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Lo sai che? Decadenza da dirigente: può trascinare con sé quella da capo ufficio?

Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2016

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2016

 Che succede se, a firmare un atto tributario, sia un dirigente decaduto e non un suo delegato? Ad esempio, se il dirigente decaduto non era capo ufficio in quell’agenzia, ma lo sia diventato?

La vicenda dei dirigenti decaduti è stata oggetto di numerose sentenze della Corte di Cassazione. La Corte Costituzionale ha attestato l’illegittimità della norma che prevedeva che l’assegnazione temporanea di un dipendente ad una mansione superiore (avente contenuto dirigenziale) potesse avere la stessa validità giuridica della assegnazione di un posto vacante da dirigente ad un dipendente che fosse risultato vincitore di concorso per titoli e per esami. Il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale nasceva da una questione di carattere giuslavoristico nell’ambito del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici della Amministrazione Finanziaria, non nell’ambito di un processo tributario. Tuttavia, successivamente a detta sentenza, collegando la norma costituzionalmente illegittima alle funzionalità relative al processo tributario, sono state emesse numerose sentenze da parte della commissioni tributarie provinciali e regionali che hanno creato difformità di trattamento e che hanno trattato la materia in modi spesso diversi fra loro. A seguito di quanto sopra è intervenuta la Corte di Cassazione che ha cercato di riportare la materia trattata nell’alveo dell’ordinamento giurisdizionale vigente [1].

La Cassazione ha trattato la questione dei dirigenti decaduti in relazione alla validità degli atti da essi sottoscritti, stabilendo che le due materie (l’illegittimità della nomina dei dirigenti e la validità degli atti da essi sottoscritti), operano su due piani distinti e che la nullità cui si riferisce la norma sugli accertamenti va interpretata in modo restrittivo. La norma sull’accertamento prevede che gli atti impositivi sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato e che l’accertamento è nullo se l’avviso non reca la sottoscrizione. Dunque la Cassazione ha precisato che la norma di cui sopra non stabilisce che per poter essere valida la sottoscrizione dell’atto impositivo, vi è necessità che chi ha sottoscritto l’atto o conferito la delega sia in possesso di una qualifica dirigenziale. La Cassazione, tuttavia, con le altre sentenze citate, ha anche approfondito e delimitato la materia, esaminando, di volta in volta, quali siano i casi specifici di nullità dell’accertamento fiscale, per mancanza di validità giuridica della sottoscrizione.

La Corte ha, poi, affermato che è a carico dell’Agenzia delle Entrate l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere e la presenza di eventuale delega, dunque che l’accertamento fiscale è nullo se l’Ae non prova la validità della delega conferita al funzionario che ha firmato l’atto. La Cassazione ha, inoltre, ribadito che, in materia di imposte sui redditi, gli avvisi di accertamento in rettifica e gli avvisi di accertamenti d’ufficio sono sempre nulli qualora non risultino sottoscritti dal capo dell’ufficio emittente o da un impiegato della carriera direttiva (addetto a detto ufficio) validamente delegato dal reggente di questo. In sostanza se un avviso di accertamento viene sottoscritto da parte di un funzionario diverso da quello istituzionalmente competente a sottoscriverlo, ovvero da parte di un soggetto non delegato, in modo valido ed efficace, da detto funzionario, viene violata la norma sull’accertamento.

Con la successiva sentenza, si stabilisce la nullità dell’atto di accertamento sottoscritto da funzionario delegato senza indicazione nominativa, mediante delega “impersonale”, sia di firma che di funzione, e cioè contenente solo l’indicazione della qualifica professionale del destinatario, mentre l’ordine di servizio, o altro atto proprio di pari valore giuridico, deve contenere, a pena di nullità, i motivi della sostituzione, il nome del destinatario e la scadenza della delega.

La Cassazione ha ritenuto nullo l’accertamento emesso se l’Ufficio non prova la validità della delega e cioè non prova che la sottoscrizione appartiene ad un funzionario con la nona qualifica.

