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Offendere un condomino è diffamazione?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2017



Che succede se durante l’assemblea di condominio critichiamo un abitante dello stabile? Quando l’offesa può assumere rilevanza penale?

La Cassazione, con una recente sentenza [1], torna a pronunciarsi sul confine esistente tra reato di diffamazione e diritto di critica. Il fatto concreto riguarda un ambiente particolare: l’assemblea di condominio. Ma offendere un condomino è diffamazione? Nel caso di specie, un’abitante del palazzo veniva accusata di essere «notoriamente litigiosa e mal pagatrice». Le espressioni figuravano in una lettera allegata al verbale di assemblea (quindi venivano lette dai presenti e comunicate agli altri condomini). I giudici hanno escluso la diffamazione, ritenendo che il condomino autore della lettera avesse legittimamente esercitato il suo diritto di critica. È il momento di domandarci quando possiamo criticare gli altri in un’assemblea condominiale e quando invece rischiamo una querela per diffamazione.

Quando la critica è legittima

Il diritto di critica rientra nella generale facoltà di manifestare liberamente la propria opinione, riconosciuta anche a livello costituzionale [2]. La possibilità di criticare qualcuno (anche aspramente) non è certo prerogativa di giornalisti o scrittori, ma può essere esercitata anche in ambienti più ristretti e contenuti, come un’assemblea di condominio. Attenzione però, perché il fatto che la legge riconosca questo diritto non significa che se ne possa abusare. In questo senso, è la Cassazione a dire quando è concesso criticare l’operato di qualcuno e quando invece si travalica il limite della diffamazione. Secondo la Suprema Corte, la critica è legittima (e quindi non configura reato) se presenta tre caratteristiche, che ora scopriamo.

La rilevanza collettiva della critica

La questione oggetto di discussione deve essere di interesse collettivo. La rilevanza sociale dell’argomento va riferita all’ambiente concreto di cui si parla, che può essere anche ristretto come un condominio. In poche parole, la critica deve essere funzionale alla questione che si sta trattando in assemblea, senza trascendere in attacchi personali e gratuiti che nulla hanno a che vedere con i rapporti condominiali. Il fatto che ci sia un interesse comune a conoscere la questione (come nel caso della morosità del condomino criticato) costituisce uno degli elementi per escludere la sussistenza della diffamazione.

La continenza delle espressioni

La critica è permessa se chi l’ha fatta ha usato espressioni moderate e proporzionate, senza travalicare in insulti offensivi e smisurati. In questo senso, afferma la Cassazione, bisogna considerare anche il linguaggio utilizzato nell’ambiente di riferimento. Si sa che in condominio non sempre viene usato un gergo formale. Pertanto, l’espressione potrà essere anche colorita e piuttosto aspra: l’importante è che non si traduca in un insulto assolutamente ingiustificato. A questo proposito, i giudici osservano come le assemblee condominiali rappresentino «notori focolai di litigiosità». Pertanto, occorre contestualizzare le espressioni utilizzate. Una frase colorita, ad esempio, potrà dirsi diffamatoria se pronunciata in una trasmissione televisiva; potrà esserlo meno se esternata in un’assemblea di condominio.

La veridicità della critica

Terza e ultima caratteristica sta nella veridicità della critica fatta. In poche parole, l’accusa deve essere sostanzialmente veritiera o quantomeno basata su fatti concreti. Se il condomino incolpato è effettivamente moroso oppure intrattiene rapporti non certo idilliaci col condominio, la critica su questi argomenti non potrà considerarsi del tutto gratuita. Ciò, quindi, costituirà un altro elemento per escludere il reato di diffamazione. Viceversa, se attacchiamo il condomino senza motivo (magari affermando un qualcosa che sappiamo essere falso), rischiamo la querela.

Quando invece c’è diffamazione

La diffamazione, secondo il codice penale, scatta quando «chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione». In un’assemblea di condominio, quindi, un’affermazione di troppo può assumere rilevanza penale se risulta fuori luogo, gratuita, sproporzionata ed esorbitante dal contesto e dagli argomenti trattati. Si pensi al condomino che, durante l’assemblea, viene giudicato per il suo modo di comportarsi nella vita privata. Oppure a quello che venga insultato per la professione svolta. In queste circostanze la critica non ha nulla a che vedere con l’attività condominiale e si risolve in un attacco immotivato.

In alcune sentenze, tuttavia, la Cassazione ha ritenuto sussistente la diffamazione anche in ambito condominiale. Si pensi al caso dei condomini morosi che, tramite un avviso posto sul portone del fabbricato o all’ingresso dello stabile, vengano esclusi dal godimento di alcuni servizi condominiali: il comunicato è leggibile da chiunque, anche da soggetti estranei al condominio stesso. Ora, chi non appartiene al complesso residenziale non ha alcun interesse a conoscere i nominativi dei morosi (e le «punizioni» loro inflitte). In questo caso, quindi, viene senz’altro offesa (senza motivo) la reputazione dei soggetti: si configurerà pertanto il reato di diffamazione [3].

Ricordiamo che la pena base per il delitto in questione è la reclusione fino a un anno o la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è aumentata: reclusione fino a due anni o multa fino a euro 2.065. Il reato è comunque procedibile a querela della persona offesa. In assenza di formale richiesta di quest’ultima, quindi, il procedimento penale non verrà neppure instaurato.

note

[1] Cass. sent. n. 31079/2017 del 22.06.2017.

[2] Art. 21 Cost.

[3] Art. 595 cod. pen.

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