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Chi deve pagare la Tari

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



La tassa sui rifiuti copre i servizi comunali di smaltimento e raccolta della spazzatura: vediamo chi deve versarla e quali sono le esenzioni previste.

Avrai sicuramente sentito parlare di Tari, che sta per tassa sui rifiuti, o avrai visto recapitarti nella cassetta della posta una lettera da parte del tuo comune di appartenenza con la quale ti richiedono di pagare il tributo.

La tassa sui rifiuti o Tari è un tributo comunale che nel corso del tempo ha mutato più volte nome creando non poca confusione ai contribuenti. Infatti, solo negli ultimi anni questo tributo ha preso il nome di Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), poi Tia (tariffa di igiene ambientale) e successivamente Tares (tassa sui rifiuti e i servizi).

Con la legge di stabilità del 2014 è stata introdotta la Tari che fa parte della Iuc, cioè dell’imposta unica comunale. La Iuc non è un vero è proprio tributo ma può essere considerata come un “contenitore” che comprende al suo interno, oltre alla già citata Tari, altri due tributi, sempre locali, l’Imu che sta per imposta municipale unica e la Tasi che è il tributo che colpisce i servizi indivisibili.

La Tari serve a finanziare il servizio di trasporto, raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. Trattandosi di un servizio di pubblico interesse, cioè che riguarda tutti i cittadini, in linea di principio nessuno può esimersi dal pagamento ma non è sempre così.

Infatti, in questo articolo vediamo chi deve pagare la Tari e chi invece può usufruire di esoneri o esenzioni.

Chi paga la Tari

La Tari viene riscossa dal comune dove insiste, interamente o in maniera prevalente, la superficie dell’immobile assoggettata a tributo.

Il presupposto della tassa sui rifiuti è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte (a qualsiasi uso adibiti) suscettibili di produrre rifiuti urbani. É tenuto al pagamento, infatti, «chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani». Quindi ciò che rileva è la capacità di produrre rifiuti.

Ma cos’è un rifiuto? La norma [1] definisce un rifiuto come: “qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o obbligo di disfarsi”.

In pratica, per la Tari vige il principio del «chi inquina paga»: perché a pagare è chi realmente produce l’immondizia quindi l’inquilino indipendentemente dal fatto che risulti essere proprietario o affittuario dell’immobile. Ti faccio un esempio per cercare di chiarire meglio. Tu sei proprietario di un’abitazione che hai deciso di concedere in fitto per un anno. Nel corso di quel periodo chi realmente produce la spazzatura nell’abitazione affittata è l’inquilino, quindi sarà quest’ultimo a dover pagare il tributo.

Detenzione temporanea dell’immobile

Viceversa, se ho occupato l’immobile per meno di sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la tassa è dovuta dal proprietario del bene (o da chi ne detiene il possesso a titolo di usufrutto, uso, abitazione e superficie). In questo caso l’esempio potrebbe essere quello dell’abitazione in vacanza al mare o in montagna dove il periodo di permanenza è solitamente limitato.

Pluralità di possessori o detentori

Se l’immobile è occupato da più persone, sono obbligate in solido al pagamento della Tari. Significa che per il comune è indifferente il soggetto che paga. Ognuno degli occupanti può pagare per tutti. Allo stesso modo, in caso di mancato pagamento, il saldo effettuato da uno solo dei possessori estinguerà il debito comune.

Che succede in caso di multiproprietà

Nel caso di multiproprietà (ossia quando diversi proprietari usufruiscono a turno dello stesso immobile) e di centri commerciali integrati il soggetto obbligato a pagare la Tari è colui che gestisce i servizi comuni. Egli deve versare il tributo dovuto sia per i locali e le aree di uso comune, sia per quelli utilizzate dal singolo possessore o detentore. Lo stesso soggetto, però, potrà chiedere ai singoli detentori il rimborso della quota dovuta, a seconda del caso concreto, per le aree da loro utilizzate in via esclusiva.

Come si determina la Tari?

La Tari è dovuta per anno solare e limitatamente al periodo dell’anno nel quale si verifica il possesso o la detenzione di locali o aree.

La modalità di determinazione della Tari prevede due tariffe o quote:

  • tariffa o quota fissa: determinata in base alle componenti essenziali del costo del servizio di raccolta e smaltimento;
  • tariffa o quota variabile: è rapportata alla quantità di rifiuti conferiti, alla modalità del servizio fornito, all’entità dei costi di gestione ed anche al numero dei componenti del nucleo familiare.

Il calcolo delle tariffe differisce in base alla tipologia di utenza a seconda che la stessa risulti essere domestica o non domestica. Nella prima categoria rientrano le abitazioni e le relative pertinenze mentre nella seconda categoria le attività commerciali, industriali, professionali e quelle produttive in genere. Quindi se hai un negozio trattandosi di attività di tipo commerciale sarai assoggettato al pagamento della Tari.

In caso di utenza domestica vengono considerati i metri quadri, quindi la superficie dell’appartamento e il numero di persone che ci vive. All’aumentare degli occupanti aumenta anche la spazzatura prodotta. Se l’utenza non è domestica, come per i negozi, si considera oltre alla superficie anche la tipologia di attività svolta. E’ naturale che la quantità di rifiuto prodotta da una banca sarà diversa da quella che produce una pizzeria.

Ciascun comune annualmente provvede ad inviare ai contribuenti i modelli di pagamento precompilati con gli importi dovuti e le relative scadenze che ciascun comune autonomamente stabilisce. Solitamente la Tari è suddivisa in rate: due, tre o quattro a seconda del comune.

Il tributo si può pagare con bollettino postale o tramite il modello F24. I codici tributo che devi indicare sono: “3944” per l’indicazione della Tari; “3945” nel caso di indicazioni degli interessi e “3946” per le sanzioni.

Quando non si paga la Tari

Dopo aver visto i casi in cui si è tenuti a pagare la tassa sui rifiuti è ora di vedere, invece, chi ha la possibilità di non pagare questo tributo. I casi non sono molti e differiscono da comune a comune perché sono quest’ultimi a stabilire le regole.

La tassa sui rifiuti non è dovuta per:

  • le aree scoperte pertinenziali o accessorie (che non siano operative) a locali già soggetti alla tassazione;
  • le aree comuni del condominio (come i parcheggi condominiali, i cortili, gli androni e così via), a meno che non siano detenute e utilizzate in via esclusiva da un solo condomino;
  • aree e locali che non possono autonomamente produrre rifiuti (si pensi a balconi, terrazze, cantine, solai ecc.);
  • aree e locali che non possono produrre rifiuti per la presenza di situazioni particolari e specifiche.

Non bisogna pagare la Tari, inoltre, per gli immobili rimasti inoccupati per tutto il periodo d’imposta. Quindi  cosa succede se possiedi un’immobile disabitato? Quando non si paga la Tari? Per rispondere a questa domanda si è dovuto attendere il parere autorevole del Ministero dell’Economia e della Finanza che nonostante abbia individuato due parametri, come la mancanza di arredi o mobilio e l’attivazione di utenze come acqua, luce, calore, gas o telefonica ed informatica all’interno dell’immobile, lascia non pochi dubbi irrisolti vista la molteplicità dei casi possibili. Ma come detto privando di arredo il locale e staccando tutte le utenze dell’abitazione non correrai alcun rischio nel caso di un eventuale sopralluogo da parte dei tecnici del comune. Se quindi possediamo una casa o un locale in stato di disuso, dovrai sempre dimostrare di non aver effettivamente utilizzato l’immobile per tutto l’anno solare di riferimento.

È sempre importante, però, per evitare qualsiasi dubbio consultare la delibera del tuo comune perché tu possa conoscere con certezza tutti i casi di esonero dalla Tari.

