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La guardia medica: responsabilità nella medicina d’urgenza

8 luglio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 8 luglio 2017



Organizzazione dei turni di guardia medica, compiti e obblighi della guardia medica.

Il servizio di guardia medica e quello ospedaliero di guardia e pronto soccorso rientrano nell’ambito della medicina d’urgenza, definibile come «l’insieme delle prestazioni tecnico-sanitarie e dei mezzi che, dietro richiesta urgente del paziente bisognoso, vengono sollecitamente posti in essere per la precisazione del quadro anatomo-clinico e per la garanzia di congruo trattamento» [1].

Si tratta di un settore della medicina caratterizzato dalla rapidità delle prestazioni, che devono essere effettuate in un periodo di tempo ragionevolmente breve (qualche minuto), tale da consentire al medico di «mettere a fuoco» il caso clinico, senza poter effettuare — per l’estrema rapidità dell’intervento — una diagnosi precisa.

Organizzazione dei turni di guardia medica

L’art. 12 D.P.R. 41/1991 prevede che il servizio di guardia medica notturna e festiva si effettua:

  • dalle ore 14 del giorno prefestivo alle ore 8 del giorno successivo al festivo;
  • dalle ore 20 alle ore 8 di tutti i giorni feriali.

Il servizio si svolge, di norma, con turni notturni e diurni festivi di 12 ore e turni prefestivi di 6 ore. Per particolari esigenze può essere concordato l’accorpamento di turni consecutivi fino a un massimo di 24 ore.

In presenza di particolari esigenze dei medici, specie nel periodo estivo, può essere concordata con la Asl la concentrazione in un solo mese dell’orario di attività che i singoli medici dovrebbero svolgere nel corso di due mesi consecutivi, e per i medici che svolgono 38 ore di attività settimanale può consentirsi la concentrazione nell’arco di due mesi dell’orario che i medici dovrebbero svolgere nel corso di 3 mesi consecutivi. Tale accorpamento, che non comporta variazioni nei pagamenti mensili, può essere consentito solo se vengano garantite le ordinarie esigenze di servizio attraverso volontarie sostituzioni tra i medici interessati.

Per oggettive esigenze collegate a gravi difficoltà organizzative dipendenti da particolari fattori demografici, logistici o ambientali, da valutarsi da parte della Asl competente, possono essere adottati criteri organizzativi diversi. In tal caso, il servizio di guardia potrà essere affidato in forma di disponibilità domiciliare a medici residenti, utilizzando prioritariamente medici inseriti nella graduatoria regionale e, in mancanza, medici inclusi negli elenchi di medicina generale.

Compiti e obblighi della guardia medica

L’art. 13 D.P.R. 41/1991 stabilisce che il medico che effettua il servizio di guardia deve presentarsi, all’inizio del turno, presso la sede a lui assegnata e rimanere a disposizione, fino alla fine. del turno, per effettuare gli interventi domiciliari o a livello territoriale che gli saranno richiesti.

Il medico che effettua il servizio in forma di disponibilità deve essere reperibile presso il proprio domicilio, o altra sede da lui stesso indicata, per tutta la durata del turno.

Durante il turno di guardia il medico è tenuto a effettuare al più presto tutti gli interventi che gli siano richiesti direttamente dall’utente oppure — ove esista — dalla centrale operativa. Tutte le chiamate degli utenti devono essere annotate e rimanere agli atti; per ciascuna chiamata dovrà essere rilevabile quanto segue:

  • nome, cognome, età e indirizzo dell’assistito;
  • generalità del richiedente (nel caso che sia persona diversa dall’assistito) ed eventuale relazione con l’assistito;
  • ora della chiamata;
  • eventuale sintomatologia prospettata;
  • ora in cui l’intervento è stato effettuato (ovvero motivazione del mancato intervento);
  • tipologia dell’intervento richiesto ed effettuato.

Le chiamate dirette alla centrale operativa devono risultare agli atti mediante appositi apparati di registrazione. Tutte le registrazioni sono coperte da segreto d’ufficio.

Per le eventuali prescrizioni farmaceutiche, proposte di ricovero e certificazioni di malattia per il lavoratore, strettamente collegate all’intervento effettuato, il medico di guardia utilizza il modulario fornitogli dalla Asl.

Il ricettario è quello in uso da parte dei medici di medicina generale, con l’aggiunta della dicitura «servizio di guardia medica».

Il medico, facendone apposita annotazione, può rilasciare eventuali prescrizioni farmaceutiche, richieste di ricovero o certiftcati di malattia, anche se l’utente non risulta fornito di documento sanitario.

Le prescrizioni farmaceutiche sono limitate ai farmaci che, nell’ambito del prontuario terapeutico, trovano indicazione per una terapia di urgenza, e al numero di confezioni necessarie per coprire un ciclo di terapia non superiore a 48/72 ore. Non sono ammesse prescrizioni farmaceutiche o certificazioni per persone diverse da quelle per cui è stato richiesto l’intervento.

Le certificazioni di malattia per i lavoratori sono rilasciate esclusivamente nei casi di assoluta necessità limitatamente ai turni di guardia festivi e prefestivi e per un massimo di tre giorni, rimettendosi al medico di fiducia ogni ulteriore decisione in merito. Per evitare interruzioni nel servizio i medici di guardia, durante i turni di attività prefestivi e festivi, devono rimanere a disposizione fino all’arrivo dei colleghi che dovranno sostituirli nel turno di guardia susseguente.

Al medico che per tali motivi è costretto a restare oltre la fine del proprio turno spettano i normali compensi rapportati alla durata del prolungamento del servizio, che saranno trattenuti in misura corrispondente a carico del medico ritardatario. Al medico di guardia è fatto divieto di richiedere e percepire, per le prestazioni erogate durante i turni di guardia, compensi dagli assistiti. La violazione di tale divieto comporta l’immediata decadenza dall’incarico, salva ogni altra iniziativa di competenza della Asl. In base all’art. 13 cit., pertanto, il servizio di guardia medica ha la funzione di garantire l’assistenza sanitaria in casi di necessità e urgenza improcrastinabili, nel cui ambito sono compresi gli atti tipici della professione medica, con esclusione di quelli che, pur avendo natura sanitaria, possono essere eseguiti da personale paramedico e infermieristico. Ciò comporta, ad esempio, che non commette il reato di riftuto di atti d’ufftcio (art. 328 c.p.) il medico, che trovandosi solo nella sede della guardia medica, richiesto di un intervento domiciliare urgente al fine di praticare un’iniezione, si rifiuti di intervenire opponendo il dovere di non lasciare sguarnita la guardia medica [2].

Il reato di rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.)

Occorre precisare, peraltro, che sebbene il medico in servizio di guardia sia tenuto, come sopra evidenziato, a effettuare al più presto tutti gli interventi che siano richiesti dall’utente, ciò non toglie la facoltà del medico di valutare la necessità di visitare il paziente sulla base del quadro clinico prospettatogli, con conseguente responsabilità penale ex art. 328 c.p. (rifiuto di atti d’ufficio) soltanto in pre senza di un atto indifferibile dal cui mancato compimento possa derivare un pregiudizio al paziente. In questa prospettiva si è ritenuto che:

  • sussiste il reato di rifiuto di atti d’ufficio a carico di un medico di guardia medica il quale, richiesto di un intervento domiciliare con carattere di urgenza, ometta di provvedervi, qualora — a conferma dell’urgenza e dell’indifferibilità dell’intervento rifiutato — il paziente venga successivamente accompagnato al pronto soccorso e ricoverato nel reparto di chirurgia [3];
  • sussiste il delitto di rifiuto di atti d’ufficio a carico del medico di guardia medica il quale, messo al corrente, per telefono, di una grave sintomatologia riferita dal familiare di un paziente, non si rechi presso il suo domicilio per effettuare un accurato esame clinico, indispensabile per l’accertamento delle reali condizioni di salute e l’adozione delle determinazioni del caso, anche se le condizioni di salute del paziente non siano poi risultate gravi in concreto e nessuna terapia sia stata prescritta all’esito del successivo ricovero ospedaliero [4].

Anche il medico ospedaliero di pronto soccorso deve decidere se accogliere o meno, in ambito ospedaliero, il paziente che si rivolge al pronto soccorso, per cui non tutte le omissioni di ricovero integrano il reato di rifiuto di atti d’ufficio previsto dall’art. 328, co. 1, c.p., ma soltanto quelle indifferibili, ossia quelle in cui l’urgenza del ricovero sia effettiva e reale, per l’esistente pericolo di conseguenze dannose alla salute della persona, pericolo da valutare in base alle indicazioni fornite dall’esperienza medica, tenendo ovviamente conto delle specificità di ogni singolo caso [5].

Per la punibilità del medico il rifiuto deve riguardare una prestazione tipica della professione medica, con esclusione, quindi, di quegli atti che, pur avendo natura sanitaria, possono essere eseguiti da personale paramedico e infermieristico presente nella struttura [6]. Pertanto, deve escludersi la responsabilità di un medico di guardia che si rifiuti, benché richiesto dal personale infermieristico, di recarsi presso una «casa di cura» a visitare due anziani pazienti in stato di iperpiressia.

La valutazione relativa all’indifferibilità dell’intervento deve essere effettuata in base alle indicazioni fornite dall’esperienza medica e a quelle ricavabili dalla normativa relativa alla materia a cui l’atto attiene. Tale valutazione può essere sindacata dal giudice sulla base degli elementi di prova sottoposti al suo esame [7].

Prescrizione telefonica della terapia

Invece, il medico che, durante il turno di guardia medica, anziché recarsi di persona a visitare il paziente che denuncia problemi respiratori, si limiti a prescrivere la terapia per telefono, non risponde del delitto di omissione di atti d’ufftcio [8].

note

[1] Tavani, La responsabilità professionale nella medicina d’urgenza, relazione al convegno «La responsabilità professionale nelle strutture del servizio sanitario nazionale», Pisa, 28-29 ottobre 1980

[2] Cass. pen., VI, 5-11-2003.

[3] Cass. pen., VI, 19-5-2005.

[4] Cass. pen., VI, 7-4-2008.

[5] Cass. pen., VI, 15-10-2009.

[6] Cass. pen., VI, 18-5-2005.

[7] Cass. pen., IV, 5-6-2007.

[8] Cass. pen., 20-1-2015, n. 10130.


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