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Lo sai che? Tassa Airbnb, chi non sceglie la cedolare secca paga?

Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 giugno 2017

Chi affitta un appartamento per le vacanze è obbligato a subire la ritenuta fiscale del 21% anche se non opta per la tassazione con cedolare secca?

Ho concluso diversi contratti di affitto breve; non voglio assoggettarli a cedolare secca, ma a tassazione ordinaria perché ho delle spese da detrarre: pago lo stesso il 21%?

In tema di tassa Airbnb, o meglio di tassazione degli affitti brevi, la confusione è notevole, anche perché la normativa non regolamenta la materia in modo completo e manca il provvedimento dell’Agenzia delle entrate volto a spiegare i punti oscuri.

Bisogna però fare chiarezza su un punto fondamentale: una cosa è la tassazione degli affitti brevi, che non è una novità, tolta la possibilità di optare per la cedolare secca; altra cosa è l’assoggettamento del canone di affitto alla ritenuta del 21% da parte del portale che incassa.

Cedolare secca sugli affitti brevi e ritenuta del 21%

Mentre la tassazione del canone di affitto breve con cedolare secca pari al 21%, difatti, è una libera scelta del titolare, che può optare anche per la tassazione ordinaria, la ritenuta del 21% non si può evitare, se è il portale web o l’intermediario mediante il quale si affitta a ricevere il canone.

Questo, in quanto l’intermediario non ha scelta e, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto ad applicare la ritenuta e a riversarla all’erario, alla pari, ad esempio, del datore di lavoro che eroga un compenso al lavoratore.

Se chi affitta, però sceglie di non assoggettare il canone alla cedolare secca ma alla tassazione ordinaria, la ritenuta del 21% non è certamente “buttata”, ma si considera una ritenuta a titolo di acconto che dovrà essere poi scomputata dalle imposte in sede di dichiarazione dei redditi.

Cedolare secca sugli affitti brevi: conviene?

La scelta di non avvalersi della cedolare secca, cioè della tassazione separata al 21% del reddito derivante dall’affitto breve, può non sembrare conveniente, dal momento in cui l’aliquota Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) più bassa è pari al 23%.

Bisogna sapere, però, che non è possibile operare delle detrazioni sulla cedolare secca: se Tizio, ad esempio, possiede il solo reddito derivante dagli affitti assoggettati a cedolare secca, ma ha diritto a 1.000 euro di detrazioni complessive, derivanti ad esempio da spese sanitarie, mutuo e spese per ristrutturazione, non può abbassare, con le detrazioni spettanti, gli importi dovuti a titolo di cedolare secca.

In casi simili, pertanto, risulta più conveniente optare per la tassazione Irpef ordinaria dei canoni di affitto, in modo da poter abbassare, sino ad azzerare, l’imposta con le detrazioni.

Affitti brevi: quando optare per la cedolare secca

Peraltro, considerando che non è obbligatorio registrare i contratti di affitto breve di durata inferiore ai 30 giorni, non è necessario scegliere subito se avvalersi della cedolare secca o meno: l’opzione, se il contratto non è registrato, può essere esercitata direttamente in sede di dichiarazione dei redditi (logicamente, nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta nel quale si è percepito il canone d’affitto).


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