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Copiare un’opera inedita è plagio, anche con semplici varianti verbali

9 Novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Novembre 2012



Sebbene ancora non pubblicata, un’opera è sempre tutelata dal diritto d’autore sin dalla sua nascita: pertanto si commette plagio anche copiando opere inedite.

Come ha precisato recentemente la Cassazione [1], il diritto d’autore nasce insieme all’opera stessa, a prescindere da eventuali formalità di pubblicazione (come la registrazione alla SIAE dell’opera). Oggetto della tutela, infatti, è la creazione letteraria o artistica in sé, indipendentemente dal fatto che essa costituisca una sorgente di utilità.

Ne deriva che il plagio si configura anche nel copiare opere incompiute o mai pubblicate.

Nella sentenza in commento, si precisa cosa si debba intendere con il concetto di plagio: esso si ha quando si tragga ispirazione da un’altra opera di cui presenti molti elementi comuni: il medesimo taglio ed impostazione o, addirittura, l’uso di semplici varianti verbali con l’intenzione di mascherare le affinità stesse.

Non sarebbe quindi sufficiente – secondo i giudici della Suprema Corte – per sottrarsi all’obbligo del risarcimento del danno, mutare qualche vocabolo con un sinonimo.

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 18037/2012.


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