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Donazione alla ex ma mutuo pagato da me: come risolvere?

7 luglio 2017


Donazione alla ex ma mutuo pagato da me: come risolvere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2017



I miei suoceri hanno donato alla mia ex  il grezzo di un appartamento. Abbiamo stipulato un mutuo cointestato che ho pagato solo io. Ora ci stiamo separando e vorrei che continuasse a pagare lei. Come fare?

Nel caso di coniugi in comunione dei beni il codice civile [1] esclude dalla comunione legale i beni acquisiti dopo il matrimonio per effetto di successione o donazione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione. In mancanza di un’espressa volontà contraria dei donanti, dunque, il fabbricato allo stato rustico donato dai suoceri entra nella proprietà esclusiva del figlio donatario. Nel caso in cui le somme occorrenti per il completamento dell’immobile sono state affrontate da entrambi i coniugi mediante comune sottoscrizione di un atto di mutuo con un istituto di credito, occorre distinguere tra i rapporti interni ai sottoscrittori del finanziamento e quelli esterni con la banca. Per quanto concerne la banca, è chiaro che quest’ultima non sarà vincolata dalla situazione matrimoniale dei beneficiari del prestito, potendo pretendere secondo le regole ordinarie il pagamento solidale da parte di entrambi i coniugi e, nel caso di inosservanza dell’obbligo di restituzione, anche nei confronti di chi ha prestato la garanzia. Nel caso di morosità la banca potrà dunque scegliere o di aggredire il bene immobile se vi è stata concessione di ipoteca, come avviene di norma; o di agire nei confronti di ciascuno degli obbligati in solido, chiedendogli il pagamento del dovuto, salve le azioni interne per regolamentare l’azione cosiddetta di regresso tra i condebitori; o agire nei confronti di entrambi i coobbligati; o, infine, nei confronti degli eventuali fideiussori. Nella situazione prospettata trova applicazione un principio più volte riaffermato dalla Corte di Cassazione, e cioè che l’immobile realizzato su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi è di proprietà di quest’ultimo, salvo il diritto di credito dell’altro coniuge che ha contribuito alla costruzione – o al completamento dell’immobile donato allo stato rustico – per la metà del valore dei materiali e della manodopera impiegati [2]. Ci si chiede: le somme a credito del coniuge non proprietario dell’immobile possono essere compensate con quelle che egli è tenuto a pagare a titolo di alimenti per i figli? A tal proposito il codice civile [3] stabilisce che i crediti alimentari non possono in nessun caso essere opposti in compensazione all’altra parte, a maggior ragione quando sono stati disposti soltanto in favore dei figli perché l’altro coniuge non vi ha diritto. Tenuto conto di quanto detto, il coniuge non proprietario non potrà esimersi dalla sua responsabilità per il pagamento del mutuo che dovrà essere rimborsato tenendo fede al contratto stipulato con la banca. Egli non potrà neppure pretendere di compensare il suo credito per le spese sostenute per la ristrutturazione o l’arredamento della casa, con le somme di cui fosse debitore a titolo di alimenti a favore dei figli. Non gli rimarrà che agire, eventualmente, per aver riconosciuto dal giudice il suo diritto di credito nei confronti del coniuge; esso riguarda, come si è visto, la metà di quanto è stato speso per materiali e mano d’opera necessari per la ristrutturazione o il completamento. I beni mobili acquistati insieme, per esempio l’arredamento, rientrano invece nella comunione legale e vanno divisi a metà; ma anche qui occorre prima vedere se sono stati assegnati ad uno dei due nella sentenza di separazione o nei provvedimenti temporanei emanati dal presidente del tribunale: il coniuge non possessore ne sarà comproprietario, ma dovrà lasciarli nella casa coniugale che il tribunale assegna, “con i mobili che la arredano”, di regola, a colui cui vengono affidati i figli

Rimane la questione del conto corrente cointestato. Trattandosi esclusivamente di una modalità attraverso la quale si realizzano i pagamenti delle rate, sarebbe opportuno concordarne la modifica con la banca: non appare, infatti, opportuno, che persista un conto sul quale il coniuge separato ha possibilità di svolgere operazioni, specie considerando che vi transita esclusivamente lo stipendio del lettore. Basterà, allo scopo, parlarne in filiale.

Concludendo, si ritiene che il mutuo debba essere onorato regolarmente poiché il mancato pagamento delle rate potrebbe indurre l’istituto di credito al pignoramento dell’immobile se vi è ipoteca; cosa che al coniuge non possessore potrebbe anche giovare. Potrebbe altrimenti implicare l’avvio di un’azione esecutiva nei confronti dei coniugi o nei confronti di uno di essi e, in caso di impossibilità di recupero con queste modalità, l’azione nei confronti dei fideiussori. Tutte ipotesi che, in ogni caso, rientrano nell’autonomia di scelta della banca.

Le somme dovute per alimenti in favore dei figli devono essere regolarmente corrisposte non essendo suscettibili di compensazione.

Il coniuge non proprietario si deve munire di tutta la documentazione necessaria o comunque procurarsi le prove utili a dimostrare le spese fatte per il completamento o la ristrutturazione dell’immobile di proprietà esclusiva dell’altro. Avuta contezza di quanto speso, costui deve diffidare l’altro a rimborsare la metà di quanto è stato speso per l’immobile durante la convivenza matrimoniale anticipando, in caso contrario, l’intenzione di rivolgersi al giudice per ottenere una sentenza che accerti l’ammontare del suo credito e condanni l’altro a corrispondergliela.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Art. 179 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 2354 dello 04.02.2005.

[3] Art. 447 cod. civ.

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