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Il lavoratore distaccato può rifiutarsi di tornare nella sua azienda?

8 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 luglio 2017



Se il datore di lavoro comunica al suo dipendente distaccato di tornare in sede, quest’ultimo non ha alternative a meno che non voglia essere licenziato.

Può succedere che il datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, ponga a disposizione di un’altra azienda per un certo periodo di tempo un suo dipendente. In pratica quest’ultimo svolge la propria attività in una ditta diversa, pur restando alle dipendenze del datore di lavoro che lo ha assunto all’inizio e, cioè, quello che lo distacca. Si parla, in casi simili, di distacco del lavoratore. Si tratta, quindi, di una situazione temporanea, indipendente dalla durata, più o meno lunga; ciò significa che, quando il periodo di distacco finisce, il lavoratore deve tornare in sede. Ma che cosa accade se non lo fa? In altre parole, il lavoratore distaccato può rifiutarsi di tornare nella sua azienda? Secondo una sentenza del Tribunale di Roma [1] il dipendente non può rifiutarsi di rendere la prestazione lavorativa secondo le modalità indicate dal datore di lavoro, anche se la sua decisione è illegittima.

Il lavoratore deve essere diligente, obbediente e fedele

Lavoratore: quali sono i suoi doveri?

La legge pone a carico del lavoratore dipendente doveri [2] ben precisi, oltre a quello “classico” che consiste nello svolgimento delle mansioni per cui è stato assunto. Dovrà, infatti:

  • essere diligente nello svolgimento della sua attività, osservando le direttive dell’imprenditore e dei propri superiori (quindi, volendo riassumere, non solo un obbligo di diligenza ma anche di obbedienza);
  • essere fedele, nel senso che non potrà svolgere attività in concorrenza con il suo datore di lavoro, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e alla produzione aziendale.

Nel caso in cui il lavoratore venga meno a questi obblighi, il datore di lavoro può comminargli sanzioni disciplinari, che vanno dalla multa alla sospensione dal lavoro fino al licenziamento.

Lavoratore distaccato: può rifiutarsi di tornare in sede?

Ora cerchiamo di applicare quanto appena detto nell’ambito del distacco: essere obbediente e osservare le direttive del datore significa che il lavoratore, nel momento in cui viene richiamato a prestare servizio nella propria azienda, dovrà rispettare l’ordine impartito: non può, quindi, rifiutarsi aprioristicamente di eseguire la prestazione così come gli viene richiesta, magari anche tenendo comportamenti illegittimi come – ad esempio – l’occupazione di spazi aziendali o l’uso di espressioni ingiuriose nei confronti del datore o del superiore gerarchico (nel caso della sentenza, il lavoratore non solo aveva rifiutato di tornare in sede ma aveva continuato ad occupare i locali dell’azienda dove era stato distaccato). In un caso del genere, il licenziamento sarebbe del tutto giustificato.

Se non può tornare in sede, il lavoratore distaccato deve spiegare i motivi

Lavoratore distaccato: e se il rifiuto è lecito?

E se il motivo del rifiuto è lecito? O, comunque, il lavoratore ha buone ragioni per non voler tornare? Pensiamo a quello distaccato all’estero per molti anni e che qui abbia messo su famiglia. È chiaro che rientrare in Italia per lui sarebbe un bel problema e romperebbe gli equilibri affettivi e familiari che ha costruito. In tal caso, per agire correttamente, potrà rivolgersi al giudice spiegando tutte queste motivazioni e sperando che il magistrato gli dia ragione ed emetta una sentenza che lo riconosca dipendente dal datore di lavoro presso cui è distaccato.

note

[1] Trib. Roma sent. n. 20848 del 28.02.2017.

[2] Art. 2104-2105 cod. civ.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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