HOME Articoli

Lo sai che? Qual è il limite tra diffamazione e critica politica?

Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2017

La legge punisce la diffamazione sia con sanzioni penali che con sanzioni civili, ossia con l’obbligo di risarcimento del danno; ma è necessario controbilanciare questo diritto con quello della libertà del pensiero.

È facile parlare male dei politici, specie quando si usano espressioni generiche, rivolte alla categoria e, spesso, prive di prove concrete o di conoscenza approfondita dei fatti. Tuttavia, se è vero che lo stesso Andreotti diceva che «a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca» è anche vero che, nei luoghi comuni, si nasconde molto spesso più di un fondo di verità. Ciò nonostante non è consentito – nei confronti di nessuno, neanche dei politici – usare toni sprezzanti che, trascendendo dai fatti specifici, finiscano per essere attacchi gratuiti e ingiustificati alla persona e alla sua morale. Insomma, non bisogna travalicare i confini di una critica serena e obiettiva. Cosa non sempre facile quando c’è disprezzo, tensione sociale e – purtroppo oggi in gran quantità – odio. Poiché però i social network hanno reso assai facile far conoscere, in breve tempo, a una platea enorme di persone pensieri che possono risultare denigratori e offensivi è bene ricordare qual è il limite tra diffamazione e critica politica. Dove finisce il reato e dove inizia la libera manifestazione del proprio pensiero che la nostra Costituzione tutela? Cerchiamo di capirlo in questa breve guida.

La legge punisce la diffamazione – ossia la frase offensiva pronunciata davanti a due o più persone quando il soggetto offeso è assente – sia dal punto di vista penale (trattandosi di un reato), sia dal punto di vista civile (consentendo il risarcimento del danno che può essere anche di natura non patrimoniale, come il dolore, la sofferenza, l’umiliazione, ecc.).

Tuttavia il diritto all’onore o al decorso trovano un limite nella libertà di manifestazione del pensiero, nel diritto di critica politica e nel diritto di cronaca. Si tratta di diritti tutelati dal moderno Stato democratico, senza i quali si sarebbe in presenza di una dittatura. Per maggiori approfondimenti sull’argomento sarà meglio rinviare alla guida Diritto di cronaca, limiti. In questa sede però ci occuperemo specificatamente di rispondere alla domanda: qual è il limite tra diffamazione e critica politica?

In ordine al confine tra diffamazione e critica politica, i giudici hanno avuto modo di chiarire che i limiti della critica ammessa nei confronti di un uomo politico sono più ampi che nei confronti del privato cittadino. Il politico, infatti, si espone consapevolmente al controllo dei suoi atti da parte dei giornalisti e della massa di cittadini e, pertanto, le esigenze di tutela della sua reputazione devono essere bilanciate con l’interesse pubblico alla libera discussione delle questioni politiche. Questo però non toglie che non si può mai trascendere i limiti della cosiddetta «continenza» ossia il confine tra l’addebito di un fatto preciso e dimostrabile – seppur in forma piuttosto acre e diretta – e, invece, la generica contestazione che non fa riferimento ad alcun preciso comportamento («Sei un truffatore», «Sei un uomo di malaffare», «Sei un mafioso», «Sei un politico disonesto», ecc.), ma diventa solo la scusa per un’invettiva gratuita alla altrui moralità.

Ritorniamo quindi al problema del limite tra diffamazione e critica politica. La Cassazione [1] ha specificato che la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, sancito dalla Costituzione [2], consente nelle competizioni politiche e sindacali e nelle campagne giornalistiche, anche espressioni di una certa durezza e toni accesi e aspri. Tuttavia la critica politica non deve sconfinare in un vero e proprio attacco personale con cui si intenda colpire la sfera privata dell’offeso, né deve sconfinare nell’ingiuria e nella lesione della reputazione dell’avversario.

In caso di lesione della reputazione, anche il politico può agire per ottenere tutela dal giudice. E sempre più spesso accade, specie nei confronti di post su Facebook particolarmente sprezzanti. In questi casi il politico può:

  • sporgere querela per diffamazione e, nel successivo processo penale, costituirsi parte civile per il risarcimento del danno;
  • rivolgersi direttamente al giudice civile per ottenere il solo risarcimento del danno;
  • sporgere querela e contemporaneamente rivolgersi al giudice civile per il risarcimento del danno.

note

[1] Cass. sent. del 2.10.1992.

[2] Art. 21 Cost.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI