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La responsabilità dell’equipe medica

28 Giugno 2017


La responsabilità dell’equipe medica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Giugno 2017



Responsabilità equipe medica: tutti i componenti dello staff medico, non solo il primario o chi opera, sono tenuti anche alla verifica degli errori degli altri.

Il medico è responsabile penalmente non solo quando sbaglia in prima persona, ma anche quando l’errore viene commesso da un suo collega durante un intervento realizzato in «equipe medica» a cui entrambi partecipano. Ciò perché, nel momento in cui si procede in team, ciascuno dei sanitari ha l’obbligo di controllare, laddove possibile, l’attività degli altri e verificare che essa sia esente da errori.

La Cassazione, in tema di responsabilità dell’equipe medica, ritiene ormai da anni che tutti i medici sono tenuti anche alla verifica dell’agire altrui; diversamente per ciascuno di essi scatta la responsabilità penale. Tale principio è stato di recente precisato con una sentenza [1] che val la pena di commentare perché estremamente chiarificatrice.

Quando il medico è responsabile per l’errore altrui

Nel momento in cui si stabilisce una responsabilità dei componenti dell’equipe medica è facile degenerare in una forma di responsabilità «oggettiva» per errori altrui, responsabilità che il diritto penale invece rifiuta. È quindi necessario, in concreto, stabilire quando ciascun componente dell’equipe può essere chiamato a rispondere, oltre dei propri errori, anche di quelli commessi dai colleghi che partecipano all’intervento. Quando – in altre parole – il medico è tenuto a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o può viceversa fare affidamento sul fatto che gli altri stiano svolgendo correttamente il proprio compito senza doverne controllare l’operato?

In generale – afferma la Cassazione – ogni medico, nel momento in cui interviene nella cura del paziente, deve valutare l’attività precedentemente o contestualmente svolta dai suoi colleghi sullo stesso soggetto. Se uno di questi sbaglia e l’errore (oltre ad essere evidente) può essere “rimediato”, la relativa responsabilità si estende anche al sanitario che non ha commesso lo sbaglio. Questi ha infatti l’obbligo di verificare e controllare la correttezza della condotta dei colleghi e, laddove possibile, porre rimedio a eventuali errori evidenti e non settoriali. Ciò però non significa controllare di nuovo l’intero operato svolto in precedenza dagli altri sanitari, onde scongiurare altrui responsabilità. Da un lato c’è infatti il divieto di responsabilità oggettiva nel diritto penale; dall’altro esiste il principio di “affidamento”, in base al quale ogni soggetto potrà sempre fare affidamento, appunto, sul fatto che gli altri soggetti agiscano nell’osservanza delle regole di diligenza proprie.

Cosa significa, in pratica, tutto quello che abbiamo detto? E quali sono i confini della responsabilità dell’equipe medica? A chiarirlo è proprio la sentenza in commento. Ecco le spiegazioni in essa contenute.

Quando scatta la responsabilità dell’equipe medica

Per tutte le fasi dell’intervento chirurgico in cui l’attività di equipe è corale, riguardando quelle fasi dell’intervento chirurgico in cui ognuno esercita e deve esercitare il controllo sul buon andamento dello stesso, tutti i componenti dell’equipe sono necessariamente tenuti alla verifica dell’agire degli altri. Opposta è la conclusione per quelle fasi in cui, nell’ambito di un’operazione chirurgica, i ruoli e i compiti di ciascun elemento dell’equipe restano distinti nettamente; in tal caso dell’errore o dell’omissione ne può rispondere solo il singolo operatore che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica.

Alla luce di tutto ciò la Suprema Corte ha elaborato il seguente principio: «la responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri».

Responsabilità dell’equipe medica: ultime sentenze

La responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri.

Cassazione penale, sez. IV, 20/04/2017, n. 27314

In tema di responsabilità medica, l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti, oltre che del ginecologo, anche delle ostetriche, ritenendo che l’errore commesso dal ginecologo nel trascurare i segnali di sofferenza fetale non esonerava le ostetriche dal dovere di segnalare il peggioramento del tracciato cardiotocografico, in quanto tale attività rientrava nelle competenze di entrambe le figure professionali operanti in equipe).

