Diritto e Fisco | Articoli

Che fare se il condomino lascia la spazzatura sul pianerottolo

2 luglio 2017


Che fare se il condomino lascia la spazzatura sul pianerottolo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2017



Si può chiedere il risarcimento del danno al condomino che lascia il sacchetto nero della spazzatura maleodorante sulle altre parti comuni dell’edificio come il pianerottolo, l’androne, il portone o le scale.

Tutti i periodi di transizione comportano sempre delle difficoltà di adeguamento con le nuove norme. Lo sa bene chi vive in uno dei Comuni che hanno sposato il nuovo sistema di raccolta differenziata dei rifiuti con modalità “porta a porta” e “di prossimità”. I proprietari di appartamenti vengono dotati di eco-borse di colore diverso ove raccogliere la spazzatura in base ai materiali e ai rifiuti. Molte persone, però, restano incivili a prescindere dalle regole e, dimenticando che ciò che è comune è anche, in parte, loro, abbandonano i sacchetti della spazzatura sul pianerottolo di casa o nell’androne. Spesso tali buste non vengono chiuse correttamente e richiamano animali di ogni sorta. Senza contare l’odore che generano per le scale. Cosa prevede la legge in proposito? Che fare se uno dei condomini lascia la spazzatura sul pianerottolo? La risposta è in una sentenza della Cassazione che affronta proprio questo caso. Si tratta di una sentenza civile che, ovviamente, fa salva la possibilità di ipotizzare, in tale comportamento, anche fattispecie di reati. Ma procediamo con ordine.

Si può chiedere i danni a chi lascia la spazzatura sul pianerottolo di casa

Prima però di spiegare che fare se uno dei condomini lascia la spazzatura sul pianerottolo, per comprendere meglio la questione ricorreremo a un esempio. Immaginiamo che uno dei condomini, ogni sera, abbia l’abitudine di lasciare la spazzatura con gli avanzi della cena fuori dalla porta di casa, per non lasciare i cattivi odori dentro l’appartamento. La sua intenzione è quella di buttare il sacchetto la mattina successiva. Capita però – spesso e volentieri – che il giorno dopo si dimentichi o non esca proprio di casa. Così la spazzatura resta là per terra e tutte le scale finiscono per puzzare degli avanzi di cibo. Peraltro, trattandosi di materiale organico, dal sacchetto gocciolano sempre liquidi di vario genere, provenienti dagli alimenti che, anche quando il sacchetto viene correttamente buttato nel cassonetto dell’immondizia, restano sulle mattonelle andando a infestare scale, androne e pianerottolo e molestando tutti i condomini.

Qualcuno si ribella e lo fa presente in assemblea. L’interessato però ribatte sostenendo che i sacchetti sono chiusi, che il pianerottolo fa parte delle parti comuni dell’edificio e che, quindi, lo può fare in quanto non impedisce agli altri di farne lo stesso uso [2]. Chi ha ragione in questo caso? Il condominio che vuole che i sacchetti rimangano dentro gli appartamenti anche durante la notte, fino a quando non vengono buttati negli appositi centri di raccolta? O il condomino che usa solo un piccolo spazio del pianerottolo?

Secondo la Corte, non è consentito occupare stabilmente il pianerottolo, per esempio, con mobili, biciclette e altri oggetti non destinati ad abbellire questa parte comune. Questo perché il codice civile [2] vieta di utilizzare le parti comuni dello stabile per finalità diverse da quella che è la destinazione d’uso a cui sono asservite. Se ciò vale per gli oggetti che non sporcano, vale a maggior ragione per quelli che possono imbrattare le parti comuni, dare fastidio con esalazioni e odori nauseabondi o sgocciolare acqua ed altri liquidi sporchi. Il richiamo è, appunto, alla busta della spazzatura con l’organico. La Cassazione ha quindi sancito il diritto a chiedere il risarcimento del danno nei confronti del condomino che deposita, sistematicamente e per alcuni giorni, la spazzatura sul pianerottolo adiacente alla propria abitazione.

Naturalmente, per ottenere il risarcimento, sarà necessario instaurare una causa dal giudice di Pace (se il danno richiesto è fino a 5mila euro; per danni superiori si andrà in tribunale).

note

[1] Cass. sent. n. 5474/2011 dell’8.03.2011.

[2] Art. 1102 cod. civ.

Cassazione civile, sez. II, 08/03/2011, (ud. 16/12/2010, dep.08/03/2011), n. 5474

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la decisione con il procedimento di cui all’art. 380 bi cod. proc. civ., ai sensi di tale norma è stata redatta la seguente relazione, depositata il 6 agosto 2010: “Il Giudice di pace di Genova, con sentenza in data 18 aprile 2006, ha rigettato la domanda proposta dal Condominio di (OMISSIS), volta ad ottenere la rimozione, da parte della condomina M.G., di tutto il materiale dalla stessa depositato sul pianerottolo in corrispondenza della propria unità immobiliare, nonchè il risarcimento del danno cagionato all’edificio.

L’appello proposto dal Condominio è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale di Genova con sentenza n. 3793 del 2008, depositata il 15 ottobre 2008, sul rilievo che, essendo la sentenza del Giudice di pace stata emessa secondo equità, non risultava nella specie ravvisabile la violazione dei principi informatori della materia, e non era stata dedotta la violazione di norme sul procedimento.

Per la cassazione di questa sentenza ricorre il Condominio di (OMISSIS), sulla base di due motivi; l’intimata non ha svolto attività difensiva.

Il Condominio censura la sentenza impugnata deducendo che il Tribunale avrebbe errato nel non ravvisare la violazione dei principi informatori della materia, posto che ciò che era stato contestato alla condomina era l’inadempimento a quanto stabilito dal regolamento condominiale, sicchè il principio violato era quello che le obbligazioni debbono essere adempiute.

Il Condominio deduce altresì che il Tribunale avrebbe errato nel non ravvisare violazione di norme sul procedimento e soprattutto a ritenere che la sentenza impugnata fosse stata emessa secondo equità, con la conseguenza che l’appello era proponibile per i soli motivi indicati dall’art. 339 cod. proc. civ., comma 3.

E’ manifestamente fondata la censura con la quale il Condominio ricorrente deduce che il Tribunale ha errato a ritenere la sentenza del Giudice di pace emessa ai sensi dell’art. 113 cod. proc. civ., comma 2.

Invero, la domanda proposta dal Condominio nei confronti della condomina era di rimozione di oggetti dal pianerottolo e di condanna al risarcimento dei danni; era quindi una domanda, la prima, attribuita alla competenza del Giudice di pace per materia, con la conseguenza che la sentenza era appellabile senza le limitazioni di cui all’art. 339 cod. proc. civ., comma 3.

D’altra parte, la sentenza impugnata non riferisce che il Giudice di pace ha espressamente definito la propria sentenza come emessa secondo equità, ma si limita a dare atto che le parti concordavano sul fatto che la sentenza era di tipo equitativo; il che preclude altresì che possa trovare applicazione, nel caso di specie, il principio dell’apparenza (sul quale v. Cass., n. 9923 del 2010).

Sussistono pertanto le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide la proposta di decisione alla quale non sono state formulate critiche di sorta;

che appare opportuno soggiungere che ulteriore ragione per escludere che la sentenza del Giudice di pace potesse essere qualificata come di equità, con conseguente sua inappellabilità, si desume dal fatto che l’originaria domanda era volta anche ad ottenere la condanna della convenuta al risarcimento dei danni, senza precisazione che la stessa era proposta nei limiti della giurisdizione equitativa del giudice di pace;

che la sentenza impugnata deve quindi essere cassata, con rinvio al Tribunale di Genova, in diversa composizione, perchè proceda all’esame del gravame proposto dal Condominio;

che al giudice di rinvio è rimessa altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Genova, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2011


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI