Professionisti Pronto soccorso: casi d’urgenza e operazioni

Professionisti Pubblicato il 8 luglio 2017

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L’urgenza valutata da uno specialista «obbliga» il chirurgo a intervenire. La sala operatoria.

Nel reato di rifiuto di atti d’ufficio ex art. 328, co. 1, c.p. la nozione di rifiuto implica un atteggiamento di diniego a fronte di una sollecitazione esterna, che può essere costituita anche dalla sopravvenienza in sé dei presupposti oggettivi che richiedono l’intervento.

Ciò che non rientra nella previsione della norma è, invece, l’inosservanza in sé di obblighi, pur se astrattamente previsti come urgenti, laddove non ricorra un’emergenza di natura oggettiva di fronte alla quale l’ingiustificata inosservanza assuma univocamente il significato di un diniego dell’atto dovuto. In questo caso, può integrarsi semmai la fattispecie di cui all’art. 340 c.p. (interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità) [1].

Il dolo del rifiuto di atti d’ufficio è il dolo generico, e comprende la consapevolezza di agire in violazione di doveri imposti («indebitamente»), senza che sia richiesto il fine specifico di violare tali doveri [2]. La consapevolezza di agire in violazione dei doveri imposti delimita la rilevanza penale al solo diniego che non trovi alcuna plausibile giustificazione.

La consapevolezza che l’atto debba essere compiuto senza ritardo (ad esempio, intervento di taglio cesareo in un quadro di arresto del feto) può ricavarsi dal tenore delle richieste formulate al medico da un altro medico, e il giudice può al riguardo sindacare l’uso della discrezionalità tecnica da parte del medico [3], tanto più se la richiesta di intervento è formulata, allo specialista ospedaliero, da un altro medico specializzato nella stessa disciplina e il medico — richiesto dell’intervento — neppure si curi di verificare la fondatezza o meno della gravità della situazione nei termini prospettati dal collega.

Tale condotta, infatti, già di per sé mette il soggetto in una condizione di potenziale inadempienza — apprezzabile agli effetti della norma applicata — poiché in tal modo il medico ospedaliero si sottrae acriticamente all’obbligo minimo di salvaguardia dello stato di salute del paziente, obbligo che diventa tanto più consistente, e quindi tanto più grave quando la richiesta di intervento non procrastinabile non provenga dai familiari o dal personale paramedico ma provenga da un medico specializzato nella medesima disciplina, il quale dispone di una specifica competenza per la patologia in questione [4].

note

[1] Cass. pen., VI, 20-2-1998.

[2] Cass. pen., VI, 25-1-2000.

[3] Cass. pen., VI, 14-7-1998.

[4] Cass. pen., VI, 9-6-2009.


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