Cassazione penale, sez. IV, 18/10/2016,  n. 53315

In tema di responsabilità medica, grava sul capo dell’équipe medico-chirurgica il dovere, da valutarsi alla luce delle particolari condizioni operative, di controllare il conteggio dei ferri utilizzati nel corso dell’intervento e di verificare con attenzione il campo operatorio prima della sua chiusura, al fine di evitare l’abbandono in esso di oggetti facenti parte dello strumentario. (Fattispecie relativa alla omessa rimozione di una garza dall’addome del paziente).

Cassazione penale, sez. IV, 25/05/2016,  n. 34503

La responsabilità penale di ogni componente di una équipe medica per un evento lesivo occorso ad un paziente sottoposto ad intervento chirurgico non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito all’équipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, anche in una prospettiva di verifica dell’operato degli altri nei limiti delle proprie competenze e possibilità.

Cassazione penale, sez. IV, 30/03/2016,  n. 18780

La responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri. Occorre cioè accertare se e a quali condizioni ciascuno dei componenti dell’equipe, oltre a essere tenuto per la propria parte al rispetto delle regole di cautela e delle leges artis previste con riferimento alle sue specifiche mansioni, debba essere tenuto anche a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o possa viceversa fare affidamento sulla corretta esecuzione dei compiti altrui: accertamento che deve essere compiuto tenendo conto del principio secondo cui ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio a errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio (da queste premesse, è stata esclusa la responsabilità dell’ostetrico, pur presente al parto, in una fattispecie in cui era risultato che l’incongrua manovra di estrazione del feto, da cui erano derivate lesioni gravissime, con esiti permanenti, era stata eseguita dal medico ginecologo, che aveva eseguito la manovra di disimpegno della spalla finalizzata alla estrazione del feto).

Cassazione penale, sez. IV, 30/03/2016,  n. 18780

Quando il soggetto su cui grava l’obbligo di garanzia abbia posto in essere una condotta colposa, con efficienza causale nella determinazione dell’evento, unitamente alla condotta colposa di chi sia intervenuto successivamente, persiste la responsabilità del primo soggetto a meno che non possa affermarsi l’efficacia esclusiva della causa sopravvenuta che tuttavia deve avere avuto caratteristiche di eccezionalità tali da far venir meno la situazione di pericolo originariamente provocata o tali da modificare la pregressa situazione, a tal punto da escludere la riconducibilità al precedente garante della scelta operata. In altri termini, per escludere la continuità delle posizioni di garanzia, è necessario che il garante sopravvenuto abbia posto nel nulla le situazioni di pericolo create dal predecessore, o eliminandole o modificandole in modo tale da non poter essere più attribuite al precedente garante (È noto che la gestione, il controllo e la neutralizzazione dei fattori di rischio in ambito medico sono, nella maggior parte dei casi, affidati alla cooperazione di più sanitari che intervengono contemporaneamente o in tempi diversi, operando in vista del raggiungimento dell’obiettivo comune della salvaguardia e cura del paziente: il caso oggetto della pronuncia della sezione IV della Corte rientra segnatamente nell’ipotesi delle organizzazioni multidisciplinari diacroniche, in cui i soggetti che pongono in essere le diverse attività della procedura possono non avere alcun contatto reciproco, essendo legati dalla sola convergenza delle loro azioni verso una medesima finalità (sul punto cfr. M. Miglio – F. Ferri, Trattamento medico plurisoggettivo diacronico e profili di relazionalità dell’elemento colposo, in Riv. pen., 2015, fasc. 5, p. 480; A.M. Salerno, Responsabilità medica in équipe: cooperazione colposa, posizioni di garanzia degli organi apicali e profili di relazionalità dell’elemento colposo, in questa Rivista, 2014, fasc. 2, p. 595 ss.; D. Guidi, L’attività medica in équipe alla luce della recente elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, in S. Canestrari – F. Giunta – R. Guerrini – T. Padovani (a cura di), Medicina e diritto penale, Pisa, 2009, p. 209 ss.; L. Gizzi, Orientamenti giurisprudenziali in tema di responsabilità medica d’équipe, in Dir. pen. proc., 2006, fasc. 4, p. 752 ss.).

