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Suona l’allarme di casa, corro per strada e prendo una multa: che fare?

2 luglio 2017


Suona l’allarme di casa, corro per strada e prendo una multa: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2017



Multe: quando è possibile fare ricorso contro l’autovelox se l’eccesso di velocità è stato determinato dall’allarme antifurto in casa, suonato a causa dei ladri.

 

È consentito superare i limiti di velocità se scatta l’allarme di casa? La multa, in questo caso, può essere impugnata o deve ritenersi ugualmente valida? Una domanda che si è posto più di un proprietario di appartamento quando, magari nel bel mezzo di un weekend, mentre è al mare, viene avvisato da un impulso sul cellulare: il segnale dice chiaramente che è suonato l’allarme antifurto installato a casa a prova di ladri. E allora, via di corsa in città, a vedere se è tutto a posto. E magari, nel tragitto, presi dalla foga, non si fa caso a qualche autovelox disseminato ai margini della strada. A questo punto è lecito porsi il dubbio: se suona l’allarme antifurto, chi va veloce e prende la multa che può fare? Che margini ci sono per un eventuale ricorso al giudice di Pace? Questione delicatissima perché a nessuno piace trovare la casa a soqquadro, tanto più se per colpa dei ladri. E magari, quando c’è la cassaforte coi gioielli, il rischio è anche di perdere tutto ciò che si è risparmiato nel corso degli anni o su cui si sono formati i ricordi di famiglia.

Tutti sanno che, chi va veloce con l’auto perché sta scappando d’urgenza al pronto soccorso, per trasportare sé o un’altra persona che presenta un grave rischio alla vita o all’incolumità fisica, può essere giustificato se, in questo frangente, prende qualche multa per eccesso di velocità. Multa che gli viene annullata da qualsiasi giudice per «stato di necessità». Ebbene, tale situazione è equiparabile a quella di una tentata apertura della porta blindata che ha fatto scattare l’allarme? La risposta è stata fornita dalla Cassazione [1].

Superare i limiti di velocità perché scatta l’allarme di casa: la multa è valida?

Un conducente aveva superato i limiti di velocità per raggiungere al più presto la propria abitazione dove era scattato un allarme antifurto. In tale situazione la Cassazione ha ritenuto la multa valida [1]: a detta dei giudici, l’infrazione non era giustificata, trattandosi di meri interessi economici e non riguardanti l’incolumità fisica. In altre parole, secondo la pronuncia in commento, va bene superare i limiti di velocità se c’è uno «stato di necessità», ma tale causa di giustificazione ricorre solo – così dice il codice penale [2] che, per l’occasione, si applica anche alle contravvenzioni amministrative – se si agisce per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Ebbene, secondo la Suprema Corte, in caso d’infrazione alle norme del codice della strada, non si può annullare la multa per eccesso di velocità per «stato di necessità» sul rilievo che l’autore dell’infrazione si stava recando presso la propria abitazione essendo scattato l’allarme satellitare con conseguenti condizioni di grave pericolo. In una tale evenienza, infatti, non ricorre alcuna necessità di salvare se o altri dal pericolo attuale e immediato di un danno grave alla persona mediante la violazione del codice della strada. In termini pratici – dice la Corte – quando è in gioco la casa o la cassaforte si verte in materia di soli interessi economici che, per quanto possano essere rilevanti e delicati, non sono tutelati dalla norma sullo «stato di necessità» che invece parla di danno grave alla persona.

note

[1] Cass. sent. n. 24768/06 del 22.11.2006

[2] Art. 54 cod. pen.

Cassazione civile, sez. II, 22/11/2006, (ud. 24/10/2006, dep.22/11/2006), n. 24768

Intestazione

Fatto

SVOLIMENTO DEL PROCESSO

Il Ministero dell’Interno e per quanto possa occorrere la sezione di polizia stradale di (OMISSIS) hanno proposto ricorso per cassazione contro P.A. avverso la sentenza del G.P. di Roma n. 38203 del 2005, che aveva annullato il verbale di contestazione n. (OMISSIS) della polizia stradale di (OMISSIS) per eccesso di velocità, ravvisando lo stato di necessità.

Non ha svolto difese il P..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo i ricorrenti lamentano vizio di motivazione apparente, col secondo violazione della L. n. 689 del 1981, art. 4, dell’art. 2045 c.c. e dell’art. 54 c.p., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione per avere il G.P. ritenuto sussistere l’esimente della L. n. 689 del 1981, art. 4, in quanto il ricorrente si stava recando presso la propria abitazione essendo scattato l’allarme satellitare con conseguenti condizioni di grave pericolo.

Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c., il P.G. ha concluso per la manifesta fondatezza del ricorso.

La Corte ritiene di aderire alla richiesta.

Il G.P. ha erroneamente ed apoditticamente individuato uno stato di necessità.

E’ palese la mancanza di motivazione e l’erronea applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 4.

Questa Corte ha ripetutamele affermato che, ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilità in tema di sanzioni amministrative, previste dalla L. n. 689 del 1981, art. 4 in mancanza di ulteriori precisazioni, occorre fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale e, segnatamente, per quanto concerne lo stato di necessità, all’art. 54 c.p. (Cass. 24 marzo 2004 n. 5877, 5 marzo 2003 n. 3524, 12 luglio 2000 n. 9254, etc.); si è, altresì, ritenuto che sia idonea ad escludere la responsabilità anche la semplice supposizione erronea degli elementi concretizzanti lo stato di necessità, cioè di una situazione concreta che, ove esistesse realmente, integrerebbe il modello legale dello stato di necessità, in quanto la L. n. 689 del 1981, art. 3, comma 2 esclude la responsabilità quando la violazione è commessa per errore sul fatto, ipotesi questa nella quale rientra anche il semplice convincimento della sussistenza di una causa di giustificazione, il cui onere probatorio, tuttavia, grava su colui che invochi l’errore (Cass. 12 maggio 1999 n. 4710, la quale fa discendere l’ammissibilità, anche in tema di illecito amministrativo, delle esimenti putative dall’art. 59 c.p., a norma del quale “se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”; Cass. 25 maggio 1993 n. 5866, Cass. 20 novembre 1985 n. 4710).

Puntualizzando, peraltro, in sede penale, che, ove l’imputato deduca una determinata situazione di fatto a sostegno dell’operatività di una esimente reale o putativa, è su di lui che incombe l’onere di provarne la sussistenza, non essendo sufficiente una mera asserzione sfornita di qualsiasi sussidio, e l’allegazione da parte dell’imputato dell’erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità deve basarsi, non già su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d’animo dell’agente, bensì su dati di fatto concreti, i quali siano tali da giustificare l’erroneo convincimento in capo all’imputato di trovarsi in tale stato (Cass. pen. 1 luglio 2003 n. 28325).

Nella specie è del tutto evidente che non ricorresse alcuna necessità di salvare se o altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno grave alla persona con l’unico mezzo della commissione dell’illecito, vertendosi in materia di soli interessi economici ovviamente non tutelati dalla norma sullo stato di necessità.

Meglio avrebbe fatto il P. a contattare le forze dell’ordine per ottenere un pronto intervento presso la sua residenza ove supponeva essere stato perpetrato un furto.

Il ricorso va, conseguentemente, accolto e, decidendo nel merito, va rigettata l’originaria opposizione con condanna del P. alle spese liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria opposizione, condannando P.A. alle spese liquidate in Euro 400,00 oltre le eventuali prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2006.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2006


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