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Ipocondria e ansia: quante visite si possono chiedere?

27 giugno 2017


Ipocondria e ansia: quante visite si possono chiedere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 giugno 2017



La persona ipocondriaca che si presenta più volte in maniera petulante in un reparto di ospedale per farsi visitare non è punibile per molestie se non è consapevole di dare fastidio e di interferire nella sfera di libertà di medici e infermieri.

L’ipocondriaco non commette reato di molestie [1] se insiste nel chiedere, al medico dell’ospedale, una visita urgente perché si sente minacciato da una malattia. Il fatto di agire per difendere se stesso da un pericolo alla salute non lo rende responsabile penalmente, non almeno quando è inconsapevole del fatto che le continue insistenze sono futili e danno fastidio al reparto. È questo l’interessante chiarimento che proviene dalla Cassazione [2] con una sentenza pubblicata ieri. In buona sostanza, per chi soffre di ipocondria e ansia, non c’è un limite di visite che si possono richiedere, sebbene poi sarà facoltà del personale medico valutare la gravità della situazione e considerare l’eventuale necessità di una visita più approfondita. Insomma, il paziente ha il diritto di chiedere mentre il sanitario ha l’obbligo di capire dove finisce la malattia fisica e inizia quella psicologica. In ogni caso anche l’ipocondriaco ha diritto di essere rassicurato e, se del caso, curato, perché anche lui – in qualche modo – soffre.

Non si può, quindi, rimproverare di molestie e minacciare di una querela chi soffre di ipocondria e ansia e si presenza più volte, anche in maniera ossessiva, all’interno di una corsia di ospedale, perché pretende in tutti i modi di essere visitato. Il reato di «molestie» richiede la consapevolezza di agire per un biasimevole motivo o con petulanza, la quale consiste in un modo di agire pressante e indiscreto, tale da interferire sgradevolmente nella sfera privata altrui [3]: circostanze queste che non ricorrono nel caso di un soggetto che soffre di ipocondria. L’illecito penale scatta solo se si riesce a dimostrare che il malato immaginario è consapevole del fatto che la sua condotta limita la sfera di libertà del medico e degli infermieri. Non si può allora condannare il paziente che non accetta la diagnosi del medico ospedaliero, secondo cui è guarito, e dà in escandescenze perché vuole essere visitato ancora: la sanzione penale può scattare soltanto quando si dimostra che l’ammalato sa perfettamente di essere petulante ma non recede comunque dal suo proposito.

Anche l’ipocondriaco ha diritto a farsi visitare

Per comprendere il principio enucleato dalla Cassazione ricorreremo a un esempio. Immaginiamo un uomo che abbia una predisposizione della pelle a generare nei con il sole. Lui è convinto di avere un tumore alla pelle, anche se i medici lo hanno rassicurato, prescrivendogli solo l’uso della protezione solare. Ogni anno, dopo il mare, torna in ospedale per chiedere una visita dermatologica e, in quell’occasione, la risposta dei sanitari è sempre la stessa. Lui però non si fida e pretende ogni settimana una nuova visita: arriva a vedere macchie inesistenti e crede che alcuni dei suoi nei gli siano spuntati da poco, quando invece li ha sempre avuti. Preso dalla fobia di morire, si barrica dentro la corsia dell’ospedale e non ne esce se prima non viene visitato. All’ennesima richiesta di cura, il caporeparto lo denuncia: sostiene che, così facendo, il paziente rallenta il lavoro dei medici e li ostacola nel visitare persone con problemi più seri. L’ipocondriaco però si difende sostenendo che, ai suoi occhi da incompetente, ogni nuovo apparente sintomo risulta essere una minaccia e che, pertanto, pagando le tasse come gli altri, ha diritto di essere visitato o, quantomeno, non può essere querelato. Chi ha ragione?

Secondo la Cassazione, l’abituale frequentatore dell’ospedale che soffre di ansia e ipocondria, anche se fa pressioni sullo staff medico per risolvere la sua malattia immaginaria, non ha la consapevolezza di far dispetto ai sanitari, circostanza che sola caratterizza il reato di molestie. Se il malato si presenta in ospedale sempre con la prenotazione per la visita e mai pretende di passare avanti agli altri pazienti che, come lui, sono in attesa, né chiede l’erogazione di prestazioni non previste, non può essere querelato perché non sta commettendo alcun illecito. Se quindi non viene dimostrato che il paziente è consapevole che il suo comportamento interferisce in modo inopportuno nella sfera di libertà dei sanitari non scatta la punizione per le insistenti richieste di visita.

note

[1] Art 660 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 31467/17 del 26.06.2017.

[3] Cass. sent. n. 31740/2014.

Autore immagine: 123rf com

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