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Posso lavorare durante le ferie?

4 Luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Luglio 2017



Il dipendente in ferie può lavorare, durante il periodo di vacanza, presso un’altra azienda?

 

La mia azienda mi ha dato un mese di ferie, durante il quale dovrei lavorare a chiamata per un altro datore: posso farlo o è vietato?

Non esiste, in generale, una norma che vieti al dipendente di lavorare per un’altra azienda durante le ferie; tuttavia, la possibilità di effettuare un’attività lavorativa per un diverso datore di lavoro dipende dall’effettiva possibilità, per il dipendente, di recuperare le energie psicofisiche. Inoltre, non bisogna dimenticare l’obbligo di fedeltà in capo al lavoratore, che non può porre in essere attività in concorrenza col datore di lavoro, anche in qualità di dipendente di un’altra azienda o organizzazione.

Lavoro in altra azienda durante le ferie

Per quanto riguarda la possibilità di lavorare per altre aziende durante le ferie, bisogna innanzitutto osservare che le ferie stesse costituiscono un diritto irrinunciabile, sia secondo la Costituzione [1] che secondo il codice civile [2]. Tant’è vero che non è possibile monetizzare le ferie, nemmeno col consenso del lavoratore: la monetizzazione delle ferie è possibile solo per il periodo che eccede le 4 settimane l’anno (periodo minimo previsto dal decreto sull’orario di lavoro [3]), oppure per contratti di durata inferiore all’anno o cessati entro l’anno, e nei casi di cessazione del rapporto di lavoro.

Non è dunque valido un accordo col quale datore di lavoro e lavoratore eliminino, o riducano sotto le 4 settimane annue, le ferie spettanti.

Lavoro durante le ferie: sanzioni disciplinari

Nel caso in cui l’azienda conceda normalmente le ferie al dipendente, ma questi non ne approfitti e decida di lavorare per un’altra azienda, il datore di lavoro non è certamente responsabile di alcuna violazione: il mancato recupero psicofisico del dipendente è esclusivamente imputabile, in tal caso, a quest’ultimo.

Al contrario, è il datore di lavoro a poter irrogare al dipendente una sanzione disciplinare, perché, non reintegrando le energie psicofisiche fruendo delle ferie regolarmente concesse, questi può pregiudicare il corretto espletamento dell’attività lavorativa nei confronti del datore di lavoro.

Lavoro a chiamata durante le ferie

La questione può avere una portata diversa, tuttavia, se il lavoro durante le ferie viene svolto in maniera non continuativa, ad esempio perché il dipendente è assunto a chiamata, o con un contratto di prestazione occasionale.

In questi casi bisogna aver riguardo all’effettiva durata della prestazione lavorativa, per verificare se la seconda attività consente comunque un recupero effettivo delle energie psicofisiche del dipendente.

Lavoro in due aziende: i limiti

A prescindere dalla specifica situazione, bisogna poi tener conto che, quando il dipendente lavora contemporaneamente presso due diverse aziende, non deve superare determinati limiti di orario.

In particolare, il dipendente può prestare servizio per un massimo di 48 ore settimanali, come media in un arco di tempo pari a 4 mesi (ad esempio, in una settimana del periodo di riferimento è possibile lavorare per 52 ore, se in un’altra settimana dello stesso periodo si lavora per 44 ore, o meno).

Per quanto riguarda i riposi, devono essere rispettati:

  • il riposo giornaliero, pari ad 11 ore consecutive ogni 24 ore (in questo caso non è possibile considerare alcuna media);
  • il riposo minimo settimanale, pari ad almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni (inteso come media da rispettare nell’arco di 14 giorni);
  • considerando l’assoluta imprescindibilità del riposo minimo giornaliero, il riposo minimo settimanale da considerare complessivamente è dunque di 35 ore ogni 7 giorni (24 ore consecutive+11 ore di riposo giornaliero).

Il lavoratore ha l’onere di comunicare al datore di lavoro l’ammontare delle ore in cui può prestare la propria attività, nel rispetto dei limiti indicati, per evitare che uno dei due datori possa incorrere in una sanzione (secondo quanto stabilito dal Ministero del lavoro [4]).

note

[1] Art 36 cost

[2] Art 2109 cod.civ.

[3] D.lgs. 66/2003.

[4] Circ. Min. Lav. N.8/2005.


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