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Come si prova che il bambino non è proprio figlio?

29 giugno 2017


Come si prova che il bambino non è proprio figlio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 giugno 2017



Il test del sangue e del Dna sono i metodi migliori per disconoscere il figlio o resistere alla domanda di accertamento giudiziale.

Come è noto, difficilmente vi possono essere dubbi circa l’identità della propria madre. Al contrario, del padre non vi è nessuna certezza, almeno fino a quando non viene eseguito un test clinico che dimostri, senza ombra di dubbi, il rapporto di filiazione. Questo esame consiste – come a breve vedremo – nel prelievo del sangue e test del Dna. Chi intende provare che il bambino non è proprio figlio deve quindi sottoporsi a tale accertamento che si svolge nell’ambito di una procedura in tribunale dal nome «azione di disconoscimento della paternità». Ma procediamo con ordine.

Chi è il vero padre del bambino?

Un detto latino diceva «mater semper certa est; pater numquam» (la madre è sempre certa, il padre mai). La madre è dunque colei che risulta tale in base all’atto di nascita iscritto nei Registri di stato civile. Solo nei casi rarissimi di simulazione di maternità o di sostituzione di neonato, su ricorso della madre, del padre o dei figli, si può giungere a una dichiarazione giudiziale che accerti la falsa maternità. Vi possono essere dubbi, invece, sull’identità del padre. Si pensi al caso di una donna che, nell’arco dello stesso mese, abbia avuto rapporti con più uomini e non riesca a dire, con esattezza, con quale di questi sia avvenuto il concepimento. Ebbene chi è, in questo caso, il vero padre del bambino? Come si prova che il bambino non è proprio figlio? Una domanda che legittimamente può farsi chi ha avuto rapporti occasionali con una ragazza e non può mettere la mano sul fuoco sul fatto che questa sia stata solo con lui. Peraltro accertare l’identità del padre è assolutamente necessario perché comporta una serie di importanti conseguenze: l’obbligo di riconoscimento del bambino e il mantenimento economico fino alla sua indipendenza (che non sono i diciotto anni, ma il momento in cui questi è in grado di mantenersi da solo).

Disconoscimento del bambino per le coppie sposate

Per spiegare come si prova che il bambino non è proprio figlio bisogna innanzitutto distinguere tra due ipotesi: le situazioni che sorgono tra coppie sposate e quelle tra coppie non sposate. Riguardo alle prime, la legge prevede che quando il bambino nasce da due persone unite da matrimonio, il marito si considera automaticamente quale padre del neonato. Questo vale sia che il bambino nasca un giorno dopo il matrimonio, sia che nasca dopo nove mesi. Se però il bambino nasce prima di 180 giorni dal matrimonio o dopo 300 giorni dal divorzio o dall’annullamento del matrimonio stesso, uno dei due genitori o il figlio possono disconoscere la paternità e dimostrare che il marito non è il vero padre. L’azione va sotto il nome di disconoscimento della paternità e per un approfondimento su termini e modalità leggi la guida Che fare se scopro che il figlio di mia moglie è di un altro uomo.

Se invece il bambino nasce dopo 180 giorni dal matrimonio o prima di 300 giorni dal divorzio o dall’annullamento, l’azione di disconoscimento della paternità può essere esercitata solo in tre casi:

  • se i coniugi non hanno vissuto assieme e nei tre mesi che vanno dal 180° al 300° giorno precedente la nascita del bambino;
  • se in quei tre mesi il marito era affetto da impotenza;
  • se in questo periodo la moglie ha commesso adulterio o ha nascosto la gravidanza o la nascita del figlio.

Il bambino nato dopo 300 giorni dallo scioglimento del matrimonio o dalla separazione non si presume figlio del marito. Ciascuno dei coniugi possono però provare che il bambino è stato concepito durante il matrimonio ed è quindi, nonostante le circostanze temporali non lo facciano presumere, figlio del marito.

Disconoscimento del bambino per le coppie non sposate

Più facile è il dimostrare che il bambino non è proprio figlio in caso di coppie non sposate per le quali non opera alcuna presunzione di paternità, non essendo queste unite da matrimonio. Pertanto, mai come in questo caso, la madre è sempre certa mentre il padre non lo è.

A questo punto, le regole del gioco si invertono. Non operando infatti la presunzione di paternità, il figlio resta senza un padre se nessuno lo riconosce come proprio. Sarà quindi la madre a dover agire contro il compagno – qualora questi non intenda riconoscere il figlio – per ottenere dal tribunale il riconoscimento dello stato di paternità (e non invece il contrario come avviene per le coppie sposate, dove è l’uomo a dover agire per disconoscere il bambino come proprio figlio).

Non si parla più di azione di «disconoscimento della paternità» (ad esercitarla è il presunto padre) ma azione di «accertamento giudiziale della maternità» (ad esercitarla invece è la madre). L’uomo dovrà comunque difendersi e dimostrare che il bambino non è proprio figlio.

Come si prova che il bambino non è proprio figlio?

Ci sono vari metodi per dimostrare che il bambino non è il proprio. Ad esempio il marito (per le coppie sposate) o il partner (per quelle non sposate) può dar prova di una sua impossibilità ad avere figli (stato di impotenza) o della sua lontananza (ad esempio un militare rimasto in missione all’estero per circa un anno). Il metodo migliore per provare che il bambino non è proprio figlio è l’analisi del sangue e il test del Dna: se da tale esame risulta che il gruppo sanguigno o la struttura del Dna del bambino sono incompatibili con quelli del presunto padre quest’ultimo è “salvo”.

Attenzione: se anche la legge consente all’uomo di rifiutare di sottoporsi all’analisi, tale comportamento, se ingiustificato, può essere ritenuto dal giudice come la prova stessa della paternità.

Fino a quando si può disconoscere il figlio o la paternità?

Il marito può disconoscere il figlio entro un anno dalla nascita, se egli, al momento del parto, si trovava nel luogo in cui è nato il figlio. Se invece il marito non si trovava nel luogo della nascita o non ha avuto notizia della nascita il termine di un anno decorre dal giorno del ritorno nel luogo in cui è nato il figlio (o nella residenza della famiglia) oppure dal giorno in cui il marito ha avuto notizia della nascita del figlio. La madre può disconoscere la paternità del marito entro 6 mesi dalla nascita del figlio.

Il figlio può disconoscere la paternità da quando diventa maggiorenne (oppure dopo i 16 anni tramite un curatore nominato dal giudice o da quando viene a conoscenza dei fatti che lo inducono a dubitare seriamente della paternità).

note

Autore immagine: 123rf com

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