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Confermato l’addio al mantenimento all’ex coniuge indipendente

29 giugno 2017


Confermato l’addio al mantenimento all’ex coniuge indipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 giugno 2017



Addio all’assegno di divorzio all’ex moglie che può guadagnare e ha un reddito sufficiente a mantenersi.

Non era una sentenza isolata, né un’interpretazione frutto della specifica vicenda portata all’attenzione dei giudici: l’interpretazione della giurisprudenza sull’assegno di mantenimento all’ex coniuge dopo il divorzio è definitivamente cambiata. Ed a confermarlo è l’ennesima pronuncia, questa volta pubblicata ieri, a firma della Cassazione [1].

La rivoluzione è iniziata lo scorso 10 maggio con la storica sentenza con cui la Suprema Corte [2] ha confermato l’addio al mantenimento dell’ex coniuge indipendente, ossia a quello in grado di mantenersi da solo. La presenza di redditi di qualsiasi tipo (lavorativi, immobiliari, mobiliari), di aiuti economici da parte della famiglia di provenienza, la disponibilità di una casa di abitazione o il fatto di avere un’età, una formazione e un’esperienza tale da consentire ancora di lavorare sono tutti fattori che pesano nella quantificazione del mantenimento. Con la conseguenza che, se l’ex coniuge è autosufficiente e può mantenersi da solo, non ha diritto all’assegno di divorzio.

Addio mantenimento all’ex coniuge che guadagna almeno mille euro al mese

La svolta sta nel fatto che, se in precedenza il mantenimento serviva ad equilibrare gli squilibri tra i redditi degli ex coniugi – mantenendo lo stesso tenore di vita che gli stessi avevano quando erano ancora uniti – ora questo criterio è venuto del tutto meno, contando piuttosto l’indipendenza economica. La quale, a detta del tribunale di Milano, si acquista anche con mille euro al mese (leggi Niente mantenimento all’ex moglie se guadagna mille euro al mese). Risultato: ben si potrà avere una situazione in cui, benché divorziati, il marito e la moglie abbiano due tenori di vita completamente diversi, l’uno percependo un reddito molto elevato e l’altro invece uno decisamente più basso, cosa che invece in passato non poteva mai avvenire. Per comprendere meglio come stanno le cose ricorriamo a un esempio.

Immaginiamo una coppia sposata: lui imprenditore, con un reddito di circa 10mila euro al mese; lei con un contratto di segretaria presso uno studio di commercialisti con 1.400 euro al mese. I due prima separano e poi, con la domanda di divorzio lei, che guadagna molto meno del marito, gli chiede un assegno sostanzioso, pari a 5mila euro. Solo così – afferma la donna – si può ripristinare l’equilibrio tra i due redditi e garantire ad entrambi lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora erano sposati (il totale dei redditi era infatti di poco meno di 6mila euro a testa). È corretto il suo ragionamento? Una volta lo era: il giudice era tenuto ad eliminare le sproporzioni tra i redditi degli ex coniugi. Oggi non lo è più. Con il divorzio, infatti, cessa ogni legame tra marito e moglie e nessuno dei due deve più garantire all’altro il tenore di vita che aveva quando stavano insieme. Scopo dell’assegno (secondo la nuova interpretazione) è garantire solo il necessario per vivere. Con la conseguenza che se chi richiede l’assegno di divorzio è già autonomo e indipendente – ma non necessariamente tanto ricco quanto l’ex – non ha più diritto al mantenimento.

Spettano gli alimenti solo a chi non può mantenersi da solo

La sentenza di ieri non fa che confermare la nuova interpretazione: è inutile per la moglie divorziata invocare il «tenore di vita» goduto durante il matrimonio, per evitare la riduzione dell’assegno di mantenimento richiesta dall’ex marito imprenditore.

Il matrimonio non è un’assicurazione della vita ma il frutto di una libera scelta, da cui deriva anche la responsabilità nel caso in cui l’unione naufraghi. Responsabilità questa che non può essere accollata sull’ex. Il principio che sottostà a tale mutato indirizzo è, sia per i figli maggiorenni che per l’ex-coniuge, quello della «auto-responsabilità economica»: chi richiede il mantenimento deve poter dimostrare di non aver mezzi adeguati e/o di non potersi procurare per ragioni oggettive; in mancanza di tale prova resta escluso il diritto all’assegno.

Tutto ciò non tocca invece i criteri di quantificazione dell’assegno di mantenimento dei figli, che invece deve restare ancorato al tenore di vita a questi garantito durante il matrimonio dei coniugi e fino a quando non siano in grado di mantenersi da soli.

note

[1] Cass. sent. n. 16190/2017 del 28.06.2017.

[2] Cass. sent. n. 11504/2017 del 10.05.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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