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Si possono mettere delle fioriere sul terrazzo condominiale?

30 giugno 2017


Si possono mettere delle fioriere sul terrazzo condominiale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2017



Fiori e fioriere non alterano la destinazione d’uso del lastrico solare e non impediscono agli altri condomini di fare altrettanto.

È legittimo abbellire il terrazzo condominiale con fiori e fioriere, lasciate da uno solo dei condomini e, quindi, di sua proprietà, anche se tale spazio appartiene a tutti. Un tale impiego, infatti, non impedisce agli altri proprietari di fare lo stesso, né altera la destinazione d’uso dell’area. Lo ha chiarito ieri la Cassazione [1] che, così facendo, ha risposto a un quesito ricorrente all’interno degli edifici: si possono mettere delle fioriere sul terrazzo condominiale? Per comprendere il principio sancito dalla Corte  è bene fare un passo indietro.

Qualcuno lo chiama «tetto», qualcun altro terrazzo; il nome più corretto però è «lastrico solare». Si tratta della copertura piana dell’edificio che, oltre a fungere appunto da riparo per gli appartamenti sottostanti, è anche calpestabile e, quindi, utilizzabile per i più svariati impieghi: dall’installazione delle antenne e delle parabole a luogo per stendere panni e coperte; dal ripostiglio per attrezzi di giardinaggio a lavatoio; da spazio per battere tappeti ad angolo riservato per prendere il sole. Il lastrico solare – o terrazzo, che dir si voglia – si presume di proprietà di tutti i condomini, salvo risulti diversamente dagli atti di proprietà. Questo significa che rientra, a pieno titolo, tra le cosiddette «parti comuni», come l’androne, le scale e i pianerottoli.

Anche chi non ama i fiori deve tollerarli se uno dei condomini li pianta nelle parti comuni dell’edificio

L’uso delle parti comuni è disciplinato dal codice civile [2] il quale stabilisce che ciascun condomino può utilizzare tali aree dell’edificio di proprietà di tutti a condizione che:

  • il suo uso non sia così “invadente” da impedire agli altri condomini di fare altrettanto (non ovviamente sullo stesso identico luogo, ma in quelli prossimi: così è impossibile che due antenne siano collocate sulla medesima base, ma è ben compatibile l’installazione di più antenne – una per ogni condomino – sul tetto);
  • tale impiego non alteri la destinazione d’uso dell’area. Ad esempio, un androne, che per sua natura è destinato all’accoglienza dei proprietari e dei loro ospiti, non può essere utilizzato come parcheggio di bici e motociclette.

Il condomino non può quindi recintare uno spazio del lastrico solare, per farlo proprio, escludendo tutti gli altri, per esempio realizzandovi un vano o trasformandolo in terrazza a livello da lui solo praticabile, neppure se la trasformazione dovesse essere parziale, perché in tal modo si verrebbe ad alterare l’originaria destinazione della cosa comune, sottraendola alle possibilità di utilizzo da parte degli altri condomini.

Alla luce di tali chiarimenti possiamo più agevolmente chiarire se è possibile mettere delle fioriere sul terrazzo condominiale. La Cassazione, a riguardo, ha richiamato proprio la norma del codice civile da noi prima illustrata: un corretto uso della cosa comune (e, quindi, anche della terrazza condominiale) non esclude la possibilità per il singolo condomino di godere maggiormente del bene, né di servirsene per usi esclusivamente personali, traendone ogni possibile utilità.

I rapporti tra condomini devono essere improntati ad un principio di solidarietà, che impone un costante equilibrio. I condomini non possono impedire al singolo di fare un uso del lastrico solare che loro non amano o non intendono fare, se tale uso non impedisce altri impieghi della stessa area. Così, ad esempio, se un condomino ripone delle fioriere sul lastrico ciò non esclude che gli altri usino la stessa area per installare delle antenne, per stendere i panni, per prendere il sole o battere i tappeti. Ciascun proprietario, quindi, è libero di sfruttare al massimo il suo “vantaggio” logistico dalla terrazza. Non si può, infatti, intendere l’uso paritetico come un’assoluta identità di utilizzo dell’area comune, perché in tal modo si vieterebbe a ciascuno di fare della cosa comune un uso a proprio vantaggio. Il divieto scatta solo se, con la modifica, si impedisce ai condomini di utilizzare in futuro il terrazzo perché è stato limitato il piano di calpestio o è stata compromessa la funzione di copertura.

note

[1] Cass. sent. n. 16260/17 del 28.06.2017.

[2] Art. 1102 cod. civ.

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