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Quando è possibile l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

2 luglio 2017


Quando è possibile l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

> L’esperto Pubblicato il 2 luglio 2017



Per l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non basta l’irregolarità della notifica del decreto ma occorre la prova della mancanza di una tempestiva conoscenza del decreto stesso e dell’impossibilità di proporre opposizione tempestivamente.

 

Per presentare l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, concessa dall’articolo 650 del codice di procedura civile [1], non basta che ci sia stata una irregolarità nella notifica del provvedimento monitorio come, ad esempio, la mancanza del numero cronologico dell’atto sul registro del professionista e dell’ufficio giudiziario; è necessario al contrario dimostrare che il debitore non sia effettivamente venuto a conoscenza del decreto ingiuntivo. Entrambe le condizioni devono coesistere perché:

  • da un lato non rileva il semplice errore di notifica se questa ha comunque raggiunto il suo scopo e il destinatario ha preso conoscenza dell’atto;
  • dall’altro lato non rileva la mancata conoscenza dell’atto se la notifica è avvenuta correttamente e, dunque, il mancato ritiro del plico è avvenuto per colpa del debitore. Anche l’assenza del debitore per lunghi periodi dalla propria residenza non esclude l’obbligo di comportarsi secondo l’ordinaria diligenza nel controllare eventuali comunicazioni postali. Ad esempio, se la notifica all’ingiuntivo avviene sulla Pec aziendale (posta elettronica certificata) non rileva che, per alcune settimane, la dipendente addetta al controllo dell’email, sia stata assente dal lavoro.

È questo l’importante chiarimento fornito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

Quindi, affinché si possa proporre opposizione tardiva a decreto ingiuntivo devono ricorrere uno dei seguenti casi:

  • quando un vizio della notifica abbia comportato l’impossibilità effettiva del debitore di prendere conoscenza del decreto ingiuntivo;
  • quando il caso fortuito o la forza maggiore abbiano comportato l’impossibilità effettiva del debitore di prendere conoscenza del decreto ingiuntivo. In pratica la mancata conoscenza dell’atto non deve essere dipesa da colpa dell’intimato. La forza maggiore ed il caso fortuito si identificano, rispettivamente, in una forza esterna ostativa in modo assoluto ed in un fatto di carattere oggettivo avulso dall’umana volontà e causativo dell’evento per forza propria;
  • pur se correttamente notificato il decreto ingiuntivo ed effettivamente conosciuto dal debitore, quando per caso fortuito o forza maggiore questi non è stato in grado di presentare opposizione entro il termine di 40 giorni. Quest’ultima ipotesi è stata inserita dalla Corte Costituzionale [3] che ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale dell’art. 650, comma primo, del codice di procedura civile nella parte in cui non consente la opposizione tardiva dell’intimato che, pur avendo avuto conoscenza del decreto ingiuntivo, non abbia potuto, per caso fortuito o forza maggiore, fare opposizione entro il termine fissato nel decreto».

In ogni caso, l’opposizione non è più ammessa se proposta oltre dieci giorni dal primo atto di esecuzione.

Con l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo il debitore può chiedere la sospensione dell’esecutorietà del provvedimento.

Sul tema dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo si è più volte espressa la Cassazione stabilendo una serie di principi che val la pena di ricordare qui di seguito:

  • Ai fini dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c, la forza maggiore e il caso fortuito si identificano, rispettivamente, in una forza esterna ostativa in modo assoluto e in un fatto di carattere oggettivo avulso dall’umana volontà e causativo dell’evento per forza propria; dette circostanze non possono, pertanto, essere invocate nell’ipotesi di mancata conoscenza del decreto determinata da assenza dalla propria residenza, configurandosi l’allontanamento come un fatto volontario ed essendo imputabile all’assente il mancato uso di cautele idonee a permettere la ricezione o almeno la conoscenza delle missive pervenutegli nel periodo di assenza [4];
  • affinché sia legittima l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, essendo necessaria altresì la prova che, a causa di detta irregolarità, egli, come ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del detto decreto e non sia stato in grado di proporre tempestiva opposizione [4];
  • ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, prevista dall’art. 650 c.p.c., non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre, altresì, la prova – il cui onere incombe sull’opponente – che a causa di quella irregolarità egli, nella qualità di ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del suddetto decreto e non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione; sicché, la mera circostanza della nullità della notifica del decreto ingiuntivo a militare di leva, in violazione dell’art. 146 c.p.c., non è sufficiente a fondare l’ammissibilità dell’opposizione tardiva ove non si alleghino tempestivamente e non si provino circostanze specifiche che, in relazione alla concrete modalità di espletamento del servizio, abbiano reso impossibile al militare mantenere contatti con il suo luogo di residenza abituale ed i suoi congiunti ivi rimasti (nella specie, la madre che, sia pur irritualmente, aveva ricevuto la notifica del provvedimento) e di prendere cognizione dell’atto per reagirvi adeguatamente [5];
  • in caso di notificazione del decreto ingiuntivo oltre i termini di legge, l’opposizione proposta al fine di eccepirne l’inefficacia non esime il giudice dal decidere non solo sulla proposta eccezione, ma anche sulla fondatezza della pretesa creditoria già azionata in via monitoria [6];
  • in tema di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, la “ratio” dell’art. 650 comma 3 cod. proc. civ., secondo cui il termine decorre dal primo atto di esecuzione, va ravvisata nel fatto che la relativa notifica è di per sé idonea a porre la parte che assuma di non avere avuto conoscenza dell’ingiunzione per difetto di notifica di venire a conoscenza della stessa, e ciò indipendentemente dalla nullità di cui sia affetto pignoramento [7];
  • a seguito delle decisioni della Corte costituzionale n. 477 del 2002, nn. 28 e 97 del 2004 e 154 del 2005 ed in particolare dell’affermarsi del principio della scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, deve ritenersi che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, con la conseguenza che, ove tempestiva, quella consegna evita alla parte la decadenza correlata all’inosservanza del termine perentorio entro il quale la notifica va effettuata. Pertanto nell’ipotesi di notifica della opposizione a decreto ingiuntivo tempestivamente consegnata all’ufficiale giudiziario, ma non effettuata per mancato completamento della procedura notificatoria nella fase sottratta al potere d’impulso della parte, quest’ultima ha la facoltà di rinnovare la notifica secondo il modulo e nel termine previsto per l’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c. (Fattispecie relativa a notificazione non eseguita tempestivamente, perché in occasione del primo tentativo un terzo aveva fornito all’ufficiale giudiziario l’errata informazione che l’avvocato presso il quale l’ingiungente aveva eletto domicilio «era sloggiato»; le Sezioni Unite, in applicazione del principio di cui sopra, hanno cassato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza dei presupposti di ammissibilità della opposizione tardiva) [8];
  • in tema di procedimento di ingiunzione, e quindi di responsabilità contrattuale, è valida la notificazione del decreto ingiuntivo presso la sede legale della persona giuridica nelle mani di un soggetto dipendente della stessa società notificante e qualificatosi come addetto alla ricezione della corrispondenza della società ingiunta: così, in caso di mancata prova da parte della società debitrice dell’assenza di qualsiasi incarico, al consegnatario, relativo al ricevimento di tale corrispondenza ad hoc, non è invocabile la forza maggiore e/o il caso fortuito per la tardiva conoscenza del decreto ai fini dell’impugnazione dopo la scadenza del relativo termine. E’, quindi, legittima, e va pertanto confermata, la sentenza di merito con cui, stante l’esistenza di un particolare rapporto o prassi tra la società creditrice e quella debitrice ed accertata la mancanza di una specifica prova contraria da parte di quest’ultima società (ingiunta), venga dichiarata inammissibile l’opposizione oltre il termine fissato nel decreto [9];
  • la notifica del titolo esecutivo e specificamente del decreto ingiuntivo è affetta da nullità e non già da inesistenza qualora la notificazione sia stata effettuata in un luogo diverso da quello risultante dal certificato di residenza storica e non sia stata specificamente allegata l’assenza di alcun collegamento tra il luogo in cui è stata effettuata la notifica ed il debitore destinatario della notifica del decreto ingiuntivo: di conseguenza, i motivi di doglianza devono essere fatti valere nei termini di cui all’art. 650, comma 3, c.p.c., e non anche con lo strumento dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c.

note

[1] Art. 650 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 16211/17 del 28.06.2017.

[3] C. Cost. sent. n. 120/1976.

[4] Cass. sent. n. 24253/16.

[5] Cass. sent. n. 6518/16.

[6] Cass. sent. n. 3908/16.

[7] Cass. sent. n. 519/16.

[8] Cass. S.U. sent. n. 10216/06.

[9] Cass. sent. n. 10201/15.

