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Lo sai che? Posso chiedere l’accompagnamento dopo anni dalla fine della chemio?

Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

Sono stata sottoposta a cicli di chemioterapia da maggio a ottobre 2010. Sono ancora in tempo per richiedere la indennità di accompagnamento per il periodo della chemio?

La risposta al quesito della lettrice è negativa. È, infatti, decorso oramai troppo tempo dal periodo di chemioterapia svolto per poter determinare se effettivamente le terapie fossero di entità tale da renderla non autosufficiente e pertanto legittimata a richiedere l’indennità di accompagnamento. È infatti pacificamente riconosciuto il diritto del paziente oncologico all’indennità di accompagnamento anche limitatamente ai periodi di chemioterapia, purché in ragione di tali cure, il soggetto non sia in grado di deambulare autonomamente o di provvedere da sé alle proprie esigenze quotidiane di vita. La sussistenza di tali condizioni deve essere accertata da apposita commissione medica, la quale difficilmente, oggi a distanza di sette anni dall’accaduto, sarà in grado di determinare se all’epoca dei fatti la lettrice fosse effettivamente non autosufficiente.

La Corte di Cassazione sostiene, infatti, con particolare riferimento ai pazienti oncologici, che il problema del trattamento chemioterapico non possa essere risolto in astratto, con l’affermazione che esso comporti sempre di per sé, oppure non comporti, il diritto all’indennità di accompagnamento, ma costituisce una situazione di fatto, sicché si deve esaminare caso per caso, se esso comporti, per gli alti dosaggi e per i loro effetti sul singolo paziente, anche per il tempo limitato della terapia, le condizioni previste dalla legge in materia [1].

La lettrice può, tuttavia, fare comunque un tentativo, proponendo la relativa domanda all’Inps e presentando alla commissione medica conseguentemente incaricata tutta la documentazione in suo possesso, che attesti il tipo e la durata delle terapie svolte, gli effetti delle stesse, l’impossibilità per lei, in conseguenza della chemioterapia, di attendere alle normali attività (ad esempio potrebbe essere utile in tal senso una copia del certificato eventualmente prodotto al suo datore di lavoro, qualora sia stata assente nel medesimo periodo per malattia).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] Cass. sent. n. 25596 del 22.10.2008.


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