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Barbecue, distanza e tutela dal fumo

6 luglio 2017


Barbecue, distanza e tutela dal fumo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 luglio 2017



Anche quando il barbecue non è a distanza regolamentare e il fumo entra in casa del vicino, questo non può chiedere il risarcimento del danno se si tratta di un semplice fastidio occasionale.

Se il forno o il barbecue dà fastidio ai vicini di casa per via del fumo che entra dalle finestre, è possibile essere citati in tribunale: il soggetto molestato può infatti chiedere al giudice di ordinare la rimozione del barbecue –  quando fissato al suolo in modo stabile – o l’innalzamento del tubo di scarico dei fumi. Insomma, il magistrato può ordinare al proprietario del forno l’adozione di tutte le misure necessarie a procurare la minore molestia possibile ai confinanti tutte le volte in cui desidera grigliare carne e pesce. Tuttavia, è molto difficile ottenere anche il risarcimento del danno quando si tratta di un fastidio minimo e occasionale. Lo ha chiarito il Tribunale di Vicenza in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa prevede la legge riguarda a barbecue, distanze e tutele dal fumo.

Barbecue regolamentare: niente danni se il fumo invade occasionalmente la casa del vicino

La distanza dalla casa del vicino a cui deve trovarsi il barbecue

Chi ha letto il nostro articolo Barbecue: le distanze da rispettare sa già che, per avere un barbecue a norma, bisogna innanzitutto verificare se il Comune ha approvato un regolamento in cui vengono fissate le distanze minime dal confine proprio per questo tipo di manufatti. Se vi è un’apposita regolamentazione bisognerà attenersi a questa e rispettare la distanza dal confine stabilita dall’ente locale. Tale distanza non va considerata solo con riferimento ai confini «orizzontali» (il proprietario della casa di fronte) ma anche a quelli «verticali» (il proprietario dell’appartamento del piano di sopra in uno stabile in condominio).

Se non ci sono regolamenti comunali che fissano la distanza minima del barbecue è necessario attenersi a quella norma del codice civile [2] che impone, a chi vuole installare forni o camini, per i quali può sorgere pericolo di danni, di rispettare le distanze necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza. Si tratta di un criterio generale che deve essere valutato caso per caso, sulla base degli elementi concreti quali, ad esempio, la vicinanza dei fondi (se, ad esempio, separati da una strada o attigui), le dimensioni del barbecue, la presenza di cappe fumarie, ecc. Peraltro il barbecue non può considerarsi una «costruzione» in senso stretto, per cui ad esso non si applica la norma che fissa in 3 metri la distanza minima dal confine e ben potrebbe essere che anche tale limite risulti insufficiente a non recare disturbo ai vicini.

Tale distanza va valutata in termini astratti, come potenziale fonte di pericolo o di disturbo, a prescindere cioè dal fatto che il barbecue sia acceso o meno. Quindi il vicino di casa può agire nei confronti del proprietario del forno anche se questi non dovesse mai usarlo.

L’intensità dei fumi del barbecue deve essere tollerabile

C’è poi un’ulteriore condizione per avere un barbecue a norma: nel momento in cui materialmente lo si accende e lo si mette in uso bisogna evitare che i fumi diano fastidio al vicino. Non devono cioè essere superiori alla «normale tollerabilità». Anche questa è una previsione generica del codice civile [3] che andrà valutata caso per caso non solo sulla base dell’intensità del fumo stesso, ma anche della durata e della ripetizione con cui la molestia avviene. Sarà difficile agire per un episodio occasionale o sporadico; ma quando il fumo è costante e si ripete tutti i giorni, tanto da costringere il vicino a tenere sempre chiuse le finestre, allora il ricorso al giudice è giustificato. Sarà il giudice a tentare di bilanciare gli interessi in gioco che vedono contrapporsi da un lato l’esigenza del singolo di poter legittimamente godere di un barbecue che ha installato nel rispetto della normativa e, dall’altro, l’interesse del vicino a godere di un ambiente salubre. Così come chiarito dalla Cassazione, tale bilanciamento deve essere compiuto sulla scorta di «una valutazione concreta e media tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell’entità e della causa delle immissioni, delle necessità generali ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza [4]».

Il risarcimento del danno per il fumo del barbecue

Veniamo ora alle dolenti note: è possibile ottenere il risarcimento del danno se il fumo del barbecue del vicino impuzzolentisce i panni, si impregna sui mobili e sulle pareti e, in definitiva, costringe a tenere chiuse le finestre di casa? Qual è la soglia della sopportabilità oltre la quale è lecito fare la voce grossa? Sul punto il Tribunale di Vicenza [1] ha stabilito che il danno derivante dalle immissioni di fumo, provenienti dal camino-barbecue del vicino di casa, non dà diritto a ottenere il risarcimento del danno se di trascurabile entità. Ai fini della risarcibilità del danno, infatti, è necessario che vi sia una lesione grave di un interesse tutelato dalla Costituzione e che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità. In sostanza, non si possono risarcire i meri disagi o fastidi. Il danno futile non viene tutelato dai giudici.

La condanna a evitare ulteriori molestie

Il fatto che venga disconosciuto il risarcimento del danno non toglie però che il giudice, nello stesso tempo, possa condannare il proprietario del barbecue all’adozione di tutte le misure necessarie al ripetersi della molestia. È così possibile ordinare di porre in essere tutti gli accorgimenti tecnici (quali ad esempio innalzamento delle canne fumarie, chiusura parziale degli spazi di uscita dei fumi) idonei a scongiurare che, in caso di vento da una proprietà verso l’altra, la propagazione dei fumi del barbecue.

Tale soluzione, infatti, sembra realizzare il giusto contemperamento tra l’interesse di mantenere il caminetto-barbecue e quello di tutelare la salubrità dell’altrui ambiente domestico.

note

[1] Trib. Vicenza, sent n. 892/17.

[2] Art. 890 cod. civ.

[3] Art. 844 cod. civ.

Tribunale di Vicenza – Sezione I civile – Sentenza 16 marzo 2017 n. 892

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI VICENZA

SEZIONE PRIMA CIVILE

Il Tribunale di Vicenza, Prima Sezione Civile, in composizione monocratica nella persona del dott. FRANCESCO LAMAGNA ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta a ruolo il 17.7.2007 al n. 5356 / 2007 R.G. e promossa con atto di citazione notificato in data 10.7.2007

TO.MA. (C.F.: (…)), rappresentata e difesa in giudizio, inizialmente, per procura a margine dell’atto di citazione, dall’Avv. Lu.Ar. del Foro di Vicenza, presso il cui studio, sito in Vicenza, Piazza (…), aveva eletto domicilio, e successivamente, a seguito del sopravvenuto decesso del predetto Difensore, giusta procura in calce alla comparsa di costituzione di nuovo difensore depositata in via telematica in data 02.11.2015, dall’Avv. El.Ma. (C.F.: (…)) del Foro di Vicenza, presso il cui studio, sito in Vicenza, Contrà (…), ha eletto domicilio, la quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni ex art. 176 c.p.c. al seguente numero di Fax: (…) e al seguente indirizzo P.E.C.: (…);

DA

– attrice – CONTRO CO.FE.

MO.MI. (C.F.: (…)), entrambi rappresentati e difesi in causa, per procura a margine della comparsa di costituzione e risposta, dall’Avv. Ro.Bo. (C.F.: (…)) del Foro di Vicenza, presso il cui studio, sito in Vicenza, Via (…), hanno eletto domicilio;

– convenuti –

CON LA CHIAMATA IN CAUSA DI ER. S.P.A., con sede in Milano, Via (…), in persona del legale rappresentante dott. Gi.Sc., rappresentata e difesa in giudizio, per procura in calce alla copia notificata dell’atto di citazione di terzo, dagli Avv.ti Gi.Ma. (…) e Gi.Ma. (C.F.: (…)) del Foro di Vicenza, presso lo studio dei quali, sito in Vicenza, Stradella (…), ha eletto domicilio;

– terza chiamata – E

CON L’INTERVENTO VOLONTARIO DI PE.LU. (C.F.: (…)), inizialmente, per procura a margine dell’atto di intervento ex art. 105 c.p.c. depositato in data 14.12.2010, dall’Avv. Lu.Ar. del Foro di Vicenza, presso il cui studio, sito in Vicenza, Contrà (…), aveva eletto domicilio, e successivamente, a seguito del sopravvenuto decesso del predetto Difensore, giusta procura in calce al ricorso in riassunzione depositato in via telematica in data 17.02.2016, dall’Avv. El.Ar. (…) del Foro di Vicenza, presso il cui studio, sito in Vicenza, Contrà (…), ha eletto domicilio, la quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni ex art. 176 c.p.c. al seguente numero di Fax: (…) e al seguente indirizzo P.E.C.: (…); In punto: azione ex art. 873 c.c. e risarcimento danni.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE, EX ART. 132 C.P.C. NELLA NUOVA FORMULAZIONE INTRODOTTA DALLA L. 18.6.2009, n. 69

Va premesso che la presente sentenza viene redatta senza “la concisa esposizione dello svolgimento del processo” e con motivazione consistente nella “succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi”, così come previsto dagli artt. 132, comma 4, c.p.c. e 118, comma 1, disp. att. c.p.c. nel testo introdotto dagli artt. 45, comma 17, e 52, comma 5, della legge 18.6.2009 n. 69.

Al fine di un opportuno inquadramento dell’oggetto del presente giudizio è, tuttavia, necessario premettere che, con atto di citazione ritualmente notificato in data 10.7.2007, To.Ma., premesso che era proprietaria di un appartamento al primo piano facente parte di un complesso immobiliare sito in Comune di Sovizzo, Via (…), lamentava che i coniugi Co.Fe. e Mo.Mi., proprietari del sottostante appartamento al piano terra facente parte dello stesso stabile e dei locali accessori ubicati al piano interrato (cantina e garage), con annesso giardino esclusivo, nel mese di settembre del 2005, avevano costruito nel giardino di loro esclusiva proprietà un camino – barbecue, di volumetria superiore a 2 mc, con due canne fumarie che servivano da scarico dei fumi provenienti dal caminetto realizzato dai medesimi nei locali del piano interrato, e ciò in violazione delle norme sulle distanze legali, distando il manufatto metri 4,00 dal terrazzo d,essaattrice,metriS,00da.la facciata nord del complesso immobiliare su cui insistevano le due abitazioni e cm. 50,00 dalla muretta posta a confine con la strada comunale.

Lamentava, altresì, l’attrice che le emanazioni del camino – barbecue, eccedenti la normale tollerabilità, si diffondevano nella casa della stessa, penetrando dalla finestra del terrazzo che si affacciava sul giardino e dagli sfiati presenti sulla facciata nord (necessari per l’uso del gas metano della cucina), creando notevoli disagi di tipo psico – fisico per essa attrice, tanto da aver compromesso la sua integrità fisica, aggravando le precarie condizioni delle vie respiratorie.

Su tali presupposti, l’attrice conveniva in giudizio innanzi all’intestato Tribunale di Vicenza i Sig.ri Co.Fe. e Mo.Mi., rassegnando le conclusioni in epigrafe trascritte e richiedendo, in via istruttoria, l’espletamento di C.T.U. diretta ad accertare se il manufatto realizzato dai convenuti fosse o meno conforme alle norme di legge (codice civile e P.R.G. del Comune di Sovisso) e se le immissioni di fumo provenienti dallo stesso fossero o meno tollerabili.

Con comparsa di costituzione e risposta depositata il 24.12.2007, si costituivano ritualmente in giudizio i convenuti Sig.ri Co. e Mo., i quali contestavano nel merito la fondatezza delle pretese avversarie, deducendo che il camino – barbecue da loro edificato rispettava le distanze legali e le norme urbanistiche; che avevano utilizzato in limitatissime occasioni solamente il camino posto al piano interrato; che nell’accertamento dell’eventuale superamento dei limiti della c.d. normale tollerabilità era indispensabile fare riferimento all’intensità e alla continuità delle immissioni sulla altrui proprietà, che, nella fattispecie, non ricorrevano.

Alla stregua di tali assunti, i convenuti richiedevano il rigetto delle domande avversarie, invocando la condanna dell’attrice ex art. 96 c.p.c. per la temerarietà delle sue pretese.

Nel rappresentare, poi, come la fitta corrispondenza intrattenuta con l’attrice, i comportamenti intransigenti di quest’ultima, il mancato rispetto delle regole condominiali da parte di costei costituissero fonte di stress e sofferenza, i convenuti agivano, altresì in via riconvenzionale per il risarcimento del danno esistenziale patito.

