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Lo sai che? Come avere la liberatoria dell’assegno impagato

Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 luglio 2017

Per evitare il protesto, il creditore deve rilasciare al debitore una quietanza liberatoria con firma autenticata.

Quando un assegno non viene pagato per assenza di fondi, per il debitore si aprono le porte del protesto. L’iscrizione nel registro dei protesti comporta una serie di ulteriori conseguenze quali le sanzioni pecuniarie della Prefettura, il divieto di emissione di ulteriori assegni, il ritiro della carta di credito e del bancomat, la segnalazione alla centrale rischi (Cai). Tutto ciò si può evitare se, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, il debitore paga al creditore la somma indicata sull’assegno, insieme agli interessi, alla penale e alle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente [1]. La prova dell’avvenuto pagamento deve essere formalizzata con una quietanza sottoscritta dal creditore con firma autenticata dal pubblico ufficiale (un notaio o un dipendente del Comune abilitato). Essa va consegnata alla banca o, eventualmente, al notaio che ha elevato il protesto.

Se il pagamento al creditore è avvenuto con deposito vincolato, la quietanza può essere sostituita da una attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto. Sul punto leggi anche:

La quietanza liberatoria è la dichiarazione a firma del creditore con la quale quest’ultimo, liberando il debitore, non si limita a dichiarare di aver ricevuto una data somma di denaro a fronte di un assegno sprovvisto di copertura, ma esprime una volontà ben precisa, volta a liberare il debitore dall’obbligazione contratta nei confronti del creditore. Ecco perché è necessario che la quietanza sia redatta secondo una forma ben definita che si può scaricare cliccando qui (quietanza liberatoria) di seguito o leggere a fondo dell’articolo.

Come detto, il creditore può far autenticare la firma sulla quietanza liberatoria recandosi anche in comune e presentando:

  • documento di identità in corso di validità;
  • marca da bollo di € 16,00.

Il problema della quietanza liberatoria è stato di recente affrontato dalla Cassazione [2] la quale ha fornito una serie di importanti chiarimenti. la norma dell’art. 8, comma 3, l. n. 386/1990 disciplinante la prova del pagamento entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, non ammette forme equipollenti e, al fine di evitare accordi fraudolenti tra i soggetti privati dell’obbligazione cartolare esige la certezza della data del pagamento. Questo significa, in termini pratici, che la prova del pagamento deve essere fornita al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza a firma autenticata del portatore ovvero mediante attestazione dell’istituto di credito presso il quale è stato effettuato il deposito vincolato dell’importo dovuto.


QUIETANZA LIBERATORIA

(Art. 8 della legge del 15 dicembre 1990 n. 386, modificata dal Decreto Legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 e dalla legge 12 luglio 2011, n. 106)

Il/La sottoscritto/a ……… nato a ……… il ……… residente a ……… Via ……… n. … int. …

Consapevole delle sanzioni penali, nel caso di dichiarazioni non veritiere e falsità negli atti, richiamate dall’art. 76 del D.P.R. 445 del 28/12/2000

DICHIARA

in qualità di legittimo prenditore dell’assegno n. ………di € ……… (euro ………) emesso in data ……… tratto sulla banca ………, filiale ……… sul conto corrente n. ………

di essere stato soddisfatto e rilascia, con il presente, atto di quietanza liberatoria in favore del titolare del suddetto conto sig. ……… nato a ……… il ……… e residente a ………

avendo ricevuto il totale dell’importo facciale ed il pagamento degli interessi, della penale e delle spese di protesto, a norma di quanto previsto dall’articolo 8 della legge del 15 dicembre 1990 n. 386 e successive modifiche, e pertanto di non avere più nulla a pretendere.

Luogo e data          Firma

………

AUTENTICA DELLA SOTTOSCRIZIONE

Io sottoscritto ……… ai sensi del comma 3-bis, art. 8, legge 15 dicembre 1990, n. 386, e successive modificazioni, e dell’art. 21, comma 2, del D.P.R. 445/2000, attesto che la sopra riportata sottoscrizione e’ stata apposta in mia presenza dal/dalla dichiarante, della cui identità mi sono accertato previa esibizione del seguente documento: ……… n ………

rilasciato in data ……… da ………

Luogo e data …………………                                                                   Firma

note

[1] Art. 8, comma 3, l. n. 386/1990

[2] Cass. ord. n. 16363/17.

Corte di Cassazione, sez. IV Civile – 1, ordinanza 11 aprile – 3 luglio 2017, n. 16363
Presidente Campanile – Relatore Marulli

Ritenuto in fatto

1. Con il ricorso in atti parte ricorrente ha inteso chiedere la cassazione dell’impugnata sentenza sul rilievo che essa, accogliendo l’appello incidentale della banca, aveva riformato la decisione di condanna della medesima al risarcimento dei danni seguiti ad una segnalazione ex art. 9 l. 15 dicembre 1990, n. 386, sebbene fosse stata data comunicazione “mediante fax” del pagamento avvenuto tempestivamente.
2. Resiste al proposto ricorso parte intimata con controricorso.

Considerato in diritto

1. Il ricorso – i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto riflettenti lo stesso tema di giudizio – è manifestamente infondato.
2. Di contro alla tesi ricorrente dell’equipollenza dei mezzi di prova, questa Corte ha infatti reiteratamente affermato il principio secondo cui “in tema di emissione di assegno bancario senza provvista, la norma dell’articolo 8, comma terzo, della legge 15 dicembre 1990 n. 386, come sostituito dall’articolo 33 del d.lgs. 30 dicembre 1999 n. 507, disciplinante la prova del pagamento entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, non ammette equipollenti e, al fine di evitare accordi fraudolenti tra i soggetti privati dell’obbligazione cartolare, esige la certezza della data del pagamento. A garanzia di questa, pertanto, la prova del pagamento deve essere fornita al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza a firma autenticata del portatore ovvero mediante attestazione dell’istituto di credito presso il quale è stato effettuato il deposito vincolato dell’importo dovuto” (Cass., Sez. I, 27 giugno 2011, n. 14740).
3. Dovendo perciò essere dichiarata l’infondatezza del ricorso, le spese seguono la soccombenza.
4. Ricorrono altresì i presupposti per il versamento previsto in caso di rigetto, di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione dall’art. 13, comma 1 quater, D.Lgs. 30 maggio 2002, n. 115.

P.Q.M.

Respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 2100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.
Dichiara che sussistono i presupposti per il versamento previsto dall’art. 13, comma 1 quater, D.lgs. 30 maggio 2002, n. 115.


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