio ruolo di genitore (continuamente screditato dalla moglie), ma soprattutto di tutelare i due minori, prevenendo in loro disturbi della personalità o i disagi esistenziali. I ragazzi, infatti, sotto il costante e pesante condizionamento della madre (genitore collocatario), rivolgevano al padre offese costanti e del tutto gratuite sicché, il giudice aveva disposto un “monitoraggio” della situazione familiare da parte dei competenti servizi sociali.

La madre, però, violava in modo reiterato quanto stabilito dal tribunale in quanto restava nella sede degli incontri, interrompendone lo svolgimento e inveendo contro gli operatori con gravi offese e minacce di morte e, ancor più, ostacolando l’intensificarsi della frequentazione padre-figli nonostante la disponibilità manifestata dai ragazzi ad incontrare il padre, così «dimostrando – si legge nel provvedimento – di non aver ancora rielaborato i vissuti relativi al fallimento della sua unione coniugale».

Come viene punito il genitore che ostacola le visite dei figli con l’ex?

Il giudice barese ha ritenuto questa condotta una palese violazione dei provvedimenti presi in sede di separazione ed ha pertanto ammonito la madre a non porre più in essere comportamenti che possano ostacolare o condizionare negativamente la ripresa dei rapporti tra i figli e il padre nel rispetto dei principi di bigenitorialità. Ma non solo. Tenuto conto della gravità delle azioni poste in essere dalla donna, il magistrato ha disposto una perizia psicologica sull’intero nucleo familiare al fine di valutare, all’esito, l’opportunità di interventi più radicali quali sanzioni pecuniarie e il cambio del collocamento dei figli in favore del padre.

Una pronuncia questa che non fa che conformarsi alla linea dura più volte mostrata dai giudici (tra i quali la Corte europea dei diritti dell’uomo)[5] verso quei genitori che non intendono favorire i rapporti tra i figli e il proprio ex e che, nei casi più gravi, ha portato persino alla perdita dell’affidamento dei figli. Dinanzi a tutto questo sorge spontaneo domandarsi: «ne vale davvero la pena? e se si, per il bene di chi?».


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