Da ultimo, chiedevano di essere autorizzati alla chiamata in causa della Er. S.p.A. per essere manlevati in ordine a qualsiasi emolumento da corrispondere all’attrice in caso di soccombenza. Autorizzata la chiamata del terzo, si costituiva ritualmente la predetta Compagnia assicuratrice, la quale eccepiva, in via preliminare, l’intervenuta prescrizione della copertura assicurativa per decorso del termine di cui all’art. 2952 c.c., nonché l’inoperatività della polizza, sul presupposto che l’evento dannoso non fosse oggetto di copertura assicurativa, ai sensi dell’art. 30 delle condizioni generali di contratto.

Nel merito, la terza chiamata, nell’aderire alla prospettazione dei convenuti circa la manifesta infondatezza delle pretese della Sig.ra To., richiedeva il rigetto delle domande proposte dall’attrice e, in via subordinata, che l’entità dell’eventuale risarcimento fosse contenuto nei limiti delle sole voci di danno che sarebbero risultate rigorosamente dimostrate.

All’esito dello scambio delle memorie di cui all’art. 183, co. 6, c.p.c., la causa veniva istruita mediante assunzione delle prove orali ammesse in ordine alle modalità di impiego del camino da parte dei convenuti.

Veniva disposta, altresì, C.T.U. onde verificare lo stato dei luoghi, la sussistenza delle immissioni, nonché l’esistenza di una soluzione tecnica idonea a prevenire il danno ed a consentire al contempo l’utilizzo del camino. Successivamente veniva disposta ed effettuata una consulenza medico – legale, al fine di accertare l’esistenza e l’entità del pregiudizio psico – fisico patito dall’attrice in conseguenza delle immissioni di fumi nella sua abitazione.

Nel corso della fase istruttoria interveniva in giudizio ex art. 105 c.p.c., con apposito atto depositato in data 14.12.2010, il Sig. Pe.Lu., figlio dell’attrice e con lei convivente, il quale, nell’aderire alle prospettazioni della madre, invocava la condanna dei convenuti al risarcimento del danno dal medesimo patito in conseguenza delle immissioni provenienti dal caminetto, danno che quantificava nell’importo di Euro 7.500,00.

All’udienza dell’11.12.2015, veniva dichiarata l’interruzione della causa a causa dell’avvenuto decesso dell’Avv. Lu.Ar., procuratore del terzo intervenuto.

Riassunto il giudizio causa per impulso del terzo intervenuto, all’udienza del 16.9.2016, la causa veniva riservata per la decisione, sulle conclusioni delle parti in epigrafe trascritte, previa concessione alle stesse dei termini di cui all’art. 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

Così ricostruiti in sintesi l’iter procedimentale e le prospettazioni e conclusionidelle parti, piu’ diffusamente compendiate nei rispettivi atti difensivi, deve rilevarsi come, alla luce dell’istruttoria condotta e delle difese assunte in corso di causa, le parti siano state concordi in ordine alla descrizione dello stato dei luoghi.

Per quanto interessa, è incontroverso, quindi, che i convenuti abbiano realizzato nel proprio giardino un caminetto – barbecue esterno, con base di dimensione cm. 130 X 101, dotato di due canne fumarie, alla stessa quota, che alimentano rispettivamente il suddetto caminetto esterno, nonché quello costruito nel piano interrato, sempre di proprietà esclusiva dei Sig.ri Co. e Mo.

Costituisce, altresì, dato pacifico tra le parti e rilevato anche dal C.T.U., che le canne fumarie si innalzano per cm. 232 dal piano campagna, mentre il davanzale dell’attrice è posto a cm. 400 dallo stesso piano campagna.

Il manufatto de quo dista, poi, oltre cinque metri dalla facciata della parete nord, prospiciente al giardino.

Su tale parete insistono tre fori, di diametro di cm. 12, di cui due deputati a funzione di presa d’aria comburente rispettivamente per la cucina e la caldaia ed il terzo necessario per consentire la fuoriuscita di eventuali fughe di gas metano.

Fermi tali dati non oggetto di contestazione, le domande dell’attrice vanno solo parzialmente accolte, nei termini che seguono.

Contrariamente a quanto prospettato dalla Sig.ra To., il caminetto realizzato dai convenuti rispetta le prescrizioni legali urbanistiche e tecniche-attuative del P.R.G. del Comune di Sovizzo. Così come originariamente accertato dal predetto Comune all’esito di sopralluoghi (docc. 4-8 di parte convenuta) e confermato, poi, anche dal C.T.U., con motivazione logica e coerente che si condivide, il caminetto è stato innalzato sulla scorta di un permesso di costruire, rilasciato dal Comune di Sovizzo in data 1.10.2004 (doc. 16 di parte convenuta).