Cassazione penale, sez. IV, 03/12/2015,  n. 20125

Nella colpa medica nell’attività d’equipe ciascuno dei soggetti che si dividono il lavoro risponde dell’evento illecito, non solo per non aver osservato le regole di diligenza, prudenza e perizia connesse alle specifiche ed effettive mansioni svolte, ma altresì per non essersi fatto carico dei rischi connessi agli errori riconoscibili commessi nelle fasi antecedenti o contestuali al suo specifico intervento, non potendo il sanitario esimersi dal valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza ponendo se del caso rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali e, come tali, rimediabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.

Cassazione penale, sez. IV, 03/12/2015,  n. 20125

In tema di colpa medica, il medico componente dell’équipe chirurgica in posizione di secondo operatore che non condividere scelte del primario adottate in corso d’intervento operatorio, ha obbligo, per esimersi da responsabilità, di manifestare espressamente il proprio dissenso, senza che tuttavia siano necessarie particolari forme di esternazione dello stesso. (In motivazione, la Corte ha sottolineato che la valutazione relativa all’ idoneità della forma di dissenso impiegata ad escludere la responsabilità penale deve essere compiuta avendo riguardo al contesto in cui questa opinione è stata resa manifesta, dovendo necessariamente distinguersi dalla situazione in cui si procede a scelte puramente terapeutiche a quella di tipo operatorio).

Cassazione penale, sez. III, 29/09/2015,  n. 43828

In tema di responsabilità medica, il capo dell’équipe operatoria è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente in ragione della quale è tenuto a dirigere e a coordinare l’attività svolta dagli altri medici, sia pure specialisti in altre discipline, controllandone la correttezza e ponendo rimedio, ove necessario, ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali o comunque rientranti nella sua sfera di conoscenza e, come tali, siano emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. (In applicazione del principio la S.C. ha confermato la sentenza di condanna nei confronti del chirurgo otorino capo équipe, il quale, in presenza di specifica questione anestesiologica di carattere interdisciplinare, da lui pure individuata, non aveva impedito all’anestesista di procedere con più tentativi all’anestesia con curaro, cui conseguiva il decesso del paziente).

Cassazione penale, sez. IV, 05/05/2015,  n. 33329

note

[1] Cass. sent. n. 27314/17 del 31.05.2017.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BLAIOTTA Rocco Marco – Presidente

Dott. PICCIALLI Patrizia – rel. Consigliere

Dott. MONTAGNI Andrea – Consigliere

Dott. BELLINI Ugo – Consigliere

Dott. RANALDI Alessandro – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato il (OMISSIS);

avverso la sentenza del 17/06/2016 della CORTE APPELLO di CATANIA;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/04/2017, la relazione svolta dal Consigliere PATRIZIA

PICCIALLI;

Udito il Procuratore Generale in persona del ROBERTO ANIELLO che ha concluso per l’annullamento senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione;

Udito l’Avv. dell’imputato, (OMISSIS), del Foro di Siracusa, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

(OMISSIS) ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe che ha confermato quello di primo grado, che lo aveva riconosciuto colpevole del reato di cui all’articolo 589 c.p., per il decesso di (OMISSIS), paziente sottoposto ad intervento di colecistectomia per via laparoscopica (mediante utilizzo di trocar e di ago di Veress), a seguito del quale, avvenuta durante l’intervento una lesione dell’aorta, non si era provveduto ad idonea sutura (non era stata esplorata idoneamente l’aorta, cosicche’, mentre era stata suturata una lesione nella parete anteriore, non ci si era avveduti di altra lesione, presente nella zona posteriore, la cui presenza aveva provocato uno shock emorragico irreversibile e la successiva morte del paziente).

Per quanto interessa, risultava che il chirurgo che aveva proceduto all’intervento (prima per via laparoscopica, poi per via laparotomia) e alla sutura dell’aorta aveva “patteggiato” la pena.

Al (OMISSIS), che faceva parte dell’equipe, con compiti materiali (in sostanza doveva tenere il divaricatore e l’aspiratore per consentire all’operatore di ispezionare l’addome), l’evento mortale era stato addebitato valorizzando il principio della responsabilita’ di equipe, sub specie della mancata osservanza dell’onere cautelare di segnalare all’operatore la necessita’ di provvedere all’esplorazione di tutta la circonferenza del vaso, e di provvedere personalmente, chiedendo al collega di passargli gli speciali occhiali, ad eseguire detta osservazione.

