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Cosa si rischia per violare le regole antiriciclaggio

4 Luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Luglio 2017



E’ obbligatoria la verifica della clientela e la segnalazione di operazioni sospette. Punite conservazione di dati non veritieri e frode su carte di pagamento.

Fare orecchie da mercante su verifiche o comunicazioni relative a operazioni sospette può costare molto caro: violare le regole antiriciclaggio dopo l’entrata in vigore delle ultime normative comporta la reclusione fino a 3 anni o una multa fino a 300.000 euro. Per quali reati? Vediamo.

Cosa significa violare le regole antiriciclaggio

Se uno viene accusato di violare le norme antiriciclaggio si chiede: «Ma che cosa ho fatto?» Bene, ecco che cosa hai fatto, secondo quanto stabilito dalla normativa europea e dalla legge italiana.

Hai, probabilmente, violato in modo grave gli obblighi di verifica e di conservazione dei documenti attraverso la frode o la falsificazione. In altre parole, hai alterato le carte e messo i tuoi assi nella manica per fare il tuo gioco. Hai barato, insomma.

Non solo: hai pure nascosto dei dati importanti, cioè non hai osservato l’obbligo di verificare e comunicare chi sono i tuoi clienti oppure hai utilizzato la carta di pagamento in modo indebito.

I destinatari della normativa antiriciclaggio

La nuova normativa approvata dal Governo Gentiloni [1] che stabilisce cosa si rischia per violare le regole antiriciclaggio recepisce una direttiva europea in materia mirata alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo [2].

Chi sono i destinatari di questa normativa?

  • le persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario;
  • i professionisti tenuti all’osservanza di specifici obblighi di verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo all’ unità di informazione finanziaria.

E chi controlla questi soggetti? Le indagini sulle segnalazioni spetta alla Direzione investigava antimafia (Dia) e al Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza.

Può sembrare assurdo dirlo, considerando quello che le cronache ci riportano quasi ogni giorno, ma la nuova normativa antiriciclaggio riguarda anche i politici. Eh sì, anche loro sono (o sarebbero) tenuti a non sgarrare, perché il decreto legge approvato dal Governo impone controlli approfonditi su:

  • le alte cariche dello Stato;
  • ministri e parlamentari;
  • vertici della magistratura;
  • assessori e consiglieri regionali;
  • parlamentari europei;
  • direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere;
  • sindaci di Comuni con almeno 15.000 abitanti;
  • vertici di società partecipate dagli Enti locali (ad esempio le aziende del trasporti).

Per loro, come per qualsiasi persona fisica o giuridica, il decreto legislativo che stabilisce cosa si rischia per violare le nuove norme antiriciclaggio individua un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive da applicare in funzione della gravità delle violazioni.

La nuova normativa antiriciclaggio prevede, inoltre, che le operazioni sospette non possano essere compiute fino a quando non sia stata effettuata la relativa segnalazione e inserito l’obbligo di dare informazione delle operazioni sospette per motivi di terrorismo anche ai Servizi di sicurezza.

Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di «money transfer», attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.

Cosa si rischia per la mancata verifica della clientela

Mi arriva un cliente. Che sia affidabile o meno, non mi interessa: non verifico chi è o da dove provengono i soldi con cui mi paga. Commetto reato? Dipende. Se non sono tenuto a fare tale verifica, no. Ma se sono obbligato a controllare chi è e con quali soldi mi paga, sì. Soprattutto se falsifico i suoi dati, le sue informazioni oppure la natura di un rapporto di lavoro continuativo o di una prestazione professionale per trarne vantaggio. Che si tratti di un comune cliente, del titolare effettivo di un’azienda, dell’esecutore di un lavoro.

Cosa rischio, secondo le nuove norme antiriciclaggio? La reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 10.000 a 30.000 euro.

Cosa si rischia per conservare dati non veritieri

Stessa pena è prevista per chi utilizza mezzi fraudolenti per acquisire e conservare dei dati falsi sul cliente, sul titolare effettivo, sull’esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull’operazione.

Vale lo stesso per chi racconta delle frottole su dati e informazioni relativi alla clientela di cui avrebbe dovuto verificare la dovuta correttezza.

Antiriciclaggio e carte di pagamento

La violazione di carte di credito, Bancomat o altre carte di pagamento rientra nelle regole antiriciclaggio. In questi termini:

  • utilizzo indebito di carte di credito, di pagamento o di qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazioni di servizi;
  • falsificazione o alterazione di carte di credito, di pagamento o di qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto de beni o alla prestazione di servizi;
  • il possesso, la cessione o l’acquisto di carte di credito, di pagamento, o di qualsiasi altro documento analogo di provenienza illecita, comunque falsificati o alterati, e di ordini di pagamento prodotti con essi.

Cosa rischia chi commette violazione delle norme antiriciclaggio in questi casi? La reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 310 a 1.550 euro.

L’obbligo di segnalare operazioni sospette

Non sempre si deve dire tutto quello che si sa. Le nuove norme antiriciclaggio contemplano anche un divieto di comunicare l’avvenuta segnalazione su operazioni sospette al cliente interessato o a terzi. In altre parole: non vale dire: «Guarda che ti ho appena segnalato all’autorità competente per quello che stai facendo e stanno indagando su di te». Specialmente se si tratta di fatti che riguardano il riciclaggio o, peggio ancora, il finanziamento del terrorismo.

Lo stesso vale al contrario, cioè: quando gli inquirenti informano del risultato delle indagini la persona che ha fatto la segnalazione. Anche loro hanno il dovere di stare zitti ogni tanto.

Cosa si rischia? L’arresto da 6 mesi a 1 anno e l’ammenda da 5.000 a 30.000 euro. Trattandosi di contravvenzione, per la quale è prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, chi commette violazione delle regole antiriciclaggio può pagare, prima dell’apertura del dibattimento o prima del decreto di condanna, la metà del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa oltre le spese del procedimento.

note

[1] Dlgs. del 24.05.2017.

[2] Direttiva Ue 2015/849.

Autore immagine: 123rf.com


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