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Con un part time devo pagare gli alimenti all’ex?

7 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2017



È libero di mutare orario di lavoro il soggetto chiamato a versare un assegno divorzile in quanto diritto riconosciuto dalla Costituzione e prevalente sull’obbligo posto a suo carico.

Immaginiamo un uomo che, con un contratto di lavoro a tempo pieno, dovendo pagare il mantenimento alla moglie, preferisca ridurlo ad un part time, perché a conti fatti gli conviene e, soprattuto, gli consente di lavorare di meno senza dover versare metà dello stipendio all’ex moglie. Può farlo? Con un contratto part time si devono pagare gli alimenti all’ex? Cerchiamo di capirlo qui di seguito.

La materia della determinazione dell’importo dell’assegno divorzile ha subìto un drastico cambiamento negli ultimi mesi. In materia si è infatti recentemente pronunciata la Cassazione che è andata a stravolgere l’orientamento sul quale era stato calcolato finora il mantenimento del coniuge in sede di separazione e divorzio [1].
Occorre fare tuttavia una distinzione. Se infatti in sede di separazione trova ancora applicazione il vecchio criterio del tenore di vita, questo non si applica più in sede di divorzio dove il parametro di riferimento è costituito dall’indipendenza economica dell’ex coniuge.
L’assegno divorzile ha infatti natura assistenziale ed è riconosciuto nel caso in cui il coniuge non abbia i mezzi adeguati o comunque non sia in grado di procurarseli. Allo stesso tempo è, infatti, previsto che non si può pretendere un contributo da altri nel caso in cui si sia in grado di conseguire il tenore di vita con i propri mezzi.

Assegno divorzile e modifica dell’orario lavorativo

Le decisioni prese in sede di divorzio possono sempre essere modificate in caso di mutamento delle condizioni economiche delle parti fino ad arrivare alla totale revoca dell’assegno.
Al tempo stesso, l’obbligo posto a carico dell’ex coniuge di corrispondere l’assegno divorzile non può costituire un limite nel compiere scelte attinenti al lavoro o comunque alla vita in generale. Infatti, la libertà di disporre liberamente delle proprie energie costituisce un diritto fondamentale che non può essere compresso o addirittura soppresso dall’obbligo di corrispondere all’ex coniuge un assegno.
Se il soggetto obbligato decide di mutare il suo orario lavorativo, riducendolo in part time, con conseguente riduzione del proprio reddito, si avrà un conflitto tra due posizioni contrastanti. Ipotizzando il caso tipo del marito obbligato a versare un assegno alla ex moglie, ad esempio, avremo da una parte il diritto di lei a percepirlo, dall’altra il diritto di lui a effettuare liberamente ogni tipo di scelta inerente la propria vita.

Tuttavia, proprio in virtù della natura particolare dell’assegno divorzile, non trova applicazione la classica disciplina delle obbligazioni e pertanto non vi sarebbe un diritto di credito da proteggere.
L’obbligo di versare l’assegno divorzile costituisce un’obbligazione dinamica caratterizzata da un contenuto che può subire mutamenti nel tempo.
Non essendoci alcun diritto di credito da tutelare non può esserci neanche una limitazione delle scelte di vita del soggetto obbligato a corrisponderlo che, pertanto, sarà libero di mutare il proprio orario lavorativo e conseguentemente richiedere una riduzione dell’importo dell’assegno che è chiamato a versare.

note

[1] Cass. sent. n. 11504 del 10/05/2017

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