[10] Trib. Trani, sent. del 5.05.2015.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 26 ottobre 2016 – 28 giugno 2017, n. 16211
Presidente Bucciante – Relatore D’Ascola

Fatti di causa

1) Il ricorso verte sulla ammissibilità di un’opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo di circa 68mila Euro, emesso in favore dell’ing. M. per prestazioni professionali rese in favore di parte C. .
Il Tribunale di Sassari e la Corte appello (con sentenza non notificata resa il 23/9/2011) hanno rigettato l’opposizione, ritenendo che non sussistesse il presupposto di cui all’art. 650 c.p.c per l’opposizione tardiva, cioè una nullità della notificazione dell’ingiunzione che avesse causato la mancata conoscenza e quindi l’omessa opposizione.
Il ricorso per cassazione, notificato il 12/9/2012, svolge due motivi, i quali espongono i vizi da cui era affetta la notificazione, che i giudici di merito hanno considerato irrilevanti.
M. è rimasto intimato.
Memoria delle ricorrenti, eredi del dr C.C. .

Ragioni della decisione

2) La Corte di appello ha respinto la tesi secondo cui la notifica del decreto sarebbe stata nulla perché il C. era assente da Sassari. Ha rilevato che la residenza anagrafica del C. non era stata modificata in modo conoscibile dal M. ; che nella residenza dell’ingiunto erano comunque residenti le figlie maggiori di 14 anni; che l’opponente aveva l’obbligo di verificare l’arrivo di corrispondenza indirizzata al suo indirizzo.
La Corte ha negato la configurabilità di vizi della notifica.
Ha verificato la raccomandata con cui fu notificata a mezzo posta l’ingiunzione e ha constatato l’esistenza del timbro postale.
Ha considerato che l’agente postale aveva attestato di aver tentato il recapito, immesso avviso in cassetta e comunicato il deposito con altra raccomandata. Anche di questa seconda ha registrato l’esito di immissione dell’avviso in cassetta postale del destinatario C. .
Ha precisato che l’atto è stato notificato dal difensore dell’ingiungente (legge 53/94) a mezzo del servizio postale.
Ha anche rilevato che fu restituito in data 5 luglio 2008 l’avviso di ricevimento per compiuta giacenza della raccomandata iniziale recante timbro postale dalla cui apposizione si doveva desumere – in mancanza di querela di falso – che l’ufficio postale avesse verificato la corrispondenza tra originale dell’atto giudiziario e copia inserita nel plico postale.
La Corte ha rilevato due errori del procedimento notificatorio: la mancanza del numero cronologico dell’atto sul registro del professionista e dell’ufficio giudiziario (tribunale di Sassari che aveva emesso il provvedimento). Ha però osservato che tali vizi non potevano determinare la mancata conoscenza e non erano quindi rilevanti ex art. 650 c.p.c..
3) Il primo motivo di ricorso denuncia nullità della sentenza e del procedimento con riguardo: 1) alla circostanza che la Corte di appello avrebbe fatto riferimento a un documento non ritualmente acquisito agli atti del giudizio, cioè la copia del registro notifiche effettuate in proprio dall’avv. M. . 2) alla circostanza che non sarebbe stato contestato l’utilizzo di speciali buste e moduli per gli avvisi di ricevimento.
La censura è infondata, giacché non attinge la ratio decidendi che è al fondo della decisione: non ogni irregolarità – quali quelle appena descritte – rileva per giustificare l’opposizione tardiva, ma solo quelle decisive per impedire la conoscenza della notificazione. Ciò non può certo dirsi né quanto alla tenuta del registro notifiche del mittente, né quanto alla modulistica degli avvisi di ricevimento, posto che questi ultimi non furono ritirati.
4) Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 650 c.p.c., delle norme sulla notifica a mezzo posta, della notifica eseguita dagli avvocati e vizi di motivazione.
Il motivo, che non è facilmente riassumibile, parte (pag. 11) dalla premessa che non sia stato dimostrato ciò che la Corte di appello ha invece attestato, facendo specifico riferimento ai numeri delle raccomandate e all’esito delle stesse – immissione in cassetta dell’avviso, spedizione CAD, restituzione per compiuta giacenza.
Era quindi stato assolto l’onere della notifica ed era conseguente onere del destinatario dimostrare sia i vizi di nullità sia che da essi fosse dipesa la mancata conoscenza della notificazione e la mancata opposizione.
A pag. 12 il ricorso afferma che il C. dimorava a Brescia per causa di forza maggiore (malattia della moglie attestata da certificati medici) e che anche le figlie si assentavano per lungo tempo da casa una per motivi di lavoro e l’altra per aiutare il padre nell’assistenza alla madre.