Le ulteriori esenzioni del Comune

È opportuno fare una distinzione tra le esenzioni dichiarate spontaneamente dal cittadino che porta a conoscenza del comune la sua condizione per ottenere uno sconto o una riduzione sulla Tari perché, ad esempio, vive la maggior parte dell’anno all’estero, da quelle che vengono riconosciute dal comune, come in caso di disservizi per i cittadini.

La legge di stabilità per il 2014 dà la possibilità ai comuni di stabilire ulteriori esenzioni dalla Tari. Nella prima categoria sopra citata rientrano:

  • le abitazioni occupate da una sola persona;
  • le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o per «altro uso limitato o discontinuo» (si pensi alla casa al mare o in montagna);
  • locali ed aree scoperte (che non siano quindi abitazioni) adibite ad uso stagionale o non continuativo, ma ricorrente: immobili che quindi che utilizziamo in maniera frequente ma comunque non in modo continuativo per tutto l’anno;
  • abitazioni occupate da chi risiede o dimora all’estero per più di sei mesi all’anno;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo;
  • attività di prevenzione nella produzione di rifiuti da parte del cittadino: in questo caso la riduzione dell’imposta viene commisurata alla quantità di rifiuti non prodotti.

Queste ed ulteriori esenzioni/riduzioni possono essere deliberate volta per volta dalle varie amministrazioni comunali. Per informarsi sull’esistenza e consistenza delle stesse, quindi, è utile consultare il sito del proprio comune o rivolgersi direttamente agli uffici comunali competenti.

Le tariffe ridotte previste dalla legge

Nella seconda categoria, cioè le riduzioni determinate dalla legge la tassa va pagata nella misura massima del 20% della tariffa dovuta quando:

  • non viene svolto il servizio di raccolta dei rifiuti;
  • nello svolgimento del servizio, il comune ha violato gravemente la normativa prevista;
  • il servizio è stato interrotto per motivi sindacali o impedimenti organizzativi inaspettati che abbiamo causato un pericolo o un danno alle persone o all’ambiente.

Può poi capitare che in alcune zone non venga effettuata la raccolta di rifiuti e che il punto di raccolta sia troppo lontano dall’immobile oggetto di tassazione: in questo caso la tassa è dovuta in misura non superiore al 40% rispetto alla tariffa in concreto determinata.

Proprio in riferimento allo svolgimento del servizio di raccolta, o per meglio dire del disservizio, ti interesserà conoscere una recente sentenza [2] della Commissione tributaria provinciale di Roma. In buona sostanza un contribuente denunciava il comune della sua città perché non provvedeva a raccogliere l’immondizia e soprattutto per la posizione nella quale erano stati collocati i cassonetti troppo vicini, a suo dire, alla propria abitazione. Quindi la vicinanza ai cassonetti e la mancata raccolta dei rifiuti comportavano un enorme disagio ed una situazione di carenza igienico-sanitaria e ambientale. Lo stesso contribuente dopo aver documentato il tutto attraverso le fotografie scattate dalla sua finestra e in strada ha citato il comune. La sentenza ha dato ragione al contribuente ritenendo il servizio di raccolta dei rifiuti offerto irregolare ed inidoneo e ha riconosciuto allo stesso contribuente una decurtazione del 50% della Tari.

note

[1] art. 183, comma 1, lett. a) del D.lgs n. 152 del 3 aprile 2006 “norme in materia ambientale”

[2] Sentenza 6269/41/2018 Commissione tributaria provinciale di Roma.


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2 Commenti

  1. Ho venduto la casa nel 1997 ed ho cambiato residenza e mi arrivano cartelle di pagamento della tari. Cosa Fare?

  2. Vivo in casa con mio marito e i miei due figli ma la tari continua ad arrivare a nome mio e non di mio marito che poi è il proprietario dell’immobile. Se non la pago a cosa vado incontro?

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