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Debiti non pagati: quando è reato?

2 luglio 2017


Debiti non pagati: quando è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 luglio 2017



Quando si nasconde la propria incapacità a restituire una somma ottenuta in prestito o a pagare il prezzo di una merce o di un servizio, e lo si fa in modo preordinato, si commette reato.

Tutti sanno che, in Italia, chi non paga i debiti non va in carcere. E questo vale anche quando il creditore è lo Stato o il fisco. Anche se una persona fallisce non rischia alcun reato, sempre che abbia tenuto un comportamento diligente: il fallimento cioè non deve essere stato determinato da gravi violazioni di legge o da un preciso e mirato intento. Che vi piaccia o no, non va più in galera chi emette assegni a vuoto, ossia scoperti. Non rischia alcun procedimento penale anche chi non paga i debiti con il condominio, i debiti di gioco, i debiti con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con la banca, con la giustizia o con le controparti processuali. Qual è la conseguenza che salta immediatamente all’occhio (e che costituisce anche il punto più debole del recupero crediti)? Che chi non ha nulla da perdere, perché è nullatenente, può fare debiti senza rischiare nulla. Ma non sempre le cose vanno così bene per il debitore. Per fortuna, oltre ai casi di truffa, c’è un articolo del codice penale [1] che punisce il comportamento di chi, deliberatamente, contrae un debito con il preciso intento, sin dall’inizio, di non pagarlo e simulando, invece, al creditore, una piena solvibilità. Insomma, chi si obbliga e finge di poter adempiere al proprio obbligo contrattuale va – questa volta sì – in carcere. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di debiti non pagati, quando è reato e si rischia il penale.

Fingere di poter pagare è reato

Il reato per chi non paga i debiti e, tuttavia, nasconde tale situazione al creditore tanto da fargli credere di poter rispettare gli impegni si chiama «insolvenza fraudolenta». Il codice penale [1], in particolare, punisce con la reclusione fino a due anni o la multa fino a euro 516 euro chi, nascondendo il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla. Per comprendere meglio quando è reato non pagare i debiti, facciamo qualche esempio.

Immaginiamo una persona che, avendo commesso una grave violazione sul lavoro, viene raggiunta da un preavviso di licenziamento. Certo dell’esito del procedimento disciplinare e temendo di rimanere senza soldi di lì ai mesi successivi, il pomeriggio si reca presso una finanziaria per chiedere un prestito. Lì presenta tutte le carte, con le buste paga, che attestano il suo reddito mensile e il rapporto di lavoro con l’azienda. La finanziaria gli concede il prestito perché non è al corrente del preavviso di licenziamento ricevuto dal cliente quello stesso giorno, tanto più perché ancora devono decorrere i 5 giorni richiesti dallo Statuto dei lavoratori per poter intimare il provvedimento espulsivo. Dopo due settimane, come previsto, arriva il licenziamento e il dipendente, ormai senza lavoro, pur avendo ricevuto già i soldi dalla finanziaria e avendoli nascosti in un conto intestato alla moglie, non è più in grado di pagare le rate concordate. In questo caso, il comportamento del debitore rientra nell’insolvenza fraudolenta. Insomma, per il debito non pagato scatta il reato.

Anche il silenzio sulla propria incapacità a restituire i soldi configura reato

Facciamo un altro esempio. Immagiamo una persona che abbia il conto ormai in rosso da diversi mesi. Tuttavia la banca gli ha lasciato il blocchetto degli assegni. Un giorno entra in un negozio per comprare un costoso capo di abbigliamento. Chiede di poter pagare con un assegno. Il venditore è incerto, non si fida e preferirebbe la carta di credito, ma l’acquirente rassicura il commerciante della piena disponibilità della somma. Così stacca l’assegno e prende il vestito. Il creditore però non otterrà mai i soldi, cosa che il debitore già sapeva dall’inizio avendo simulato la propria solvibilità. Anche in questo caso non pagare il debito è reato.

Ecco un ultimo esempio. Un signore, con un grosso debito, chiede a un amico dei soldi e lo rassicura di poterlo pagare perché ha la pensione che lo copre. In realtà la pensione è della moglie e con questa le cose non vanno molto bene, tant’è che la coppia si sta separando. L’amico non vedrà mai indietro la somma prestata ma potrà denunciare il debitore per insolvenza fraudolenta.

Da quanto ci siamo detti è facile capire che il reato per chi non paga i debiti è molto simile alla truffa. In particolare, per punire chi contrae un debito pur non avendo la possibilità di ripianarlo, è necessario sporgere querela entro 3 mesi dalla conoscenza del comportamento illecito presso le competenti autorità (ad esempio, carabinieri o Procura della Repubblica). Ovviamente, agire penalmente non esclude la possibilità, in via civile, di intentare le azioni per il recupero del credito, ad esempio con il pignoramento, laddove possibile.

Ma quand’è che, materialmente, è reato non pagare i debiti? Il codice penale punisce chi, dissimulando il proprio stato di insolvenza, contragga una obbligazione con il proposito di non adempierla, quando questa non sia poi effettivamente adempiuta [2]. L’obbligazione assunta dal debitore deve avere ad oggetto una prestazione di dare del denaro e non quella di svolgere una determinata attività a favore dell’altra parte (ad esempio non commette il reato chi promette di realizzare un dipinto pur non avendone le capacità) [3].

Per integrare il reato di insolvenza fraudolenta sono necessari tre elementi:

  • nascondere il proprio stato di incapacità a pagare;
  • contrarre un’obbligazione valida;
  • non adempiere al debito contratto.

Ma cosa distingue il semplice inadempimento contrattuale dal reato? Abbiamo detto, all’inizio dell’articolo, che chi non paga i debiti non va in galera. In altri termini, non scatta il penale per la semplice incapacità economica a restituire le somme avute da altri o nel pagare il prezzo di un oggetto. In questi casi – la gran parte – il creditore può solo agire in via civile con il pignoramento. Il reato invece richiede qualcosa in più rispetto alla semplice incapacità economica: il colpevole deve aver posto:

  • un comportamento attivo, volto a far credere al creditore di poter pagare. Egli deve aver realizzato degli espedienti tali da trarre in inganno. È l’esempio del dipendente che contrae il debito con la finanziaria quando sta per essere licenziato;
  • un comportamento negativo, quale il silenzio [3]. Nascondere la propria condizione di insolvenza integra il reato. È il caso di chi, consapevole della propria impossibilità a pagare il debito, non lo riferisce al creditore. Secondo la Cassazione, il tacere, in modo preordinato, le proprie condizioni economiche ai fini della capacità di assolvimento di un’obbligazione viola il principio di buona fede contrattuale ed integra la dissimulazione della propria condizione di insolvenza.

Il delitto si consuma nel momento dell’inadempimento per chi ritiene l’inadempimento un elemento costitutivo del reato; nel momento della contrazione dell’obbligazione per chi ritiene l’inadempimento una condizione obiettiva di punibilità.

Il reato si può perseguire solo se c’è una querela di parte.

note

[1] Art. 641 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 39890/09.

[3] Cass. sent. n. 10792/01.

[4] Cass. sent. n. 29454/03, n. 30022/14.

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