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Lavoro a chiamata, quando si può utilizzare


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 luglio 2017



Come funziona il lavoro intermittente, quali sono i limiti, per quali mansioni si può utilizzare,  in quali settori c’è più elasticità.

Sei in attesa che i nuovi Presto, i contratti di prestazione occasionale noti come nuovi voucher, diventino operativi, ma hai urgenza di chiamare un lavoratore per una prestazione saltuaria? Oppure sei un professionista, o il titolare di un’azienda che non può utilizzare i Presto?

Forse non sai che esiste un’altra tipologia di contratto di lavoro che consente una notevole flessibilità. Si tratta del lavoro a chiamata, anche detto lavoro intermittente o job on call: questo è il contratto con cui un lavoratore si rende disponibile a svolgere una determinata prestazione su chiamata del datore di lavoro [1].

Lavoro a chiamata: come funziona

Esistono due distinte tipologie contrattuali di lavoro a chiamata:

  • in una il lavoratore ha l’obbligo contrattuale di rispondere alla chiamata del datore di lavoro e ha diritto a un’indennità per i periodi di disponibilità obbligatoria;
  • nell’altra non ha l’obbligo di rispondere alla chiamata, ma non ha diritto ad alcuna indennità in assenza di rapporto.

Diversamente dal part-time, nel lavoro intermittente il lavoratore è titolare dei diritti normalmente riconosciuti ai dipendenti solamente nei periodi di effettivo impiego, mentre non è tutelato nei periodi in cui rimane a disposizione del datore di lavoro.

Lavoro a chiamata: per quali attività puoi usarlo?

Puoi utilizzare il lavoro a chiamata per svolgere prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate:

  • dai contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali);
  • da appositi decreti ministeriali;
  • dalla normativa sull’orario di lavoro, che definisce determinate attività come discontinue (attività dei commessi di negozio, dei receptionist degli alberghi, degli addetti alle pompe di carburante, etc).

Se le mansioni per cui devi assumere un lavoratore a chiamata non sono contenute in un contratto collettivo, in un decreto o nella normativa sull’orario di lavoro, devi verificare se il ministero del Lavoro è stato interpellato sull’applicabilità del lavoro intermittente per quella specifica prestazione, anche assimilando categorie di lavoratori simili.

Ad esempio, per quanto riguarda la figura del commesso, questa è stata assimilata dal ministero del Lavoro alla figura dell’addetto alle vendite, consentendo così la possibilità di estendere anche a questa qualifica il lavoro a chiamata.

Lavoro a chiamata: quando non puoi utilizzarlo

Non puoi utilizzare il lavoro a chiamata, invece, quando:

  • devi assumere i lavoratori a chiamata per sostituire i lavoratori in sciopero;
  • devi assumere i lavoratori a chiamata in unità produttive in cui ci siano stati, nei 6 mesi precedenti, licenziamenti collettivi per addetti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  • devi assumere i lavoratori a chiamata in unità produttive in cui sono in corso una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, per addetti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  • non hai effettuato la valutazione dei rischi.

Devi anche sapere che puoi assumere soltanto lavoratori:

  • sotto 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il 25° anno;
  • sopra i 55

Lavoro a chiamata: come si comunica

Per assumere un lavoratore a chiamata deve inviare l’ordinaria comunicazione di assunzione (Co Unilav assunzione) ai servizi per l’impiego della propria Regione.

Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni, però, devi comunicarne la durata all’Ispettorato territoriale del lavoro (Itl) competente per territorio.

La comunicazione, in parallelo a quanto previsto in precedenza per i voucher, può essere effettuata anche nello stesso giorno di inizio della prestazione, purché prima dell’effettivo impiego del lavoratore, utilizzando il modello di comunicazione “Uni-intermittente“.

Devi inserire nella comunicazione:

  • i dati identificativi del lavoratore;
  • i dati identificativi del datore di lavoro;
  • la data di inizio e fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce.

Devi poi trasmettere il modello secondo una delle seguenti modalità:

  • attraverso il servizio telematico sul portale ClicLavoro;
  • via e-mail all’indirizzo di Pec appositamente creato (intermittenti@pec.lavoro.gov.it);
  • con un Sms (numero 339.9942256) contenente almeno il codice fiscale del lavoratore, esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
  • tramite App. Lavoro Intermittente (per smartphone o tablet);
  • tramite fax al competente ITL, per malfunzionamento dei sistemi.

Lavoro a chiamata: 400 giornate di lavoro

Devi poi sapere che, ad esclusione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, puoi applicare il lavoro a chiamata, per lo stesso dipendente, nel limite di 400 giornate in 3 anni solari.

Devi fare attenzione perché, se superi le 400 giornate, il rapporto di lavoro si trasforma a tempo pieno e indeterminato.

Per verificare se rischi di superare il limite del lavoro intermittente con una nuova prestazione, devi procurarti tutte le precedenti comunicazioni preventive inviate relativamente alle prestazioni dello stesso lavoratore: se tutte le precedenti prestazioni giornaliere, sommate, danno un risultato che è inferiore a 400, puoi procedere alla chiamata.

Per semplificare i calcoli, puoi anche verificare la prestazione media mensile: in pratica, se la prestazione lavorativa è richiesta in media per non più di 11 giorni al mese, non puoi superare limite dei 400 giorni, posto che, a prescindere dal momento in cui effettui il calcolo, avrai come totale 396: 11 giorni per 36 mesi.

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