Avvocati per l’abolizione dell’incompatibilità del lavoro dipendente

1 luglio 2017


Avvocati per l’abolizione dell’incompatibilità del lavoro dipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 luglio 2017



La proposta di legge per abolire l’incompatibilità tra l’esercizio della professione di avvocato e l’assunzione come lavoratore dipendente di uno studio legale.

In tutto due articoli. Tanto basta per cancellare uno storico divieto per gli avvocati: quello dell’esercizio della professione forense con il contemporaneo svolgimento di attività di lavoro subordinato. È questa la sostanza della proposta di legge [1] che interviene sulla legge professionale degli avvocati [2], attualmente in discussione al Parlamento e che potrebbe cambiare la vita a molti giovani esercenti la professione, ma di fatto alle dipendenze del titolare dello studio. Vediamo perché.

La nuova norma stabilisce che l’incompatibilità tra esercizio della professione forense e lavoro subordinato non si applica agli avvocati che svolgono attività di lavoro dipendente o parasubordinato in via esclusiva presso lo studio di un altro avvocato o associazione professionale, o società tra avvocati o multidisiciplinare. Il requisito affinché non scatti l’incompatibilità è che la natura dell’attività svolta dall’avvocato debba riguardare esclusivamente quella riconducibile ad attività propria della professione forense.

La proposta di legge AC 4408 è stata presentata lo scorso 5 aprile e prevede la modifica dell’art. 19 legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di incompatibilità dell’esercizio della professione forense. Verrebbe così abolita l’ipotesi dell’incompatibilità tra la professione di avvocato ed il lavoro subordinato o quello parasubordinato etero-organizzato.

Al lavoratore vengono poi applicate le norme del contratto collettivo nazionale di riferimento e, nel caso in cui i ccnl non contengano previsioni in materia di compenso, la norma dispone che sia comunque proporzionato alla quantità e qualità della prestazione da eseguire, tenendo conto dell’impegno temporale richiesto e della retribuzione prevista dal contratto collettivo.

Il ministero del lavoro, di concerto col dicastero della giustizia e in seguito al confronto con le parti sociali, con il Consiglio nazionale forense, con l’Organismo congressuale forense, con la Cassa forense, e le associazioni forensi riconosciute o non riconosciute come maggiormente rappresentative dal Congresso nazionale forense, è delegato a emanare entro 90 giorni dall’approvazione dalla legge uno o più decreti legislativi sulla base di una serie di criteri e principi direttivi: l’obbligo di determinazione, da parte della Cassa forense, di importi e modalità di versamento della contribuzione per gli avvocati con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, posta per almeno due terzi a carico del datore di lavoro che, in qualità di sostituto di imposta, è tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio fiscale e previdenziale tenendo conto di tutti i redditi riconducibili al rapporto di lavoro in essere ovvero dei diversi rapporti di lavoro avuti dal dipendente o parasubordinato nel corso dell’anno, quando a conoscenza. Inoltre, uno o più decreti legislativi dovranno essere emanati per definire i parametri caratterizzanti una monocommittenza come lavoro subordinato e parasubordinato, ovvero come lavoro autonomo, attraverso indicatori quali la durata temporale del rapporto, la presenza di una postazione fissa presso il datore di lavoro o committente, la partecipazione ai risultati economici dell’attività, la presenza e l’eventuale indennizzo di clausole di esclusività.

L’AIGA ha espresso la propria contrarietà alla proposta di legge che prevede l’abrogazione dell’incompatibilità tra la professione di avvocato ed il lavoro subordinato nonché il lavoro parasubordinato etero-organizzato. Nel comunicato si legge che: «L’obiettivo di risolvere la piaga dei sans papier (che effettivamente esiste, soprattutto tra i più giovani) non può essere perseguito rinunciando alla caratteristica fondamentale della professione di avvocato, che è l’indipendenza. Per l’AIGA infatti, regolamentare la figura dell’avvocato mono-committente come dipendente dello studio legale non è la strada giusta da percorrere in quanto, lungi dal garantirgli dignità e decoro nell’esercizio della professione forense, ne snatura invero i connotati di libero professionista».

note

[1] Ac 4408, di iniziativa congiunta della consulta Cgil del lavoro professionale e di Mga e a firma dei parlamentari Chiara Gribaudo, Andrea Maestri, Valentina Paris.

[2] L. n. 247/2012.

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