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Muore il padre che non si è interessato dei figli: che fare?


Muore il padre che non si è interessato dei figli: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2017



Se il padre di disinteressa dei figli, questi, alla sua morte, possono chiedere il risarcimento del danno da vuoto emotivo nei confronti dei suoi eredi.

Se il padre, in vita, non si è curato dei propri figli, nati da una precedente unione, questi ultimi, alla sua morte, potranno chiedere il risarcimento del «danno da vuoto emotivo e relazionale» ai suoi eredi. Difatti, il debito a carico di chi ha fatto mancare, alla propria prole, i mezzi di sostentamento economici, le cure affettive e l’amore cui un genitore è obbligato per legge si trasmette con la successione ai suoi eredi. Lo ha chiarito il Tribunale di Cagliari [1] con una recente sentenza che ribadisce un principio ormai stabile in giurisprudenza. La sentenza spiega, nella sostanza, che fare se muore il padre che non si è interessato dei figli. Per comprendere meglio il principio ricorreremo a un esempio.

I debiti “affettivi” coi propri ex figli si trasmettono agli eredi

Immaginiamo un uomo che abbia una relazione di fatto con una donna. Dopo non molto tempo nasce un figlio. Ma il padre mostra di non voler assumersi le proprie responsabilità e poco alla volta si allontana dalla famiglia sino a lasciare la compagna e il bambino da soli. La donna, pur di troncare completamente la relazione sfortunata, non ricorre l’ex convivente, né lo perseguita con azioni giudiziarie volte a ottenere il mantenimento per il figlio. È quest’ultimo, però, una volta raggiunta la maggiore età, che chiede giustizia per sé e per l’amorevole madre che si è presa cura di lui per tutta la vita a fronte di numerosi sacrifici. Così decide di intentare la causa contro il padre per il risarcimento del danno. Scopre però solo allora che l’uomo è morto da mesi e ha lasciato, come erede, un altro figlio avuto da una successiva relazione. Così decide di rivolgersi a quest’ultimo, in quanto erede universale. Lui però non ne vuole sapere nulla: sostiene che dei comportamenti illeciti del padre non può rispondere, atteso che non si tratta di debiti “veri e propri” lasciati per via di contratti o fatture non pagate. Chi dei due ha ragione? Secondo la giurisprudenza, gli eredi dell’uomo devono risarcire il figlio nato fuori dal matrimonio perché il padre in vita se n’è disinteressato. Si tratta del «danno non patrimoniale da vuoto emotivo e relazionale» che non è stato possibile ottenere dal genitore per via del suo decesso.

Potrebbe non essere conveniente accettare l’eredità di un uomo che non ha prestato le cure ai propri figli

Ogni uomo è tenuto a riconoscere il proprio figlio nato fuori dal matrimonio e a prestargli tutta l’assistenza, non solo materiale, ma anche morale e affettiva, a pena di risarcimento del danno morale. La contraria condotta tenuta dal padre procura nella prole un danno morale enorme consistente nelle sofferenze patite per il mancato affetto del genitore e per il dovuto apporto di natura economica mai ricevuto.

Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio integra da un lato, «la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, e determina, dall’altro, un danno non patrimoniale dovuto al grave stato di sofferenza per la deprivazione della figura parentale paterna, consistente nelle ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stato desiderato come figlio e di essere, anzi, rifiutato». È pacifico, dunque, in questi casi, «il vuoto emotivo, relazionale e sociale dovuto all’assenza paterna» nella vita del figlio che comporta, per lui, il diritto al risarcimento del danno.

Quindi, nell’esempio di poc’anzi, ben farà il primo figlio a rivolgersi al secondo per ottenere da quest’ultimo il risarcimento per il danno subìto a causa dell’indifferenza paterna.

note

[1] Trib. Cagliari, sent. n. 259/17.

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