Diritto e Fisco | Articoli

Ingiusta detenzione: a chi spetta il risarcimento?

6 Luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Luglio 2017



Chi è stato arrestato e poi assolto ha diritto a richiedere un equo indennizzo per la privazione della libertà personale ingiustamente subita.

Non sempre chi subisce un arresto è poi giudicato colpevole: talvolta capita che, dopo un iter giudiziario più o meno travagliato, l’imputato sia assolto e abbia, perciò, diritto a essere indennizzato per la custodia cautelare ingiustamente patita.

A chi spetta la riparazione?

La legge [1] prevede che ha diritto a richiedere e ottenere un equo indennizzo per la custodia cautelare sofferta, chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, sempre che non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave.

L’indennizzo spetta, inoltre all’imputato prosciolto per qualsiasi causa quando,  con decisione irrevocabile, risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la misura è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dalla legge.

Prima di approfondire la questione, pare essere utile chiarire, preliminarmente,  perché la legge faccia riferimento alla custodia cautelare ingiustamente patita e cosa essa sia.

Cos’è la custodia cautelare?

Per comprendere il significato giuridico di custodia cautelare, dobbiamo partire da quello che è un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico vale a dire  il principio di non colpevolezza [2].

Il principio di non colpevolezza sta a significare, in buona sostanza, che l’imputato, di qualsiasi reato dovesse essere accusato e a prescindere dalla qualità e quantità degli elementi di prova disponibili, è da considerare non colpevole sino a quando la prova della sua responsabilità penale non sia accertata con «sentenza passata in giudicato» ovvero, per dirla in modo più semplice, fino a quando la sentenza non è più impugnabile o perché sono stati già celebrati i cosiddetti tre gradi di giudizio (primo grado, giudizio di appello, cassazione) o perché sono decorsi i termini per impugnarla.

Prima della sentenza definitiva, l’imputato, se privato della sua libertà personale, si trova sottoposto a custodia cautelare: la legge, infatti, prevede che ricorrendo alcune e specifiche condizioni (i cosiddetti gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari) una persona possa essere privata della sua libertà (quella che viene comunemente definita la carcerazione preventiva) anche prima di essere stata formalmente condannata.

Facciamo un esempio che possa meglio chiarire la questione. Ipotizziamo che Tizio sia sospettato (con terminologia giuridica si dice: gravemente indiziato) di aver commesso una rapina ai danni di Caio. Per questo motivo, essendoci il pericolo che Tizio possa scappare, commettere altri reati o «inquinare le prove» [3] viene arrestato e condotto in prigione dove resterà sottoposto alla misura cautelare della «custodia in carcere». A seguito del processo Tizio, avendo un alibi, potendo cioè dimostrare di trovarsi in un posto diverso da quello dove Caio è stato rapinato, viene assolto e  giudicato innocente «per non aver commesso il fatto».

Nell’esempio che si sta facendo, è evidente, che Tizio essendo stato ingiustamente arrestato e ristretto in prigione, ha diritto a ricevere un indennizzo per tutto il periodo di tempo che è stato, senza sua colpa, ingiustamente detenuto. Quella proposta, è solo una delle ipotesi possibili potendosi verificare, e nella realtà si verificano, casi in cui la questione è più complessa di così come potrebbe essere, solo per voler fare un esempio, il caso in cui si sia accusati di diversi reati e l’assoluzione riguardi solo uno dei fatti delittuosi che determinarono l’arresto.

A quanto ammonta l’indennizzo?

La legge prevede che il tetto massimo dell’indennizzo è pari e euro 516.456,90. Orbene, considerato che il termine massimo della custodia cautelare in carcere è di sei anni, il parametro aritmetico in base al quale calcolare l’indennizzo, è determinato dividendo l’importo massimo indennizzabile per sei anni (il termine massimo di custodia cautelare) espresso in giorni, moltiplicando poi il risultato per il numero di giorni di ingiusta detenzione patita.

Tornando all’esempio precedente, ipotizziamo che Tizio sia stato ingiustamente detenuto per sei mesi. Il primo calcolo da fare è dividere l’importo massimo indennizzabile per il numero di giorni che corrispondono a sei anni (il termine massimo di custodia cautelare); per cui possiamo scrivere: 516.456,90: 2190=235,82 euro. In questo modo abbiamo ottenuto l’importo massimo indennizzabile per ogni singolo giorno di ingiusta reclusione.

L’importo di 235,82 euro deve essere poi moltiplicato per il numero di giorni di ingiusta detenzione patita; nell’esempio che si sta facendo il calcolo sarebbe, perciò: 235.82 x 180 giorni (sei mesi) = 42447,60 euro. Tizio avrebbe diritto, secondo il criterio aritmetico, a essere indennizzato ricevendo l’indicata somma di denaro.

Il criterio aritmetico costituisce, però, solo un criterio di massima, nel senso che, restando nei limiti del massimo indennizzabile, il giudice deve, poiché la riparazione deve essere equa, opportunamente integrarlo, innalzando o riducendo il risultato di tale calcolo numerico, per rendere la decisione più equa possibile e rispondente alle specificità della situazione concreta. Se, per ipotesi, a causa della ingiusta detenzione Tizio ha anche perso il lavoro, è previsto che, nella determinazione in concreto dell’ammontare dell’indennizzo, il giudice ne debba tenere conto.

Entro quale termine si può proporre domanda di riparazione per ingiusta detenzione?

Il termine di decadenza cioè quello oltre il quale l’istanza non può più essere validamente proposta è quello di due anni decorrenti dal passaggio in giudicato della sentenza di assoluzione o proscioglimento pronunciata con una delle formule assolutorie previste dalla legge. Decorsi i due anni, indipendentemente dalla fondatezza della richiesta, la stessa sarà dichiarata inammissibile.

A chi si propone l’istanza di riparazione per la ingiusta detenzione?

L’istanza, corredata da tutta la documentazione necessaria, va proposta innanzi alla Corte di Appello la quale, a seguito di una fase istruttoria, emetterà la sua decisione avverso la quale è ammessa la possibilità di ricorso per cassazione.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI