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Lo sai che? Lavoro sbagliato: il cliente può chiedermi indietro i soldi?

Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2017

Sono un disegnatore meccanico con P.I. Ho eseguito disegni per un cliente ma ho commesso un errore e lui vuole addebitarmi tutti i costi del manufatto. Cosa prevede la legge?

Il lettore chiede, in buona sostanza, se gli errori di progettazione da lui commessi possano far sorgere una sua responsabilità professionale, tale da legittimare il suo cliente a chiedergli il risarcimento delle conseguenze derivate da detti errori e rappresentate dai maggiori costi nell’esecuzione del manufatto. Il rapporto intercorso tra il lettore ed il suo cliente può inquadrarsi giuridicamente come rapporto di prestazione d’opera [1]. Si definisce contratto d’opera il rapporto in base al quale una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Il relativo contratto non richiede necessariamente la forma scritta, potendovi essere anche un accordo semplicemente verbale tra le parti. L’opera commissionata deve essere eseguita e consegnata al cliente-committente così come pattuita, quindi senza errori od omissioni, di qualità e con le caratteristiche promesse e concordate tra le parti. L’accettazione dell’opera da parte del committente, senza alcuna rimostranza, libera il prestatore d’opera da qualsiasi responsabilità per difformità o vizi della medesima. Questo, però, purché le difformità o i vizi dell’opera siano – al momento della consegna – noti al committente o da lui facilmente riconoscibili. Il cliente che riscontri nell’opera ricevuta vizi o difformità rispetto a quanto commissionato, dovrà denunciare tali mancanze al prestatore entro otto giorni dalla scoperta e promuovere eventualmente un’azione legale nei suoi confronti entro un anno dalla consegna.

In tal caso, il committente avrà diritto al risarcimento del danno che, per colpa del prestatore d’opera, gli sia derivato [2]. La “colpa” deve intendersi come negligenza, imprudenza, imperizia, del prestatore d’opera.

Nel caso di specie il lettore ha realizzato dei disegni per un cliente. Tali disegni sono però risultati, in sede di realizzazione materiale del progetto che essi rappresentavano, affetti da errori tali, da comportare il rifacimento dei pezzi cui si riferivano. Gli errori da compiuti – probabilmente non erano palesi e quindi facilmente riconoscibili dal suo cliente, estraneo magari al settore. Di conseguenza l’accettazione dei disegni da parte del committente non costituisce comportamento sufficiente per esonerare il lettore da responsabilità. Se il cliente, venuto a conoscenza degli errori in fase di realizzazione dell’opera materiale “finale”, ha avuto la prontezza di denunciargli le mancanze riscontrate entro otto giorni dalla relativa scoperta, avrà certamente diritto al risarcimento del danno che conseguentemente ne è derivato, quindi delle spese ulteriori sostenute per il rifacimento dell’opera “finale”.

A contrario, se gli errori compiuti possono considerarsi facilmente riconoscibili dal suo cliente, o qualora, indipendentemente da ciò, siano stati portati alla sua attenzione tardivamente rispetto agli otto giorni prescritti dalla legge, nulla sarà dovuto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] Artt. 2222 e ss. cod. civ.

[2] Ai sensi dell’art. 1668 cod. civ.


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