Con il ricorso si censura l’addebito contestandosi che non poteva addebitarsi al (OMISSIS), in ragione dei compiti che era chiamato a svolgere il dovere di provvedere all’esplorazione della lesione, e che comunque non correttamente erano stati applicati i principi sulla responsabilita’ di equipe, a fronte di un intervento attribuito nella sua esecuzione (anche per l’utilizzo degli speciali occhiali) al primo operatore – che era tra l’altro il primario- non potendosi imporre al (OMISSIS) compiti di verifica che gli era impossibile ottemperare, vuoi per la carenza di specifica competenza in materia vascolare, vuoi per l’assenza degli occhiali che poteva consentire di verificare il sito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il reato contestato all’imputato (commesso in data (OMISSIS)) e’ estinto per intervenuta prescrizione essendo decorsi i termini di cui agli articoli 157 e 160 c.p..

Risulta tuttavia evidente la prova dell’innocenza dell’imputato e tale valutazione impone la formula di proscioglimento nel merito ex articolo 129 c.p.p., comma 2.

La responsabilita’ penale di ciascun componente di una equipe medica non puo’ essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri.

Occorre cioe’ accertare se e a quali condizioni ciascuno dei componenti dell’equipe, oltre ad essere tenuto per la propria parte al rispetto delle regole di cautela e delle leges artis previste con riferimento alle sue specifiche mansioni, debba essere tenuto anche a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o possa viceversa fare affidamento sulla corretta esecuzione dei compiti altrui: accertamento che deve essere compiuto tenendo conto del principio secondo cui ogni sanitario non puo’ esimersi dal conoscere e valutare l’attivita’ precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio (Sez.4, n.18780 del 30/03/2016, Tassis ed altro).

Il principio suddetto va apprezzato e coniugato, peraltro, onde non configurare ipotesi di responsabilita’ oggettiva o di posizione, con l’altro fondamentale principio che e’ quello “di affidamento”, in base al quale ogni soggetto non dovra’ ritenersi obbligato a delineare il proprio comportamento in funzione del rischio di condotte colpose altrui, ma potra’ sempre fare affidamento, appunto, sul fatto che gli altri soggetti agiscano nell’osservanza delle regole di diligenza proprie.

Per l’effetto, per tutte le fasi dell’intervento chirurgico in cui l’attivita’ di equipe e’ corale, riguardando quelle fasi dell’intervento chirurgico in cui ognuno esercita e deve esercitare il controllo sul buon andamento dello stesso. Mentre, semmai, diverso discorso dovrebbe farsi solo per quelle fasi in cui, distinti nettamente, nell’ambito di un’operazione chirurgica, i ruoli ed i compiti di ciascun elemento dell’equipe, dell’errore o dell’omissione ne puo’ rispondere solo il singolo operatore che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica.

Venendo al caso concreto un tema di responsabilita’ di equipe poteva e doveva porsi per la fase di apprezzamento dell’intervenuta lacerazione dell’aorta (evenienza non censurata in sede penale) e per la fase della suturazione dell’aorta (incombente cui aveva proceduto il primo operatore, apparentemente con successo, vista la assenza di immediato sanguinamento e il visto il recupero del normale ritmo pressorio).

Il secondo operatore – qui il (OMISSIS)- in sostanza poteva e doveva apprezzare l’avvenuta emorragia e la necessita’ di contrastarla con la suturazione dell’aorta, con il recupero delle normali funzioni. Cio’ che risulta essere avvenuto.

Le modalita’ di effettuazione della suturazione non possono addebitarsi al (OMISSIS), perche’ rientranti nel proprium dell’operatore che vi aveva provveduto, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza, specie in settore specialistico, in una sorta di obbligo generalizzato (e di impraticabile realizzazione) di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di – addirittura- invasione negli spazi della competenza altrui (cosi’ va letto il passaggio della decisione che ha addebitato al (OMISSIS) di non essersi fatto consegnare gli occhiali per controllare anch’egli la manovra effettuata dall’altro operatore, pur non rientrante nella sua diretta competenza).

Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per non avere l’imputato commesso il fatto.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per non avere l’imputato commesso il fatto.


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1 Commento

  1. Penso sia indispensabile, alla luce anche della L. 24/2017, che si parli sempre di responsabilità SANITARIA.
    Il medico non è più dominus esclusivo della salute da parecchi anni…

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