Ha ristretto, poi, in generale, le possibilità del contribuente di impugnare gli atti di accertamento sottoscritti dai cosiddetti falsi dirigenti, precisando che la nullità per detti motivi può essere fatta valere solo nell’ambito della proposizione del ricorso di primo grado, in quanto l’interpretazione della norma sulla sottoscrizione degli atti conduce a ritenere che detta nullità, riguardando tutti i vizi ritenuti tali da rendere invalido l’atto tributario, debba essere fatta valere dal contribuente solo tramite l’impugnazione dell’atto ritenuto invalido, entro i termini di decadenza utili per proporre ricorso, mentre non potrebbe mai essere rilevabile autonomamente dai giudici, d’ufficio, o dal contribuente in fasi successive del processo tributario (appello e cassazione).

A Telefisco 2016, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che gli Uffici non hanno l’obbligo di allegare la delega di firma all’avviso di accertamento o altro atto impugnabile, né di depositarla in giudizio. Tuttavia gli Uffici mantengono a proprio carico l’onere di provare l’esistenza e la validità della delega, anche mediante deposito nel fascicolo di causa, qualora il contribuente abbia eccepito ritualmente, nel processo tributario di primo grado, uno specifico motivo di impugnazione.

Nel caso specificato nel quesito, cioè se si fosse verificata decadenza del dipendente che ha sottoscritto l’avviso di accertamento qualora a firmare l’atto tributario fosse stato il capo ufficio stesso (se si trattasse di dirigente considerato decaduto) e non un suo delegato, con la precisazione che la nomina a dirigente di detto capo ufficio fosse avvenuta a seguito di trasferimento e contestuale promozione, ovvero di promozione all’interno dell’ufficio, per cui il dirigente decaduto non fosse stato capo ufficio in quell’agenzia, ma lo fosse diventato nel frattempo, ci si chiede se la decadenza da dirigente avrebbe potuto trascinare con sé la decadenza da capo ufficio.

Richiamando tutte le sentenze di Cassazione sopra citate si è del parere che, per poter proficuamente contestare l’eventuale invalidità della sottoscrizione dell’atto notificato al contribuente, sia necessario avere copia degli atti di delega sottostanti alle nomine citate nel quesito, in quanto più che una derivazione generale di nullità di un atto illegittimo interno alla Ae di tipo giuslavoristico, sembrerebbero invece rilevare atti il cui contenuto fosse indefinito o recanti sottoscrizione di funzionari diversi da quelli indicati nella norma. Anche se l’Agenzia non è obbligata ad allegare detti atti all’avviso di accertamento, resta impregiudicato il diritto del contribuente a verificare la validità degli atti emessi dalla Ae nelle more del processo tributario di primo grado, eccependo quale specifico motivo di ricorso la nullità della sottoscrizione. In tal caso, anche qualora l’Agenzia non risponda ad eventuali istanze di accesso agli atti, essa sarà obbligata a depositare nel fascicolo di causa gli atti oggetto di impugnazione che la difesa potrà visionare ritirando le controdeduzioni dell’Ufficio prima della discussione in udienza. Solo esaminando la specifica delega si potrà verificare se essa rientra in una delle situazioni evidenziate dalle sentenze di Cassazione oppure se rientra in altre casistiche aventi lo stesso valore giuridico tali da rendere nullo l’atto impugnato.

Dunque il suggerimento che si può dare al lettore è quello di provvedere a detta impugnazione con specifico motivo di ricorso e di approfondire, una volta in possesso degli atti, in oggi indisponibili, la loro eventuale rilevanza giuridica ai fini dell’eccezione di nullità.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra

note

[1] La Corte di Cassazione si è espressa in materia di dirigenti decaduti con le seguenti

sentenze:

  • sent. nn. 22800, 22803 e 22810 dello 09.11.2015;
  • sent. n. 24492 dello 02.12.2015;
  • sent. n. 25017 dell’11.12.2015;
  • sent. n. 25280 del 16.12.2015;
  • sent. n. 381 del 13.01.2016.

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