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Corsi di formazione: sono obbligatori per vincere la causa di licenziamento?

3 luglio 2017


Corsi di formazione: sono obbligatori per vincere la causa di licenziamento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 luglio 2017



La mia azienda è in crisi e rischio la mobilità. Mi chiedono di aderire a dei corsi formativi: non farlo può pregiudicare il giudizio in caso di impugnazione del licenziamento?

Certamente non vi è un obbligo da parte del lettore di partecipazione ai corsi di formazione e riqualificazione professionale che l’azienda sta organizzando.

Tuttavia, la partecipazione a detti corsi Fondimpresa può essere utile sotto un duplice profilo. Innanzitutto l’adesione a detti eventi formativi, vista la grave situazione economica ed occupazionale in cui si trova l’azienda del lettore, potrebbe essere comunque occasione per incrementare la sua preparazione o comunque per acquisire un ulteriore aggiornamento professionale e magari facilitare i contatti con nuove imprese. Con riguardo, invece, all’eventuale azione giudiziaria che il lettore intende promuovere, sebbene la partecipazione ai corsi di formazione esterni all’azienda – come detto – non sia obbligatoria, la sua mancata adesione a tali opportunità formative e di ricollocamento professionale, potrebbe facilmente costituire una circostanza su cui fondare la difesa del suo datore. In altre parole, l’azienda potrebbe affermare di aver rispettato l’accordo preso in sede ministeriale, facendo tutto quanto in suo possesso per favorire la ricollocazione dei lavoratori, organizzando corsi formativi, di riqualificazione professionale ed inserimento al lavoro, cui tuttavia gli stessi, che lamentano l’illegittimità del licenziamento, non hanno voluto (o avuto interesse a) aderire, impedendo così al datore di facilitare il loro reimpiego. Poi, ovviamente, starà al giudice dare un peso più o meno rilevante alle difese datoriali sul punto. Quindi, nell’insieme delle difese che l’azienda esporrà, la mancata partecipazione ai corsi formativi in parola potrebbe essere valutata negativamente in sede giudiziale: ciò non tanto con ripercussioni sull’accoglimento o meno del ricorso promosso nei confronti dell’azienda, quanto magari sulla misura del risarcimento che il giudice potrebbe accordare ai lavoratori (tenendo conto del loro comportamento complessivo), o sulla condanna al pagamento delle spese legali, che potrebbero, ad esempio, essere compensate tra le parti (ognuno paga il proprio avvocato), anziché attribuite completamente all’azienda.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini


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