Trattasi di affermazioni prive di valore in questa sede, da un lato perché censurano una ineccepibile considerazione della Corte di appello secondo cui chi si assenta per lunghi periodi dalla propria residenza e non effettui la modifica anagrafica conoscibile ai terzi ha l’onere di provvedere al ritiro della corrispondenza, organizzandone l’inoltro o tramite servizi di posta o tramite soggetti incaricati, dall’altro perché privi di riscontro.
È infatti una mera affermazione, non riscontrata da documenti specificamente prodotti e riportati in ricorso, la circostanza – che sarebbe peraltro inidonea a superare il precedente rilievo – secondo cui le figlie del C. erano assenti da casa, anche con lui, per lunghi periodi.
Il ricorso elenca poi una serie di presunte irregolarità che muovono in primo luogo da contestazioni circa le risultanze degli atti notificatori e le relative attestazioni fatte dalla Corte di appello circa il plico raccomandato contenente il decreto, il numero del plico, l’avviso di ricevimento.
Di tali documenti non v’è riscontro in atti, e in particolare nel fascicolo di parte verificato per riscontro, poiché parte opposta non ha svolto difese in questo giudizio e l’opponente non si è evidentemente curato di estrarne copia e di produrla nel presente giudizio, sebbene a pag. 16 si dica che sarebbe stata prodotta in secondo grado una copia degli avvisi di ricevimento. Trattasi comunque di produzione non decisiva per la ratio della decisione, fondata come si è detto sui principi ribaditi da Cass. 6518/16.
Viene poi contestata la indicazione relativa alla immissione in cassetta dell’avviso adducendo che l’abitazione de qua non è sita in uno stabile – come attestato – ma è una villetta singola con cassetta esterna: rilievo inconferente posto che i moduli prestampati non possono evidentemente distinguere questi irrilevanti particolari.
Viene ipotizzato che l’agente postale abbia potuto far confusione tra diversi decreti ingiuntivi e avvisi CAD, posto che ad altro decreto ingiuntivo l’ingiunto si era opposto e solo a questo no.
Vengono richiamate violazioni relative alle norme sulle notifiche eseguite direttamente dagli avvocati difensori.
Si ritorna poi ripetitivamente sull’onere dell’ingiungente di provare la notifica e sulla avvenuta conoscenza del decreto solo in occasione della notifica del precetto, nonché sulle tardive spiegazioni del M. circa il metodo di notifica seguito, osservazioni queste tutte insignificanti alla luce del riscontro della Corte di appello, riassunte sub 2, circa l’esecuzione della notifica.
Invano viene ripetuto (pag. 19) che la notificazione fatta dalla parte interessata è valida solo se sono rispettati tutti gli adempimenti “a pena di nullità insanabile e rilevabile d’ufficio”.
È vero per contro, come ritenuto dalla Corte di appello, che ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, prevista dall’art. 650 c.p.c., non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre, altresì, la prova – il cui onere incombe sull’opponente – che a causa di quella irregolarità egli, nella qualità di ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del suddetto decreto e non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione.
Ed è vero anche che il regime delle nullità delle notificazioni è stato rivisitato da Cass. SU 14916/16 in senso opposto a quanto dedotto in ricorso circa l’insanabilità di ogni vizio formale e sostanziale.
Dei cinque punti riassuntivi dei vizi della notifica elencati a pag. 21 del ricorso, solo quello numerato come e) ha portata sostanziale e quindi conferente: è quello in cui si deduce che il dr C. non ebbe “sia causa della sua assenza da Sassari sia a causa delle gravi irregolarità” notizia del decreto ingiuntivo. Orbene, le irregolarità – tutte formali – non incidono sulla mancata conoscenza; l’assenza protratta nel tempo non eliminava l’obbligo imposto dal dovere di comportarsi secondo l’ordinaria diligenza nel presidiare la residenza anagrafica conoscibile dai terzi.
Su questo punto – decisivo per la Corte di appello e per questa Corte – le censure sono del tutto evanescenti e apodittiche.
Non è dimostrato, e neppure invero specificamente e dettagliatamente dedotto quale motivo di ricorso per cassazione – il caso fortuito (o la forza maggiore) che avrebbe impedito la ricezione della notifica.
5) Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso.
Ratione temporis non è applicabile il disposto di cui all’art. 13 comma 1 quater del d.p.r 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dal comma 17 dell’art. 1 della legge n. 228/12.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

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