L’integrazione del caminetto, mediante costruzione della seconda canna fumaria, è stata possibile sulla scorta di una variante in sanatoria, cui ha fatto seguito pedissequo permesso di costruire rilasciato dallo stesso Comune in data 21.2.2006 (doc. 17 di parte convenuta).

Quanto al rispetto delle distanze legali, il C.T.U. ha precisato che il manufatto rispetta le prescrizioni imposte dal Comune di Sovizzo (pag. 5, in fondo, dell’elaborato) e, costituendo, costruzione accessoria, come tale non assoggettata alla normativa in tema di distanze.

Recita, infatti, la normativa di attuazione del Comune di Sovizzo, all’art. 5, punto 9 (che, essendo norma integrativa del codice civile costituisce vera e propria fonte di diritto in materia), che “Non vengono considerati ai fini delle distanze dai confini e dai distacchi fra i

fabbricati le costruzioni accessorie (autorimesse, tettoie ecc.) di altezza non superiore a ml. 2,40….”.

Alla luce di tali considerazioni, atteso che il caminetto innalzato dai convenuti, oltre a non essere strutturalmente unito all’edificio principale ed a costituire manufatto accessorio (cfr. Cass. 22.11.2012, n. 20713), è da ritenersi costruito nel rispetto di tutte le prescrizioni urbanistiche di riferimento nel caso di specie ed in particolare in deroga alla normativa in tema di distanze, la prima domanda dell’attrice, concernente la rimozione del manufatto di cui trattasi, deve essere rigettata, senza necessità di dar corso ad ulteriore attività istruttoria.

La Sig.ra To., ha affermato, poi, che i fumi provenienti dal caminetto costituiscano immissioni intollerabili che, nel raggiungere il terrazzo e gli spazi interni della propria abitazione, hanno arrecato nocumento di tipo patrimoniale e non alla propria sfera giuridica.

Da una lettura complessiva della prospettazione attorea, emerge, altresì, una domanda di condanna in forma specifica, consistente nell’adozione di tutte le misure idonee a contenere le immissioni nell’area della normale tollerabilità.

Per lo scrutinio della fondatezza di tali domande risarcitorie s’impone in capo al Giudicante l’obbligo di contemperare ex art. 844 c.c. gli interessi che vedono contrapporsi da un lato l’esigenza del singolo di poter legittimamente godere dei manufatti edificati sulla scorta di idonei titoli abilitativi e, dall’altro, l’interesse del vicino a godere di un ambiente salubre.

Così come chiarito dalla Cassazione, tale bilanciamento deve essere compiuto sulla scorta di “una valutazione concreta e media tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell’entità e della causa delle immissioni, delle necessità generali ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza e, sussidiariamente, anche della priorità dell’uso” (v. Cass. 9.1.2013, n. 309).

Ebbene, fermi i pacifici dati circa lo stato dei luoghi già evidenziati, l’istruttoria compiuta ha consentito di affermare come i convenuti abbiano fatto uso saltuario del caminetto, in misura limitata peraltro ad una sola delle due canne fumarie. Ciò lo si deduce:

– dai rilievi fotografici compiuti dal C.T.U. Geom. Fe. e allegati nella perizia, da cui emerge che una sola delle due canne fumarie è annerita, in maniera per giunta poco consistente;

– dalla dichiarazione rilasciata dall’attrice al C.T.U. Dr. De., laddove ha espressamente riconosciuto che il caminetto non è mai stato usato come barbecue e che le esalazioni provenivano dalla canna fumaria relativa al caminetto presente nel piano interrato (pag. 11 della perizia);

– dal rilievo compiuto dal C.T.U. Geom. Fe., che ha constatato come nell’abitazione dell’attrice non siano presenti segni di fumo, dato che quanto l’uso del caminetto è stato sporadico (pag. 6 della perizia).

Alla luce dei rilievi compiuti in loco, è emerso che il vento generalmente spira da est verso ovest e che in tale evenienza, il fumo interessa la casa dell’attrice. Nel dettaglio il C.T.U. ha precisato in maniera condivisibile che il fumo è percettibile dal davanzale e che lo stesso può

penetrare all’interno delle forometrie presenti sulla facciata prospiciente al cortile (pagg. 6 e 7 della perizia). Forometrie necessarie in quanto idonee a conferire aria comburente alla cucina e alla caldaia e a prevenire i rischi derivanti da possibili fughe di gas.

Alla luce degli accertamenti del consulente d’ufficio, deve rilevarsi, quindi, che le immissioni generate dal caminetto, ancorché utilizzato in maniera sporadica, possano indebitamente penetrare nell’abitazione dell’attrice.

Evenienza, questa, che costituisce potenziale fattore di insalubrità degli ambienti e danno per la Sig.ra To., specialmente là dove si consideri che il suo apparato respiratorio appare parzialmente compromesso, in ragione di fatti pregressi rispetto alla presente controversia (v. pag. 15 della perizia e la documentazione sanitaria esaminata dal C.T.U. medico legale).

Tanto premesso, è possibile procedere ora all’esame delle domande di condanna formulate dall’attrice. La domanda risarcitoria per equivalente non può trovare accoglimento in nessuna delle due componenti evidenziate in corso di causa.

Il danno patrimoniale, infatti, non risulta adeguatamente provato e la produzione

documentale fornita sul
irrimediabilmente tardiva poiché compiuta oltre il termine decadenziale di cui all’art. 183, co. 6, n. 2 c.p.c.

punto in occasione dell’udienza dell’8.7.2011 risulta

Anche alla luce delle condivisibili considerazioni espresse in seno alla C.T.U. medico – legale, non vi è ragionevole prova circa l’esistenza di un nesso tra le immissioni e l’irritazione alle prime vie aeree lamentata dall’attrice. Trattandosi, poi, di pregiudizio di trascurabile entità, legato ad un uso saltuario del caminetto, lo stesso appare privo di giuridica rilevanza anche alla stregua delle indicazioni fornite dalla S.C. in esegesi dell’art. 2059 c.c.: “Sulla base dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., il danno non patrimoniale è risarcibile, anche quando non sussista un fatto – reato né ricorra alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: a) che l’interesse leso abbia rilevanza costituzionale; b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità; c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita o alla felicità”” (v. Cass. 10.10.2014, n. 21415). La domanda di risarcimento in forma specifica risulta, invece, fondata.

A mente delle considerazioni esposte in precedenza, è indubbio che le immissioni provenienti dal caminetto, specie nei casi in cui il vento spira in direzione est verso ovest, indebitamente interessano l’abitazione della Sig.ra To.

In contemperamento degli interessi contrapposti, s’impone pertanto la necessità di adottare misure idonee a garantire l’uso del camino e, al contempo, a scongiurare, comunque, o ridurre grandemente la possibilità che i fumi raggiungano l’abitazione dell’attrice.

Alla luce delle acquisizioni in atti, l’accorgimento tecnico che pare più opportuno consiste nell’intervenire sulle canne fumarie del caminetto mediante l’implementazione di un sistema

idoneo a scongiurare che, soprattutto in caso di vento spirante da est verso ovest, i fumi raggiungano la casa dell’attrice Sig.ra To.

Va disposta, dunque, la condanna dei convenuti ad adottare tutti gli accorgimenti tecnici (quali ad esempio innalzamento delle canne fumarie, chiusura parziale degli spazi di uscita dei fumi) idonei a scongiurare che, in caso di vento da est verso ovest, i fumi provenienti dalle canne fumarie del camino raggiungano in maniera continuativa l’abitazione della Sig.ra To.

Tale soluzione, infatti, sembra realizzare il giusto contemperamento tra l’interesse dei convenuti di mantenere in essere il caminetto – barbecue e quello dell’attrice di tutelare la salubrità del proprio ambiente domestico.

Attesa l’esistenza di una forma di responsabilità civile ascrivibile ai convenuti, è necessario esaminare la domanda di garanzia formulata da questi ultimi.

La chiamata in garanzia Er. S.p.A. al riguardo, ha dedotto l’inoperatività della polizza assicurativa per un duplice ordine di ragioni.

In primo luogo, l’interessata ha eccepito il decorso del termine prescrizionale contemplato dall’art.2952 c.c., per essere stata inoltrata tardivamente la richiesta di copertura assicurativa. Il rilievo è privo di pregio.

