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Lo sai che? Chi ha diritto alla mobilità

Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

Indennità di mobilità e di mobilità in deroga: chi ha diritto ai sussidi?

L’indennità di mobilità, nell’anno 2017, è destinata a pochi beneficiari: coloro che l’hanno iniziata a percepire negli anni precedenti ed i beneficiari dell’indennità di mobilità in deroga, per le aree di crisi complessa.

Quest’indennità, erogata dall’Inps e dovuta ai lavoratori a seguito di licenziamenti collettivi, è infatti stata sostituita dall’ordinaria indennità di disoccupazione, la Naspi, che dà diritto a importi più bassi ed ha una durata minore rispetto alla mobilità.

Ma procediamo per ordine e  facciamo il punto della situazione sulla platea dei destinatari della mobilità, sull’indennità di disoccupazione che la sostituisce e sulla nuova mobilità in deroga riconosciuta dalla manovra bis.

Mobilità: chi sono i destinatari

I beneficiari dell’indennità di mobilità sono i lavoratori il cui contratto è terminato a seguito di un licenziamento collettivo. Possono essere coinvolti, dunque, i lavoratori delle aziende con oltre 15 dipendenti.

La mobilità, come abbiamo detto, è stata abolita dal 2017: questo non significa, però, che chi l’ha ottenuta prima del 2017 cessi di percepirla, in quanto l’erogazione delle precedenti indennità continua normalmente. Dal 2017, però, non è più possibile inoltrare nuove domande di mobilità.

I dipendenti di aziende minori potevano beneficiare, in determinati casi, della mobilità in deroga, ma anche questa è stata abolita; è stata invece introdotta una nuova mobilità in deroga per le aziende situate in determinate aree di crisi.

Mobilità: a quanto ammonta

L’indennità di mobilità ammonta al 100% del trattamento di cassa integrazione straordinaria, che, come tutte le prestazioni di integrazione salariale, è pari all’80% della normale retribuzione (nel caso in cui l’attività sia totalmente sospesa, diversamente l’ammontare dell’80% si riferisce alle ore non lavorate).

Dopo i primi 12 mesi, il trattamento si abbassa all’80% dell’indennità di Cigs, ossia al 64% della retribuzione. La durata minima della mobilità è pari a 12 mesi, mentre la durata massima ammonta a 48 mesi: la durata dipende dalla regione in cui si trova l’azienda e dall’età del lavoratore.

Chi ha ottenuto l’indennità di mobilità nel 2016, nonostante l’abolizione della prestazione, può continuarla a percepire, come anticipato, anche nel 2017 e oltre, fino al termine del periodo autorizzato.

Mobilità in deroga per le aree di crisi

Nel 2017, comunque, può essere richiesto un particolare tipo di mobilità, la mobilità in deroga, dai lavoratori le cui imprese sono ricomprese nelle cosiddette aree di crisi complessa.

La mobilità in deroga per le aree di crisi è a carico delle regioni e deve essere autorizzata dal ministero del lavoro.

Le aree di crisi interessate sono:

  • Rieti
  • Taranto
  • Piombino
  • Livorno
  • Trieste
  • Termini imerese
  • Isernia
  • Boiano
  • Campochiaro
  • Venafro
  • Valle del tronto
  • Val vibrata
  • Frosinone
  • Portovesme
  • Savona
  • Porto torres
  • Terni

Naspi: a chi spetta e a quanto ammonta?

Chi viene licenziato e non può percepire la mobilità può comunque percepire la nuova indennità di disoccupazione, cioè la Naspi.

La Naspi, difatti, dal 2017 spetta indistintamente a tutti i lavoratori subordinati per la perdita involontaria dell’impiego (il dipendente, cioè, non deve aver presentato le dimissioni o aver accettato la risoluzione consensuale, escluse le procedure di conciliazione), se in possesso dei seguenti requisiti:

  • almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni;
  • almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

La durata massima della Naspi è pari a 24 mesi: l’indennità spetta, precisamente, per la metà delle settimane contribuite negli ultimi 4 anni.

L’ammontare della Naspi è pari al 75% dell’imponibile medio mensile (imponibile Inps, il più delle volte coincidente con lo stipendio lordo) degli ultimi 4 anni, se questo non supera 1.195 euro. Se l’imponibile medio supera i 1.195 euro mensili (rivalutati annualmente), l’indennità è aumentata del 25% della quota eccedente il tetto, sino a un limite massimo di 1.300 euro. Per la Naspi è prevista una decurtazione del 3% a partire dal 4°mese di percezione del sussidio.

Altre indennità dopo la Naspi

Peraltro, determinate categorie di lavoratori hanno diritto ad ulteriori sussidi, una volta terminata di percepire la Naspi. Si tratta:

  • dell’Asdi, l’assegno di disoccupazione, che è pari al 75% della Naspi e ha una durata di 6 mesi;
  • dell’assegno di ricollocazione, che è un voucher spendibile dal lavoratore presso i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro, al fine di trovare una nuova occupazione.

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