Atteso che “per quanto attiene l’eccezione di prescrizione ex art. 2952 co. 3, il termine iniziale di decorrenza della prescrizione del diritto all’indennità va individuato nella data in cui per la prima volta, in forma giudiziale (ad esempio con atto di citazione) o stragiudiziale (ad esempio con lettera raccomandata), il danneggiato propone la sua richiesta di risarcimento” (v. Cass. 28.11.2007, n. 24733), va rimarcato come, nel caso di specie, i convenuti abbiano agito tempestivamente nei confronti della propria Compagnia assicuratrice.

Pur sussistendo, infatti, una consistente corrispondenza tra attrice e convenuti, la Sig.ra To. ha manifestato per la prima volta la propria richiesta risarcitoria solamente in occasione della missiva del 12.3.2007 (doc. 5 di parte attrice) ed è da tale data che occorre individuare il dies a quo di decorrenza del termine prescrizionale.

Atteso che, per stessa ammissione dell’assicuratrice (pag. 3, in principio della comparsa di costituzione depositata il 14.4.2008), la garanzia è stata attivata immediatamente dopo la notifica della citazione – risalente al 16.7.2007 – e che comunque la richiesta di autorizzazione alla chiamata in garanzia ha avuto luogo in occasione della costituzione in giudizio – risalente al 24.12.2007 – il rilievo preliminare della terza chiamata va disatteso.

Nel merito, a mente dell’art. 30 delle condizioni generali di contratto; l’assicuratrice ha sostenuto, altresì, che l’evento dannoso non sia oggetto di copertura assicurativa. Anche tale rilievo va disatteso.

A confutazione dell’assunto, va evidenziato che la locuzione “inquinamento dell’aria” presente nelle condizioni di contratto non sussunta al proprio interno l’evento dannoso per cui è causa. L’espressione in esame ha ad oggetto, infatti, eventi macroscopici, da cui scaturiscono

conseguenze di vasta portata in rapporto alla comunità di riferimento: evenienze di certo non ravvisabili nel caso di specie.

Simile interpretazione, confortata dal disposto di cui all’art. 1370 c.c., risulta senz’altro ragionevole, specialmente laddove si consideri che nel teso contrattuale il fenomeno “inquinamento dell’aria” è compreso tra ulteriori fattori di rischio per la collettività intera, tra cui la detenzione o l’impiego di sostanze radioattive e di apparecchi per l’accelerazione artificiale di particelle atomiche (v. doc. 1 della terza chiamata).

Attesa l’infondatezza dei rilievi dell’assicuratrice, va disposta la conseguente condanna della Er. S.p.A. a manlevare i convenuti Sig.ri Co. e Mo. per le spese che sosterranno in sede di adeguamento del caminetto alle prescrizioni cautelari imposte.

Da ultimo, restano da affrontare le questioni relative alla domanda riconvenzionale proposta dai convenuti ed alla posizione del terzo intervenuto Sig. Pe.Lu.

I consorti Co. e Mo., in relazione al primo aspetto, hanno asserito che le iniziative assunte dall’attrice, concernenti la vicenda del caminetto, il mancato rispetto da parte di costei del regolamento condominiale, i rilievi fotografici compiuti dal consulente di parte dell’attrice abbiano leso in maniera indebita la propria sfera di riservatezza, arrecando per l’effetto un nocumento di tipo non patrimoniale. La richiesta di condanna non può trovare accoglimento.

Ferma la già ricordata esistenza di precisi limiti per il riconoscimento del danno non patrimoniale (cfr. Cass. 10.10.2014, n. 21415), deve ritenersi che l’attività intrapresa dalla Sig.ra To. non sia illecita, poiché posta in essere in forme composte e rispettose dell’altrui sfera giuridica, a tutela dei beni di rilevanza costituzionale quale la proprietà e la salute.

La prospettazione dei convenuti appare, altresì, carente in ordine alla dimostrazione della effettiva esistenza, natura ed entità del pregiudizio patito.

Atteso il mancato assolvimento dell’onere probatorio su di loro incombente, la domanda riconvenzionale risarcitoria, di conseguenza, va integralmente respinta.

L’intervento volontario del Sig. Pe. è senza dubbio ammissibile e tempestivo, poiché avvenuto in momento antecedente all’udienza di precisazione delle conclusioni.

Tuttavia, deve considerarsi che tale intervento soggiace alle limitazioni poste dall’art. 268 c.p.c. (le cui preclusioni non si estendono all’attività assertiva) che impone “solo l’obbligo, per l’interventore stesso ed avuto riguardo al momento della sua costituzione, di accettare lo stato del processo in relazione alle preclusioni istruttorie già verificatesi per le parti originarie” (cfr. Cass. 22.12.2015, n. 25798). Ebbene, posto che l’intervento in causa ha avuto luogo in data 14.12.2010 e cioè in epoca successiva alla scadenza del termine perentorio per il deposito delle memorie di cui all’art. 183, co. 6, c.p.c., non può essere revocato in dubbio che fosse consentito al Sig. Pe. proporre domande nei confronti dei convenuti, senza però la possibilità di formulare istanze istruttorie.

La domanda di condanna proposta nei confronti dei Sig.ri Co. e Mo., pur ammissimibile, va, peraltro, rigettata per mancato assolvimento dell’onere probatorio incombente sul terzo

interveniente. Da ultimo, il parziale accoglimento delle istanze dell’attrice ed il rigetto della domanda riconvenzionale dei convenuti, escludono la sussistenza di una responsabilità processuale aggravata in capo alla Sig.ra To.

Per quanto attiene alla regolamentazione delle spese di lite, attesa la controvertibilità in fatto della questione principale, della situazione di soccombenza reciproca fra attrice e convenuti, della plurivocità del contenuto della clausola assicurativa, della questione processuale afferente alla posizione del terzo interveniente, ritiene il Giudicante sussistenti giusti motivi per disporre tra tutte le parti la compensazione integrale delle spese processuali.

Le spese dell’espletata C.T.U. medico legale, come già liquidate in atti, rimangono definitivamente a carico dell’attrice.

Le spese dell’espletata C.T.U. relativa al camino, nella misura già liquidata in atti, va suddivisa in parti eguali tra l’attrice ed i convenuti, stante l’esito del presente giudizio, caratterizzato sul punto dalla reciproca soccombenza, con obbligo di rimborso all’attrice da parte di questi ultimi della quota della metà di loro competenza, qualora dalla To. già corrisposta al consulente d’ufficio.

P.Q.M.

Definitivamente decidendo, nella causa rubricata al n. 5356/2007 R.G. come sopra promossa, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:

1. rigetta la domanda proposta dall’attrice To.Ma. di demolizione/spostamento del caminetto – barbecue realizzato sul giardino esterno di proprietà dei convenuti Sig.ri Co.Fe. e Mo.Mi., accessorio all’abitazione sita in Via (…), presso il Comune di Sovizzo;

2. condanna i convenuti Sig.ri Co.Fe. e Mo.Mi. ad intervenire sul predetto caminetto mediante l’adozione di tutti gli accorgimenti tecnici idonei a scongiurare che, in caso di vento da est verso ovest, i fumi provenienti dalle canne fumarie del camino raggiungano in maniera continuativa l’abitazione della Sig.ra To. e ciò, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, mediante l’innalzamento delle canne fumarie e/o la chiusura parziale degli spazi di uscita dei fumi;

3. in rigetto dell’eccezione preliminare di prescrizione, condanna la Er. S.p.A. a tenere indenne i convenuti Sig.ri Co.Fe. e Mo.Mi. da qualsiasi esborso che costoro dovranno sostenere per la realizzazione degli accorgimenti tecnici idonei a scongiurare che, in caso di vento da est verso ovest, i fumi provenienti dalle canne fumarie del camino raggiungano in maniera continuativa l’abitazione della Sig.ra To.;

4. rigetta la domanda riconvenzionale proposta dai convenuti sig.ri Co. e Mo.Mi. nei confronti dell’attrice Sig.ra To.Ma.;

5. rigetta la domanda di risarcimento danni formulata dal Sig. Pe.Lu. nei confronti dei convenuti Sig.ri Co.Fe. e Mo.Mi.;

6. dichiara integralmente compensate tra tutte le parti le spese e competenze professionali;

7. pone definitivamente a carico dell’attrice le spese della C.T.U. medico legale, come già liquidate in atti, mentre quelle dell’espletata C.T.U. relativa al camino, nella misura già liquidata in atti, va suddivisa in parti eguali tra l’attrice ed i convenuti, con obbligo di rimborso da parte di costoro all’attrice della quota della metà di loro competenza, qualora dalla To. già corrisposta al consulente d’ufficio.

Così deciso in Vicenza il 14 febbraio 2017. Depositata in Cancelleria il 16 marzo 2017.


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